Categoria: Festa Unità

Festa dell’Unità e Solidarietà

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Sto passando le ferie natalizie a lavorare alla Festa de l’Unità e solidarietà di Viserbella (a questo sito trovate tutta la descrizione, www.festarimini.it). Piccolo fotoracconto in alto: a sinistra mentre conto la pecunia (ovviamente da bravo consigliere di fondazione bancaria mi hanno messo ai cordoni della borsa), a destra invece come addetto ai foconi l’ultimo dell’anno. Qualche breve appunto: Continue reading

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Il ruolo più ingrato è quello dell’addetto alla cassa del ristorante. Si deve ciucciare tutta la serata (dalle 19:30 fino alle 22:30), si deve ciucciare i commenti degli avventori più esigenti (battute tipo “mi sembra un po’ caro” detto da chi ha il vassoio che vonta di mangeria) e si deve ciucciare il fatto che alla fine della serata mangia quello che è rimasto, solitamente piada con due salsiccie ingianghite. Insomma, un missionario del ciucciamento.
Finito il turno, in genere, va a dargli il cambio il primo che passa,  giusto così per non lasciare la cassa sguarnita nel caso qualche ritardatario arrivasse. Caso vuole che una sera alla cassa, verso circa le 22:30, vada a finire un volontario un po’ guercio per via di una discreta miopia e, soprattutto, non pratico né del registratore di cassa né tanto meno dei prezzi. Il titolare, capita l’antifona, si mette a mangiare poco distante.  Il primo cliente che arriva è il meticcio mezzo San Vitese e mezzo Sammaurese con il suo vassoio che ospita discretamente un pezzo di piada, due salsiccie e un po’ di insalata.
L’addetto alla cassa incomincia a digitare sulla cassa come può farlo solo un miope per di più ignorante dello strumento: piegato sul registratore con il naso che accompagna il pigiare dei tasti. Il meticcio lo guarda, poi guarda il titolare della cassa seduto lì vicino, guarda il suo vassoio, riguarda l’addetto improvvisato e poi si gira di nuovo verso il titolare della cassa e gli fa, in perfetto dialetto della piana brada fra san vito e san mauro pascoli:
“Dì te, vin a voida, che quest u met sò un mez bagoin!!”

 

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Dialogo fra due compagni che lavorano alla festa. Uno proveniente dalla pianura brada fra San Vito e San Mauro Pascoli che, per lo strano fenomeno del bradisismo politico, si è ritrovato iscritto alla mia sezione. L’altro è uno dei responsabili della Festa. Prima sera. Il primo compagno, il meticcio sanvitese-sammaurese fa all’altro: “Tè e cavapeunt? (Hai il leva punti?)”. Il secondo categorico: “No“. Seconda sera, stessi personaggi, stesso ordine di dialogo. Il Primo: “Tè e cavapeunt?“. Il Secondo: “No“. Terza sera, ancora alla carica per questo “cavapeunt“, pronunciato in un perfetto dialetto sanvitese, con l’accento sul eu: “Tè e cavapeunt?“. Il secondo, evidentemente arrivato al limite, gli fa categorico: “No, u s’è rot (no, si è rotto)“. L’altro: “Us s’è rot?? Cumè che fa ad ess rott se ugnè? (Si è rotto? Come fa ad essersi rotto se non c’è?)”

 

Non solo di carne sono fatte le paperette…

Giovedì inizia la festa de l’Unità della mia sezione. VII edizione, la prima nel 2001 all’indomani della vittoria di Berlusconi. Fu merito suo. Come rigurgito alla sua vittoria decidemmo di riprenderla dopo circa 15 anni di assenza. L’ultima nell’ 88 o  89, non  ricordo,  giocavo ancora con Goldrake e non facevo politica.
La Festa de l’Unità è un mondo variopinto, sette edizioni sono tante, gli episodi da raccontare sono tanti.  Questo è il primo. Il campo dove facciamo la festa ha una peculiarità: se piove si allaga tutto, diventa uno splendido laghetto di acqua spianato su circa 10.000 mq. Per fortuna, essendo luglio, ciò capita raramente. Un anno però ha piovuto per quattro giorni immediatamente prima dell’inizio della festa. Il campo diventa un lago. Tra le tante attrazioni, quell’anno scegliemmo di prenderne una adatta ai bambini che consisteva in una vasca riempita di acqua dove galleggiavano delle paperette di plastica che il bambino zelante, e immagino con scarsa autostima, le doveva pescare con delle piccole canne di plastica. Per la gioia del suddetto bambino, un po’ meno per quella del genitore che, strangolato dalla recessione berlusconiana,  doveva cacciare fuori 5 euro per far divertire la sua progenie. Bene, piove vi stavo dicendo. Ma i lavori dovevano terminare e quindi qualche eroe solcava il campo infangato per preparare l’apertura. Uno di questi stava scavando con un badile, affogato nell’acqua, una buca per far passare i tubi di scarico delle cucine. Arriva il giostraio con tutte il suo armamentario, tra cui le paperette di plastica, da piazzare all’interno della festa. Non vedendo nessuno si avvicina al folle sbadilatore e gli fa: “Scusi, dove posso mettere le paperette?”
Lo sbadilatore, immerso nell’acqua fino alle ginocchia, con il campo completamento allagato, bestemmiando nella speranza di riuscire a scavare una buca, si alza, si gira lo guarda e gli fa: “Vuole sapere dove può mettere le paperette? Ah, si? Guardi, qui attorno di acqua ce n’è quanta ne vuole, le butti pure per terra!!!”
Non si sa bene la reazione del giostraio: lo sbadilatore è tornato comunque a fare il suo lavoro, ritmandolo con svariate imprecazioni.