Poté più il caso o la responsabilità degli uomini?

hitlerMi è capitato, tempo fa, di leggere un libro sull’ascesa al potere di Hitler. Devo ammettere che procurarmelo non è stato facile, essendo fuori catalogo da un po’ di anni. Si intitola “I TRENTA GIORNI DI HITLER – Come il nazismo arrivò al potere”, l’autore è Henry Ashby Turner Jr, edizioni Oscar Storia Mondandori. E’ un libro del 1997, ultima ristampa del 2004. L’ho recuperato in una libreria della catena Libraccio.it in quel di Verona.

Il libro si fonda su una tesi storica ben precisa: sfatare il mito che Hitler sia arrivato al potere eletto democraticamente dal popolo tedesco.

In realtà non fu così: il Fuhrer sul finire del 1932 era destinato a tornare nell’oscurità. Il suo partito nazista, infatti, nelle elezioni di novembre 1932 aveva subito una pesante sconfitta ed era stato dichiarato politicamente morto dai suoi avversari.

Poi, la brama di potere di Franz Von Papen ci mise lo zampino. La storia più o meno è questa: sul finire del 1932 il parlamento tedesco revoca la fiducia al governo Von Papen e nomina cancelliere il generale Kurt von Schleicher, il quale a sua volta era stato l’artefice della nomina del suo predecessore alla guida del governo tedesco. Von Papen la cosa non la prende molto bene, anzi ne rimane un po’ deluso se così si può dire. A questo punto, quindi, incomincia a brigare per vendicarsi a sua volta del suo antico nemico e pensa bene di utilizzare i voti del Partito Nazista per cercare di far cadere il Governo e costringere il presidente della repubblica Hindeburg a nominarlo nuovamente cancelliere.

Il tutto inizia il 01 gennaio 1933. C’è subito un piccolo problema: Hitler, in difficoltà politica per la sconfitta alle elezioni di novembre, non sente ragione e vuole essere lui il cancelliere. Von Papen fa un ragionamento politico molto semplice: faccio nominare Hitler cancelliere ma poi io da dietro manovro tutto io. Hitler non aveva mai fatto mistero dei suoi obiettivi politici e della sua ideologia: nonostante questo Von Papen tranquillizza Hindeburg (presidente della repubblica nonché eroe tedesco della prima guerra mondiale) sulla sua capacità di controllare il futuro Fuhrer.  La congiura finisce il 30 gennaio 1933:   Hindenburg rassicurato silura Von Schleicher, nomina Hitler Cancelliere con von Papen come Vicecancelliere e Hugenberg come Ministro dell’Economia, in un gabinetto che comprendeva solo tre nazisti: Hitler, Göring e Wilhelm Frick. Il 30 gennaio 1933 Hitler presta giuramento come Cancelliere nella camera del Reichstag, sotto gli sguardi e gli applausi di migliaia di sostenitori del nazismo. Il resto è storia.

L’autore, sul finire del libro, si interroga se questa ascesa al potere è frutto del determinismo storico oppure di chiare responsabilità umane. Chiaramente, secondo lo storico, poterono più le responsabilità umane a realizzare quell’immane tragedia che sarà, poi, il nazismo al potere. Il libro si chiude con un monito, che qui riporto integralmente: “per quanto ci abbia lasciato soltanto un’eredità negativa, la carriera del dittatore nazista costituisce un esempio mirabile per le generazioni successive della cruciale necessità di esercitare la massima attenzione nella scelta di coloro a cui viene affidato il controllo sull’istituzione più potente creata dall’umanità: lo stato moderno.  Quanto al modo in cui Hitler abbia ottenuto il potere per commettere i suoi crimini, questa storia serve a ricordarci che nulla, se non il cambiamento stesso, è inevitabile nelle vicende umane, che le azioni dei singoli individui fanno la differenza e che su coloro che esercitano il controllo sullo stato pesano gravi responsabilità morali.

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