Categoria: Congresso 2007

Diario Fiorentino 2

Al congresso dei DS di Firenze ho ascoltato i seguenti interventi:

1. RENATO ZANGHERI. Ha parlato di Antonio Gramsci. Nulla da dire: molto interessante.
2. GAVINO ANGIUS. Senza ombra di dubbio il migliore di tutto il congresso, con molti passaggi toccanti come quando si vergogna a chiamare i compagni che lasciano il partito “pezzi dei Ds che se ne vanno”.  Ha sbagliato ad andare via: quel giorno, però, ha detto che voleva aspettare e vedere.
3. FABIO MUSSI. Bello e in gran parte condivisibile. Sono d’accordo sulle tesi ma non sulla sintesi: andarsene, come ho già scritto, non serve. Un consiglio: cambiare look perché assomiglia in un modo inquietante a un noto dittatore.
4. WALTER VELTRONI. Qui ho un dissidio: il mio veltronismo smisurato mi porta a considerare tutto quello che dice praticamente sublime, anche se sta leggendo l’elenco del telefono. In realtà è stato il suo solito monologo sentimentale, Internet e Africa, la Sinistra e i bambini che muoiono di fame, la riscoperta dell’alba, ecc… Intervento da candidato in pectore. Bello, però, il passaggio su cosa vuol dire essere di sinistra: non conta come ci chiamiamo ma le cose che facciamo. D’altronde, come dice lui, Martin Luther King non era di certo iscritto al PSE.
5. PIERLUIGI BERSANI. Non mi è piaciuto molto. Troppi giudizi tagliati con l’accetta, in particolare quello su Angius. Eppoi tutte ‘ste storie delle liberalizzazioni che sono di sinistra, lenzuolate, cuscinate, pigiama-party tariffari: insomma non è che con due ricariche abbiamo rifatto l’Italia!
6. ROMANO PRODI. Non giudicabile. Blando come una camomilla. Ho resistito cinque minuti poi, visto che aveva lo stesso ritmo di una predica di un anziano frate camaldolese, ho preso e sono andato al bar, per essere pronto per ascoltare il successivo intervento in scaletta: quello del Lider Maximo. Giudizio ascoltato alla toilette: angosciante.
7. MASSIMO D’ALEMA. Embè…Molto bello e interessante, la caratura del leader c’è tutta e, se devo dire la verità, in parte mi ha convinto. Mi è rimasta impressa questa frase, non so perché: “Extra Ecclesiae nulla salus”. Di certo il giudizio sul suo intervento non nasce da questa citazione latina.
8. MICHELE SALVATI. Senz’altro lui era contento, turbo-ulivista della prima ora. Non l’ho ascoltato, forse perché prevenuto o perché il caldo era opprimente.

INTERMEZZO: Cettina e Lele di un Medico in famiglia (che sembra a questo punto una fiction riformista) leggono alcuni contributi esterni, uno in particolare di Vincenzo Cerami. Non dico niente, penso solo al mio povero Guevara appeso in camera….

9. FAUSTO RACITI. Liturgico, con poca grinta, all’insegna del “volemose bene”. Per chi non lo sapesse è il nuovo segretario nazionale della Sinistra Giovanile. Se ci fossi stato io due o tre missili li avrei tirati. Ma la mia è invidia, ovviamente.
10. PIERO FASSINO, comizio di chiusura. Se D’Alema mi aveva convinto lui ha fatto di tutto per farmi tornare sui miei passi. Il passaggio sulla laicità è stato sconvolgente: io ho capito che per lui la laicità è un valore mediabile fra chi è laico devoto e chi è teo-dem. E poi, vivaddio, ma almeno la Locomotiva di Guccini la potevano mettere…..

 

Diario Fiorentino 1

Ho partecipato al congresso nazionale dei DS a Firenze. Tre brevi episodi:
1.Venerdì mattina, mio primo giorno. La mia truppa arriva nella hall dell’albergo. Notiamo subito che bisogna aspettare quaranta minuti per avere un taxi: tutti impegnati con il congresso Ds. Ma siamo fortunati: c’è una persona in albergo che si deve dirigere anche lui al Pala Mandela. E’ lì che aspetta da mezz’ora e noi gentilmente chiediamo se possiamo fare il viaggio insieme. Lui, altrettanto gentilmente, acconsente. L’attesa dura dieci minuti. Montiamo sul taxi e uno di noi fa al tassista:”Però farci aspettare quaranta minuti per un taxi!! Ce ne vorrebbero di più a Firenze“. Il tassista, palesemente arrabbiato con il mondo, con il traffico di Firenze e con tutti i politici in generale, lo guarda e in perfetto dialetto toscano gli fa:”Eccerto(tutto toscanamente attaccato) diamo 2.000 licenze in più e poi domenica, quando il congresso è finito, cosa facciamo? Ci troviamo con 2.000 taxi in più e senza lavoro“.
Il compagno tranquillissmo:”Ah lei ha ragione. Comunque noi abbiamo aspettato quaranta minuti. Pensi che a Londra e a Parigi i taxi funzionano meglio, costano meno, e sono più veloci
Il tassista ormai esploso ha incominciato a inveire contro Bersani, contro la bassa produttività del suo mezzo, contro gli autobus in generale che bloccano le corsie preferenziali. Il compagno che ci ha ospitato, lui si in attesa da quaranta minuti, ha fatto da paciere facendo notare che se c’era uno che aspettava da quaranta minuti era lui e non certo noi. Per la cronaca: 14 euro per 3 km. di viaggio. A me sembra un po’ tanto.

2. Venerdì sera. Rientro in albergo. Scendo dall’autobus e mi accorgo che c’è uno che si vuole buttare giù da una gru alta cinquanta metri. Entro e assieme a un altro avventore della locanda facciamo notare al portiere l’accaduto invitandolo a chiamare le forze dell’ordine.
Il portiere, annoiato:”Lo so. Ma tanto cercano di buttarsi una volta alla settimana. Vedrete che qualcuno avrà già chiamato i carabinieri“.
Io rimango basito, l’altro avventore, preoccupatissimo, gli fa:”Ma lei sa in che casini adesso va il proprietario della gru?” Rimango basito il doppio. E io che credevo pensassimo alle motivazioni umane che hanno portato quella persona a tentare l’insano gesto!! Salgo sull’ascensore assieme al suddetto che mi ribadisce ancora una volta il pericolo a cui va incontro il proprietario della gru. Lo guardo, sorrido e faccio “Ecco il mio piano, sono arrivato. Buonanotte“. Per la cronaca: il tipo non si è buttato e il proprietario della gru può tirare un sospiro di sollievo.

3. Questa invece me l’hanno raccontata. A Firenze è impossibile trovare parcheggio. Tre compagni hanno preso alloggio in pieno centro. Finita la giornata rientrano per riposarsi e devono parcheggiare la loro auto. Primo tentativo. Trovano posto vicino a un cassonetto. Due scendono per spostarlo e far posto. Ovviamente, come in ogni educata città italiana,  attorno c’è di tutto, compreso un armadio dismesso. Spostano anche questo, fanno un perfetto parcheggio da scuola guida, mah!, si accorgono solo dopo che c’è un divieto di sosta con rimozione. Perfetto, ripristinano lo stato di fatto (armadio compreso) montano in auto e se ne vanno. Secondo tentativo. Parcheggio privato custodito. Entrano e parcheggiano. Uno va alla cassa pagare.
Lui: “Buonasera, noi staremmo fino a domani mattina. Quant’è?”
Il custode:” Non le conviene pagare a ore, ma prendere la mezza giornata
Lui: “Ok. Quant’è?“  Il custode: “Trentotto“  Lui: “Centesimi???” Il custode: “No euro“  Lui:”Trentotto euro per una notte? Ma gli date anche da mangiare????“. Per la cronaca loro spendevano 25 euro per dormire. Non escluderei che abbiamo fatto dormire l’auto con loro.

 

Se lo sa D’Alema…

Congresso provinciale Ds, Hotel Continental, il venerdì. Sono al tavolo della presidenza. Alla mia sinistra c’è il rappresentante della Segreteria Nazionale Ds mentre alla mia destra c’è un giovane compagno, prima volta alle prese con un Congresso e, per di più, svolto al tavolo della presidenza.
Inizia la liturgia. Parla per primo il presidente del Congresso, poi il segretario uscente e infine tocca ai candidati. Io sono il terzo, l’ultimo, quindi ho un po’ di tempo.
L’attesa mi innervosisce. Perché devo parlare davanti a 330 delegati, perché dio mio non mi ricordo cosa devo dire, perché sono combattuto se leggere l’intervento o farlo a braccio. Incomincio, come faccio sempre quando l’angoscia mi assale, a piegare dei fogli di carta che raccolgo sul tavolo.  Spatacco qualche minuto facendo degli origami. A un certo punto lil rappresentante della segreteria nazionale mi fa: “Mi sembri D’Alema. Quando viene alle riunioni della segreteria ne fa un mucchietto che poi io raccolgo alla fine.”
Io mi giro, l’ascolto, la guardo, penso “non sa che sono diessino di rito veltroniano” e, infine, sfoderando quel ghigno che mi ha accompagnato per un mesetto abbondante, le dico: “Non mi hai fatto un gran complimento a paragonarmi a D’Alema”.
Il compagno giovane alla mia destra sbianca. Passano due minuti, continuo a violentare dei pezzetti di carta, poi lui, preso il coraggio in mano, ancora bianco come un lenzuolo mi fa: “Ma sei matto! Ma se lei poi glielo racconta a D’Alema che non vuoi essere paragonato a lui?”.
Io taccio, ovviamente, ma semplicemente perché è il mio turno a parlare. Il ghigno, però, glielo faccio lo stesso. Se poi lo viene a sapere cosa sarà mai! Gli dirò: “Mettiti in fila, please, e prendi il numero che c’è la fila di quelli che ce l’hanno con me”.
 

Congresso 2007: le foto

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Congresso 2007: Risultati

Votanti: 310

Bianche: 36 pari al 11,65%

Nulle: 1

Voti per Andrea Gnassi: 172 pari al 55,66%

Voti per Vera Bessone: 52 pari al 16,83%

Voti per Giovanni Benaglia: 49 pari al 15,86%

Siamo contenti. Molto.

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Quando i fatti dimostrano le parole!!!

Ho finito. Ieri sera ho fatto l’ultimo congresso di una sterminata serie. Dodici, e mi sono anche divertito. L’ultimo, però, è il più bello di tutti.
Se non fosse per l’episodio che mi è capitato non ne avrei neanche parlato, perché privo di particolari eventi da raccontare. Sezione riminese, livello medio alto di cultura politica, partecipazione importante, dibattito di un certo spessore.
Presentiamo le mozioni, ciascuno la sua in rigoroso ordine di presentazione: per noi manovali delle mozioni ormai le cose sono sempre quelle, rodate in congressi e congressi di sezione.
Finiamo, inizia il dibattito. Ad un certo punto si sente salire per la stanza un certo odore. Avete presente quando c’è il garbino con quell’arietta leggermente profumata di letame? Ecco, incomincia a salire piano piano nella stanza. Io ci faccio caso subito, gli altri presenti non mi pare. Imputo il tutto al PM10 inalato per strada. Oggettivamente, però, non puzza di letame. Anzi non puzza ed è questo il problema. Il dibattito va avanti. Interessante, aggiungo io.  Uno, due, tre interventi si susseguono, la puzza aumenta e tutti rimangono silenti.
Poi a un certo punto una voce, Dio lo benedica, si leva finalmente a ristabilire la verità dei fatti: “La fogna non riceve più e sta uscendo tutto..” Piccola digressione edilizia: la vasca biologica, per motivi a me sconosciuti, è stata costruita DENTRO la sezione e non FUORI. Mi viene spiegato che c’è una pompa che, se funziona, fa girare il sistema. Appunto, è quel SE che ci ha fregato. La pompa si è rotta e le conseguenze ci stanno tutte attorno, in solido e in aria.
Qui le battute, se fossi politico scaltro e peronista, si sprecherebbero: “Ecco, vedete, ormai siamo circondati e addirittura ci arriva al collo, e non solo in senso metaforico”. Oppure “ormai la situazione è sotto gli occhi di tutti e non solo: qui dentro, addirittura, è sotto ai piedi”. Non dico una parola. Seguo, invece, la folla che su invito, esce dalla sezione e si dirige da un’altra parte per continuare i lavori.
Su una cosa, però, devo dare atto ai luoghi comune: porta fortuna. Io, alla fine, ho preso tre voti.

 

 

Viva la Bulgaria!!!!

Sono iniziati i congressi di sezione. Da bravo esponente della minoranza di Angius me li sto girando tutti. L’altra sera mi capita di andare a quello di una piccola sezione nella parte nord della nostra provincia. Il congresso si tiene in una casa sperduta in aperta campagna. Se non avessi il navigatore la starei ancora cercando.
Arrivo. Bella casa colonica, non c’è che dire. Entro. Un enorme camino scalda la stanza. Appesa sulla parete c’è una parananza (termine dialettale che indica un grembiule da cucina) con su scritto: “Grande uomo con montagna cerca donna con foresta”. Non riesco a capire se si tratta di un vecchio proverbio indiano o di una poesia di Sgabanaza.
Saluto. Mi siedo e capisco subito sia clima che il risultato. Il rappresentante della mozione Fassino è un alto rappresentante del Comune mentre il garante è il segretario comunale del Partito. La fama di indomiti camellatori li precede. Guardo con compassione i due rappresentanti della Mussi, conto i presenti e mi avvicino al segretario comunale.
Io:”Per me finisce 11 a 0 per la mozione Fassino”
Lui: “Ma no dai che prendi qualche voto anche te”
Iniziamo. Tocca al rappresentante della mozione Fassino. Silenzio di tomba. Dura in tutto venti minuti, con il suddetto segretario in religiosa contemplazione. Finisce e tocca al rappresentante della Mussi. Subito il clima cambia. Il segretario incomincia a sbadigliare rumorosamente. Contemporaneamente il padrone di casa si alza e incomincia a carreggiare degli enormi tronchi di quercia e li butta sul camino. Poi, non essendo soddisfatto, incomincia a ravanare nel fuoco con un enorme badile, coprendo il tentativo del rappresentante della minoranza di spiegare le sue ragioni. Tocca a me. Silenzio discreto. Sarà forse perché il segretario mi ha ben presentato agli ospiti. Finisco e apriamo il dibattito. Il più bello fa così:
“Io prima di iniziare il congresso avrei votato la mozione Angius (la mia, n.d.r.) ma poi durante il dibattito mi sono convinto che bisogna votare la mozione Fassino perché dobbiamo rafforzare il nostro segretario.” Mi domando se involontariamente non ho detto qualche bestialità. Il giorno dopo mi tranquillizzano dicendomi che è una tattica congressuale.
Tocca al padrone di casa sfinito dal ruolo di fuochista della serata. Fa un intervento in dialetto stretto del luogo, ovviamente pro Fassino. Si aprono le votazioni. Nel frattempo viene da me il rappresentante della Fassino e mi dice: “Sei stato bravo, un bel intervento. Avrei votato anche io la mozione Angius ma, sai, il ruolo mi impone di stare con la maggioranza.” Io:”No, no hai fatto bene perché, lo capisco che il ruolo è importante…”
Risultato della votazione: 11 favorevoli per la mozioni Fassino, zero tutti gli altri. Mi avvicino al segretario:”Hai visto che avevo ragione?” Lui sorride compiaciuto. Dentro di me grido:”VIVA LA BULGARIA”. Prendo su la mia roba e vado a casa. Per fortuna che fuori ci sono le stelle.

Chi c’è dietro???

Da noi funziona così: se io dico “Oggi il cielo è blu” la risposta non è: “Ma non è vero, non vedi che è grigio”. No, la risposta è: “Ma chi gli ha detto di dire così?” E’ la famosa teoria del Chi c’è dietro: non è importante ciò che si dice ma capire chi te lo fa dire. Il gioco è, tra l’altro, abbastanza divertente perché sviluppa il pensiero laterale: troppo facile stabilire subito una connessione, meglio vagliare ipotesi strane.
Ovviamente è capitato anche a me, nonostante avessi preso precauzioni. Pochi giorni dopo avere annunciato la mia candidatura ho la sciagurata idea di partecipare a un aperitivo con qualche ex politico locale in disarmo e un po’ vintage, in animo, secondo alcuni, di consumare qualche vendetta politica personale. Le rane dalle bocche larghe ci sono dappertutto e la notizia fa il giro. Il giorno dopo sul giornale c’è scritto che io sono l’uomo di L.
La storia dell’uomo di L. dura un giorno perché poi si scopre che non è più iscritto. Allora divento l’uomo di B. visto che c’era anche lui quel giorno. Per qualcuno, però, potrei essere l’uomo di F.. Dura poco perché si accorgono che sta lavorando ad altro. Per una settimana mi danno come l’uomo di B.. Poi, improvvisamente, divento l’uomo di G. Si viene a sapere, infatti,  che G., con il quale ho comunque un certo dialogo, mi telefona per scambiare due chiacchiere. La voce gira e, siccome potrebbe avere un senso, questa incomincia a prendere piede. Non mi dispiace: da L. a G. passando per B. non è male come carriera!! E poi vogliamo mettere lo stile di G.! Passa una settimana e la mozione di maggioranza presenta il suo candidato. G. mi chiama e mi dice: “Lascia perdere. E’ meglio se trovi un accordo con il candidato della maggioranza”. Io gli rispondo “Me ne frego. Vado avanti”. Il giorno dopo gira la voce che G. mi ha scaricato. Rimango sbigottito: “come fa ad avermi scaricato se non mi ha mai caricato?”.
Vi racconto, allora, come è nata la candidatura. E colpa di F. (non quello sopra ma un altro),  soprannominato Yassin perché è uguale all’ideologo della rivolta palestinese: carrozzina, barba, la  vena che si ingrossa facilmente (gli raccomando sempre di stare attento ai missili). Un pomeriggio mi chiama e mi dice “Ti devi candidare”. Io: “Avrei anche da lavorare”. Lui: “Ti devi candidare”. Io:”Sono d’accordo ma avrei anche da lavorare”. Andiamo avanti per mezz’ora, con lui praticamente inceppato. Chiudo il telefono e torno alle mie cose. Dopo dieci minuti risuona di nuovo. Lui: “Ho chiamato i giornali. Gli ho detto che sei il candidato”. Io: “Grazie”. Grazie di che?
Dopo questa rivelazione mi immagino la faccia di un paio di persone: non ci crederanno che possa esistere qualcuno che è in grado di capire da solo di che colore è il cielo.

 

Armiamoci e partite!!!

“Vai avanti così, sei tutti noi”. E poi ancora “Siamo tutti con te”. Ci mancano le ali di folla e poi mi sento un Gladiatore romano. Queste sono state le reazioni quando ho manifestato l’intenzione di candidarmi come segretario provinciale dei Democratici di Sinistra. Capirete, quindi, che quando mi comunicano che per formalizzare la candidatura servono dieci firme dei membri della Direzione Provinciale la mia reazione sia stata del tipo “Cosa sarà mai! Figurati se non trovo dieci firme!!”.
Piccola digressione didascalica, per i digiuni della politica: la Direzione Provinciale è quel luogo di Eletti (non in senso elettorale ma in senso di Matrix per chi ha visto il film e per chi no guardatelo perché è bello) dove si realizza la democrazia (!) del Partito, composto da circa 110 membri.
Cosa saranno mai, dieci firme!!! Mi procuro la lista dei potenziali firmatari e inizio il tour telefonico.
Chiamo il primo della lista: “Ciao sono Giovanni Benaglia, sai sono candidato dovrei raccogliere dieci firme per presentare la candidatura ecc….Firmi?” Risposta:”Certo, non me lo devi neanche chiedere e non posso pensare che ci sia qualcuno che ti dice di no”. Sempre più gasato penso:”Che culo, alla prima botta.”
Secondo. Stessa storiella “Ciao sono Giovanni Benaglia ecc….”. Risposta:”Ma vedi non lo so perché ho cambiato mozione e per coerenza voto il candidato di quella mozione e quindi firmo anche la sua candidatura. Non ce l’ho con te, anzi sono d’accordo con molte tue idee, però sai la coerenza…”. Io: “Certo, accidenti, se c’è la coerenza di mezzo non ti chiedo niente di più”. Lui:”Perché io, vedi, ti rispetto in quello che dici, sono d’accordo, mi piaci, però io voglio condizionare il candidato segretario che vincerà il congresso…” Penso:”Bene, non mi firma e mi dice che perdo, telefonata sprecata”. Lui continua con un pistolotto di venti minuti su chi siamo, dove andiamo, con chi. Lo ammetto: la mia attenzione è scemata quando mi ha detto che non firmava.
Terzo nome. Questo l’ho incontrato una settimana prima sul Corso d’Augusto e mi ha fatto un sacco di complimenti. Penso che la firma sia abbastanza sicura. Attacco:”Ciao sono Giovanni Benaglia ecc….”. Lui: “Guarda mi prendi in un momento particolare, sono appena tornato da un viaggio”. Io: “Scusami non volevo disturbarti se vuoi ci sentiamo in un altro momento”. Lui:”No ma figurati, non mi disturbi. Soltanto che non so se firmo perché prima devo capire la situazione locale, come stanno le cose, sai così su due piedi sono appena tornato da un viaggio…” Io:”Ma quanto sei stato via”. Lui:”Tre giorni”. Non ho detto altro.
Arrivo al quarto nome sulla lista. E’ un mio fedelissimo della prima ora, quello che in una affollata riunione mi chiese per primo di candidarmi. Mi risollevo: qui vado a botta sicura, la firma è già sul modulo. Attacco diretto senza preamboli:”Mi firmi?”. Lui:”Ah si, per che cosa?”. Io:”Per presentare la candidatura, sai, le firme, tu sei nella Direzione, mi hai chiesto di candidarmi, vieni sempre da me a tutte le ore a chiedermi come va, come non va, ecc…” Risposta di Lui:”Parliamone”. Click. Chiudo fingendo che sia caduta la linea. Bottino della giornata: quattro nomi chiamati, un’ora e mezza di telefonata complessiva, una firma. Arrivare a 10 “Che vuoi che sia mai!!!!”.

Lettera aperta al segretario provinciale dei Ds

Caro Riziero,
se le parole hanno un peso, e per me ce l’hanno, occorre saperle usare nel modo più appropriato perché alla fine, sembrerà strano, rimangono.
Alle tue affermazioni, al di là del tentativo di delegittimazione che hai compiuto, rispondo che siamo sempre stati  informati e consapevoli di ciò che abbiamo detto e di ciò che abbiamo fatto. Continue reading