Categoria: Recensioni

“MIRACOLO A SANT’ANNA” ovvero: toccherà vederlo un film prima di giudicarlo

E’ un film sulla guerra. E’ un film sugli uomini che la fanno. E’ un film su un paese che disprezza i “negri”, li umilia, utile carne da cannone per difendere l’egemonia mondiale degli Stati Uniti d’America. E’ questo e molto altro “Miracolo a Sant’anna”, ma di sicuro non è un film sulla strage di Sant’Anna di Stazzema. Continue reading

Recensioni: Colpo d’occhio, ovvero quando è la scultura a meritare l’Oscar

Sabato sera ordinario, molto ordinario quasi monastico. Come tutto quello che mi riguarda inizia con ritardo. Faccio un salto a mangiare qualcosa, giusto il tempo per vedere la debacle dell’Inter anche se il gol della Juve, il primo, è in fuorigioco e per il secondo un bel biglietto di ringraziamento a Burdisso è d’obbligo.
Vabbè, mangio e corro al cinema, con i secondi contati. La sala prescelta è il Fulgor, famoso in tutto il mondo per aver fatto sbocciare l’amore per il cinema a Federico Fellini. Si attende ristrutturazione, però, perché cade a pezzi. Continue reading

Aliens vs Predator 2, ovvero cari mostri se potete radete al suolo tutto il mondo

Ci sono dei film che ti segnano profondamente: per il contesto, per l’età, per il momento personale che attraversi quando li guardi. Per quanto mi riguarda tra questi, e con ciò si spiegano tante cose, ci sono Alien, nella versione di Ridley Scott con una Sigourney Weaver di una bellezza disarmante, e Predator con un Schwarzenegger in stato di grazia. Per cui quando qualche anno fa uscì Aliens vs Predator pensai subito alla quadratura del cerchio, al sublime fatto cinema, al sogno che si avvera. Dire che quel film faceva schifo era tenerlo in qualche conto: si segnala, fra gli attori, la presenza di Raoul Bova che ingaggia una battaglia recitativa con il suo fucile. Vinta ovviamente da quest’ultimo: fai bene a cambiare genere, caro Raoul, e ad interessarti alle minorenni. Continue reading

Recensioni: L’Assassinio di Jesse James per mano, ecc… ovvero quando dal titolo si sa già come va a finire

Capita a volte di vedere i trailer di alcuni film e, vuoi per l’ambientazione, l’argomento, la trama o gli attori, ti viene da pensare che tu un film così non lo andrai mai a vedere. Poi i casi della vita ti portano, invece, a vederli quei film e trovi conferma di tutte le tue perplessità iniziali. L’assasinio di Jesse James è uno di questi dove già capisci dai provini che deve essere un pugnettone inaudito. Allora pensi: ma piuttosto sto a casa a grattarmi l’ombelico. Poi, invece, vai al cinema la sera del 26 dicembre, magari nella solita multisala take a way, magari anche solamente mezz’ora prima e magari ti ritrovi la fila che arriva alla porta di ingresso, trecento metri di torpedone umano. Poi magari ti metti in fila, con calma, trovi il ragazzotto con la loffa nel culo che cerca di passarti avanti, tu lo minacci di aprirgli la faccia, lui ritorna in riga e, finalmente, arrivi alla cassa. Continue reading

RECENSIONI: LA BUSSOLA D’ORO

Odio i film fantasy. Lo dico subito. Per esempio: Il signore degli anelli a me non è piaciuto. Ma dico io, come si fa ad appassionarsi a un film dove c’è un nano con i piedi grossi (un Hobbit Scaramacai) che un giorno esce di casa, imbarca su una compagnia composta da elfi effeminati, altri nani, un fricchettone con i capelli lunghi, due sgallettate, per andare a buttare un anello dentro un buco, guardare l’effetto che fa e poi tornare a casa? Ciò premesso, per evitare una angosciante domenica sera da single accetto l’invito di due amici e vado a vedere ‘sto film stimolato dal fatto che ci sono Daniel Craig, miglior James Bond da vent’anni a questa parte, e Nicole Kidman, che è una delle poche donne, assieme ad Angelina Jolie e Naomi Campbell, per cui potrei pensare di fare una follia. Continue reading

Le mie ferie 1

Quest’anno sono rimasto nella mia magione avita, non ho trasbordato come l’anno passato in Francia  per una serie di motivazioni. La prima, immediata: volevo godermi il mare e il sole della mia terra. Infatti, quattro giorni di pioggia di fila, nell’estate più siccitosa degli ultimi 150 anni. Ci ho preso, non c’è dubbio. Secondo motivo: tutti i miei amici hanno fatto vacanze più o meno assurde. Chi in montagna, che odio, perché passare i giorni a camminare e guardare alberi, e poi ancora alberi e monti, monti e alberi e via così per una settimana mi fa diventare un tantino simile al tranquillo Norman Bates. Chi prima in Spagna, in bicicletta e poi a Praga, in aereo. Il tutto in due settimane. Ecco il programma a suo tempo propostomi: partenza sabato a mezzogiorno, arrivo a Civitavecchia alla sera (perché si andava in traghetto, molto romantico, soprattutto con quattro nerboruti compagni di viaggio persi fra un Fiat Doblò e una Multipla), dormire in campeggio e il giorno dopo alle 15 partenza per Barcellona con arrivo il lunedì alle 15. Poi da qui in bicicletta fino a Granada, 1.000 km più in giù. Il tutto entro il sabato successivo quando si sarebbe preso l’aereo per Praga, dove si stava una settimana circa, anche se non proprio lì ma a 300 km di distanza. La mia risposta è stata: “No, grazie. Vorrei riposarmi.”
Sono a casa. SMS dell’unico superstite alla fuga da Rimini, vittima più che altro di un lavoro appagante. “Cinema stasera?”. “Certo, avrei bisogno di una serata sulla cresta dell’onda”. Si pone il problema di cosa vedere. Visti tutti tranne Harry Potter e Disturbia. Del mago quattrocchia non ho mai visto né letto niente, meglio non iniziare adesso tanto ormai il giochino finisce. Rimane DISTURBIA, thriller appena uscito. Vada per questo. Entriamo. Età media degli spettatori 17 anni. I ragazzi vestiti con cappello in testa, maglia modello mutilatino di tre taglie più grandi con cappuccio e stelline nere sparse sopra,  occhiali RAI BAN modello parabrezza per scooter, indossati anche al cinema perché fa figo, jeans con quella che mia nonna, in un impeto di sano pragmatismo, definirebbe “la loffa nel culo”, scarpe modello FERRO DA STIRO perché delle stesse dimensione dei ferri che la nonna di cui sopra usava mettere sulla sua splendida stufa in ghisa verniciata di bianco. Le ragazze con lo stesso look,  con la variante che le maglie sono più corte e portano i jeans rigorosamente o bianchi o neri, ultra attilati che producono questo effetto: su una schiera, piuttosto eletta, stanno veramente molto bene, su tutte le altre (circa il 90% degli astanti) producono l’effetto “budello di salciccia” per cui quello che non ci sta dentro deve, per questioni di fisica, uscire e lo fa implacabilmente sulla vita, con una sovrabbondante cascata di ciccia e cellulite che ti sale il colesterolo solo a guardarle. Continue reading

Un’utopia che è pura delinquenza

Spararono a mio padre alle 9.15, mentre apriva la portiera della Cinquecento blu di mia madre.” E’ un passo del libro “Spingendo la notte più in là” (Edizioni Strade Blu-Mondadori)  di Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi ucciso il 17.05.1972 da Adriano Sofri, Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Leonardo Marino.
E’ un libro bello, come può essere bello il racconto di un figlio che vede portarsi via il padre, non per una malattia improvvisa, ma per l’odio delle persone. Non sto a raccontarvelo, perché va letto. Vi riporto solo la lettera di Aldo Moro alla moglie, l’ultima, quando, sapendo che ormai i suoi giorni stavano finendo, così le scrive: “ora vorrei abbracciarti tanto e dirti tutta la dolcezza che provo, pur mescolata a cose amarissime, per aver avuto il dono di una vita con te, così ricca di amore e di intesa profonda….Tu curati e cerca di essere più tranquilla che puoi. Ci rivedremo. Ci ritroveremo. Ci riameremo.” Mi sono tornate in mente le lettere dei partigiani condannati a morte. Come loro, anche Moro ha combattuto per la libertà.
Il libro mi ha fatto riflettere su quegli anni. Sono nato nel 1977  e anche millantando una precoce passione politica mai potrei dire di ricordarmeli. Li giudico in base a ciò che leggo, come si fa solitamente con la Storia.
Non ho mai capito la richiesta di grazia a Sofri,  oppure quella concessa a Bompressi, né il tentativo di difendere alcuni terroristi latitanti (vedi Cesare Battisti, latitante in Francia come d’altronde lo stesso Pietrostefani). A vederli con gli occhi di adesso, gli stessi di uno che quella stagione non l’ha vissuta, sono semplicemente dei delinquenti, che sparavano, per noia o altro, millantando teorie di liberazione talmente idiote da essere assurde. Lo stesso si può dire di chi ha ammazzato D’Antona e Biagi. Sono rimasto basito quando ho scoperto che qualcuno di questi pregiudicati è stato addirittura promosso nelle istituzioni: Sergio D’Elia, eletto parlamentare con la Rosa nel Pugno, è stato nominato segretario d’Aula della Camera. Non sarebbe niente se D’Elia non fosse stato condannato a trent’anni, ridotti a venticinque in appello, per concorso nell’omicidio di Fausto Dionisi, agente di polizia ucciso nel tentativo di far evadere alcuni terroristi. La figlia di Dionisi aveva due anni e mezzo quando suo padre fu ucciso. Certo, mi si dirà che loro la pena l’hanno espiata. Rispondo con le parole di Corrado Augias riportate nel libro: “la pena di coloro ai quali è stato ucciso un marito o un fratello non credo che sia mai finita. La disparità di trattamento tra chi uccise e chi venne ucciso è irreparabile, continua negli anni aggravata dal fatto che chi allora uccise scrive memorie, viene intervistato dalla tivù, partecipa a qualche film, occupa posti di responsabilità, mentre alla vedova di un appuntato nessuno va a chiedere come vive da allora senza marito, se ci sono figli che hanno avuto un’infanzia da orfani, se il tempo trascorso ha chiuso le ferite, il rimpianto, il dolore.
In questo, però, c’è la colpa di una generazione che sembra abbia rimosso quel periodo o, per chi ci vi ha partecipato solo in maniera indiretta, la vive come un momento romantico della propria vita. A dirla con De Andrè, “nonostante vi crediate assolti sarete per sempre coinvolti”: ecco, sarebbe un bel dibattito questo. Invece di discutere, ormai a livelli assurdi, dei poteri taumaturgici del Partito Democratico (mancano, ma arriveranno lo so, gli effetti sulla cellulite e sulla calvizie) facciamo un bel dibattito nelle nostre Feste de l’Unità sugli anni di piombo, tra chi ieri c’era e magari era pure attivo e chi, come me, quegli anni non li ha visti e li giudica con gli occhi di oggi: anni di follia, in cui si giocava con le vite delle persone, anime belle (ancora in giro, peraltro) votate a una utopia che in realtà era, e resta per me, pura delinquenza.

LIBRI: Michel Faber, Sotto la pelle, Einaudi Stile Libero, euro 9,00.

Il giorno di Pasqua, con la consueta combriccola allargata per l’occasione a qualche innesto femminile, nel tentativo di riempire la giornata (fare notte, sarebbe meglio dire) abbiamo fatto un giro al tendone dei libri al porto. I maschietti, compreso il sottoscritto, si sono calati nel ruolo di uomini de cultura per far colpo sulle femminucce e si sono avventurati fra libri di filosofia, l’immancabile Paulo Coelho, poesie di Neruda e Pessoa: figurarsi con quale interesse per l’opera in se visto che, quando non siamo maschi predatori, ci alimentiamo con i film dei Vanzina e i libri di ZELIG!! Io mi imbatto per la sesta volta nel giro di un anno nel libro “Il petalo cremisi e il bianco” di Michel Faber, il quale ho ripetutamente tentato di acquistare ma mi sono sempre ricreduto all’atto della conta delle pagine: 985. Per inciso il libro parla di una prostituta che scale le vette della società vittoriana: insomma una sorta di Pretty Woman ottocentesca. Mi rigiro nelle mani il libro, le pagine ovviamente sono rimaste quelle e non diminuite, calcolo i mesi che mi ci vogliono per arrivare alla fine e mi salta all’occhio lì a fianco un altro volume dello stesso autore: Sotto la pelle. Lo guardo, il sottotitolo dice “Dall’autore di Il petalo cremisi e il bianco“, pagine 268, euro 9,00. Bene, Faber è comunque, le pagine sono giuste, il prezzo pure, leggo la trama: “Come un felino in agguato, Isserley va in giro sulle strade deserte della Higlands scozzesi a caccia di autostoppisti maschi. E’ sola, è bella, è piena di strane ferite nel corpo. E’ decisamente pericolosa. Che cosa nasconde sotto la pelle? Una storia su come cambiamo, su come restiamo gli stessi, su ciò che fa la differenza.”
Una donna che va a caccia di autostoppisti?? Sì ho pensato proprio a quello, in un’esplosione di malizia che, fatta la conta di tutto, mi ha fatto propendere per l’acquisto. Confermo, dopo averlo letto, che chi scrive i retri delle copertine molto probabilmente i libri non li legge neanche, perché è vero che parla di una donna che va a caccia di autostoppisti ma non certo con le intenzioni che noi maschietti possiamo pensare e che comunque il riassunto fa balenare. Per chi l’ha letto toglietevi dalla testa “Il petalo cremisi e il bianco”, perché non c’entra niente: è un libro a metà tra un thriller e un horror, scritto molto prima del suo successo internazionale ma uscito in Italia solo dopo. Non svelo niente perché va semplicemente letto: la trama è semplice ma il modo con cui svela i dettagli è stupendo facendoti arrivare in maniera disarmante a scoprire la realtà. Bellissimo. 
Per la cronaca uno della compagnia si è comprato un libro di Pessoa e all’uscita del tendone, quando le femminucce chiedevano conto degli acquisti fatti, l’ha mostrato con orgoglio.  Le donne, visto che sono più intelligenti dei maschi, non si sono certo impressionate e posso senz’altro affermare che una volta arrivato a casa, il libro sia finito sotto il divano.

Il colore della libertà – Goodbye Bafana

Vi consiglio di andare a vedere questo film: Il colore della libertà – Goodbye Bafana. Racconta la storia della prigionia di Nelson Mandela vista attraverso gli occhi del suo carceriere James Gregory e del travaglio interiore che questo avrà semplicemente stando vicino per più di vent’anni al leader dell’ANC.

Bellissimo come può essere una giornata di sole dopo una settimana di pioggia.

Da vedere.

 

Consiglio cinematografico

Domenica sera sono andato a vedere un bel film: SATURNO CONTRO di Ferzan Ozpetek. Per i dettagli vi invito ad andare qui. E’ un bel film che mischia il tema dell’amore, etero e non, ai temi dell’amicizia, del dolore improvviso, tutto ben recitato da un cast di attori di alto livello.La battuta più bella è stata questa:
LEI, signora cinquantenne del profondo nord in evidente imbarazzo per essere insieme a un gruppo di gay si rivolge a LUI, interpretato da un Ennio Fantastichini in forma smagliante: “Anche lei è come loro?”
LUI, con un’aria di scherno:”Come loro come?”
LEI, in imbarazzo: “Beh, si, insomma, gay?”
LUI: “Nooooooooo……..io sono Frocio!”
LEI:”Scusi, ma cosa cambia?”
LUI:”Sa, io sono all’antica…”

Bellissimo.