Categoria: A modo mio

San Valentino, sale la tensione. L’Associazione Cuore Infranti avverte: “Non accetteremo provocazioni”.

cuore infranto-RIMINI – L’avvicinarsi della ricorrenza di San Valentino fa crescere la tensione anche nella nostra Provincia. A fronteggiarsi, da una parte, le coppie che aspettano la data per rinnovarsi la promessa d’amore. Dall’altra parte, invece, tutti quelli che la promessa d’amore l’hanno vista andare in frantumi. Continue reading

La Politica in coro: “Altro che Mafia, la vera piaga sono le liti di condominio!”

da_leggere_mafia_export_smemo_news_lifestyle_full- RIMINI –  La polemica sembra non placarsi. Dopo che i giornali locali, con un tempismo quasi perfetto, hanno riportato le dichiarazioni di quattro mesi fa dell’Assessore Regionale sulla presenza mafiosa in Riviera, il Partito Democratico non si tira indietro e rilancia: “Basta con la mistificazione della stampa locale! Come tutti i lettori dei quotidiani e dei siti locali sanno, la vera piaga della nostra provincia sono le liti di condominio e gli animali selvatici investiti da automobilisti violenti!”. Continue reading

Arrestato Babbo Natale. Preso con le mani nel sacco!

babbo-natale-arrestatoLa Guardia di Finanza, all’alba, ha compiuto in tutta Italia una serie di arresti nell’ambito dell’operazione “Natale Pulito”. Le indagini, partite nel gennaio scorso, sono state coordinate dalla Polizia Postale che si è insospettita per la quantità di lettere, contenenti richieste di doni e vario materiale pornografico, recapitate a una casella postale di Roma intestata, come si è scoperto, a un prestanome dell’organizzazione.  Tra gli arrestati figura anche il capo dell’organizzazione, Santa Claus detto “Babbo Natale”.

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Precisazioni

Caro Davide,
il tuo commento merita, se non altro, un approfondimento maggiore perché pone alcune questioni importanti e non da sbrigarsi in poche righe. Vado per punti.
1. La citazione del Vangelo. Ho sempre considerato il cristianesimo una delle più grandi rivoluzioni politiche e culturali della storia. Prima dell’avvento di Gesù, la cultura ebraica prevedeva la Legge del Taglione: occhio per occhio, dente per dente (vedi Bibbia, Vecchio Testamento). Continue reading

Solo il parricidio ci salverà

Proverò ad essere serio. Tre questioni questi giorni girano dappertutto:

1. Il caso Mastella

2. Il referendum e la legge elettorale

3. La contestazione al Papa.

Le prime due sono intrecciate e le tratto insieme. La terza, invece, è una speranza. Le dimissioni del Ministro di Giustizia sono, in un paese normale e con le accuse che gli sono piovute addosso, un atto dovuto. Helmut Kohl, che non era certo un pataca qualsiasi ma il padre dell’unificazione della Germania, sospettato di tangenti si dimise il giorno dopo senza tutta la pantomima alla quale, invece, abbiamo assistito da noi. Con Prodi che, addirittura, si lancia in un resta ccumè che francamente se lo poteva risparmiare. Gravi le accuse di Mastella ai giudici, grave il richiamo alla paura che ha fatto, grave soprattutto perché fatte dal Ministro responsabile della Giustizia. Continue reading

Sull’urbanistica riminese…

Il mio amico e compagno (compagno, sì proprio così, sarà demodè ma mi sono stufato di ‘sta storia degli amici democratici che fa tanto Club Amici della Briscola) Eugenio Pari, capogruppo consigliare del PDCI a Rimini, di cui segnalo il blog (la cittafutura.splinder.com) che già dal titolo lascia presagire una non comune voglia di ipotizzare il nostro futuro e non accontentarsi di un rassicurante ma triste presente, mi ha inviato questo commento a un mio post precedente inerente all’HABITAT RIO RE. Lo riporto per intero perché contiene elementi interessanti: su tutti l’approfondimento degli ineluttabili “diritti acquisiti urbanistici”, gli stessi che, in sede di approvazione proprio dell’habitat rio re, qualcuno della maggioranza ha richiamato e che io ho riassunto nell’esclamazione “potevamo fare di peggio”.
Caro Giovanni,
sei piuttosto corrosivo, però devo precisare una cosa (non che mi vanti, mi sarei vantato di avere ridotto l’impatto) in maggioranza non tutti abbiamo votato a favore. Qualche amico e compagno si è astenuto per esempio, io, ahimè da solo, ho votato contro. Ti allego un paio di miei comunicati (mai pubblicati da nessun giornale): Continue reading

Caruso

Non si può liquidare tutto con la salvifica teoria della “pisciata fuori dal vaso”. Non bastano neanche le rettifiche postume, scontate e superflue: perseverare, infatti, sarebbe stato un inutile accanimento terapeutico. No io credo che abbia detto veramente quello che pensa.  Qui sta il problema. Si potrebbe obiettare, prendendosi la briga di farlo anche per delle  “patacate”, che le morti sul lavoro sono un fenomeno piuttosto antico dell’Italia moderna, se è vero che Dario Fo, negli anni 60 e in piena sindrome da posto fisso, fu estromesso dalla Rai perché ironizzò sui padroni che non tutelavano la sicurezza dei propri dipendenti. Poi ancora che le morti bianche non sono certo ascrivibili a delle norme di flessibilità dei contratti di lavoro ma forse c’entra qualcosa anche la scarsità di controlli che chi guida uno Stato dovrebbe prendersi cura di fare. Non è questo il punto: il problema delle morti bianche, del precariato sono cose maledettamente serie da lasciare in mano a un parlamentare di questo lignaggio. Il punto è che “noi” di sinistra, perché mi ci metto anche io aderente al Partito Democratico, uno così non lo vogliamo. Perché non è “di sinistra” chi usa questo linguaggio, ma appartiene a quel mondo di “anime belle” che si considerano i depositari della purezza e del dogma, che contribuisce ad alimentare quel clima di odio unicamente per far trionfare, come ho detto in qualche post precedente, quell’utopia che in realtà è pura delinquenza. Cacciamolo via: non tanto perché dice delle castronerie (è il succo della democrazia: dire corbellerie in piena libertà) ma perché getta un’ombra su tutto uno schieramento che del rispetto e della tolleranza, del dialogo e del confronto, ne fa un caposaldo del proprio agire politico.

 

Intercettazioni

Sulla questione UNIPOL io la vedo così:

1. UNIPOL poteva, e può, comprare tutto quello che vuole essendo una società quotata in borsa che fa della logica industriale ed economica la sua missione. Questo desiderio, però, voleva essere soddisfatto a tutti i costi non badando alle manovre che gli attori in campo stavano compievano. Unipol faceva una operazione “industriale e di mercato” qualcun altro ci voleva fare sopra “la cresta” fregandosene del diritto e delle norme. Così non va.

2. Leggendo le intercettazioni si fa fatica a dire che ci siamo semplicemente “informati”. Mi sembra, invece, che ci siamo “interessati” prestando la nostra opera affinchè l’operazione andasse nel migliore dei modi. Nulla di male, per carità, se tutti gli attori in campo fossero stati corretti. Il problema è che abbiamo avvallato, in questo modo, delle speculazioni puramente personali (il caso di Bonsignore che chiede dei favori politici in cambio del suo assenso è emblematico)

3. Non c’è dubbio: l’autorizzazione va data. Per una settimana ci siamo arrocati dietro alla modalità con cui il GIP Forleo ha chiesto tale autorizzazione. Io credo che il mio gruppo dirigente sia pulito, che non c’entri niente e che anzi abbia fatto tutto il possibile per rispettare le leggi. Ma il comportamento che stiamo tenendo, se non abbiamo fatto nulla, non è consono. Non dobbiamo salvare un gruppo dirigente che, se emergeranno delle responsabilità deve essere mandato a casa, ma dobbiamo salvare un Partito che, al di là degli uomini, della questione etica ha sempre fatto una bandiera. Mi auguro che non succeda come nel 1993 quando il Parlamento negò l’autorizzazione a indagare su Craxi: la storia gloriosa del Partito Socialista fu macchiata definitivamente per salvare un gruppo dirigente quanto meno corruttibile.

 

“Una testa, un voto”. O, forse, è meglio di no??

Sulle regole la situazione è questa: c’è chi vuole l’Assemblea Costituente completamente eletta nelle primarie, con il principio “una testa un voto”  e c’è, invece, chi vuole delle quote di diritto per i parlamentari, i consiglieri regionali e i sindaci delle grandi città. I più scettici del principio “una testa un voto” dicono: ”se candidiamo un sindaco, un deputato, un consigliere regionale e così via contro un emerito sconosciuto si finirà con quest’ultimo schiacciato dal consenso vasto del primo. Si vanifica, così il tentativo di rinnovamento della classe dirigente del nuovo Partito. Volete mettere la rete di rapporti che ha un pubblico amministratore con uno invece che non lo è???“. Mah!? Non sono molto d’accordo. La regola “una testa un voto” è quella che ci consente di realizzare due obiettivi vitali per il nuovo partito:  da una parte una partecipazione democratica allargata e dall’altra di mettere in gioco nuove classi dirigenti che non ci stanno ad essere cooptate o a piegarsi a giochi vuoi di corrente piuttosto che di appartenenze personali.
Poi, se gli elettori delle primarie, partecipando alle consultazioni, premiano con il voto il sindaco invece del candidato sconosciuto vorrà dire che quel sindaco (o consigliere regionale, deputato, ecc…) è un bravo amministratore e dà fiducia agli iscritti del Partito Democratico. Se  invece prevale  il candidato sconosciuto, o comunque il nome noto non fa un bel risultato? Ecco perché l’obiezione al principio “una testa un voto” non mi convince: perché a farla è soprattutto chi ha molto da rimetterci (vedi, ad esempio, i parlamentari che sono stati nominati dalla segreterie e non eletti dagli elettori).
 

Dove stiamo andando

Consiglio la lettura di questo articolo di D’Avanzo su La Repubblica di oggi: Una nuova P2 ricatta la politica debole:

A mio avviso è veramente inquietante…

Buona lettura