Due pensieri elettorali giusto per riprendere a scrivere.

Ieri sera sono rincasato tardi dal seggio dove ho fatto il rappresentante di lista assieme a Lucia, che pazientemente ha atteso con me il completamento dello spoglio.  Ho dormito giusto quelle quattro ore prima che le obbligazioni assunte nel corso del tempo (pagare l’affitto di casa, le bollette, mandare avanti la mia bottega, eccetera) mi costringessero a riprendere la via del lavoro. Solo in questo momento, grazie ad un formidabile the nero, di origine turca, suggeritomi da un mio cliente sono riuscito a riordinare alcuni pensieri sulle elezioni di ieri. Che ripropongo qui, non con finalità sociologiche, ma solo in funzione di riprendere a scrivere qualcosa su questo blog abbandonato da un po’ troppo tempo.

Alcune riflessioni, riassunti per punti:

  1. Rino Formica diceva che la politica è fatta di sangue e merda. In questa campagna elettorale quest’ultima ha avuto un ruolo preponderante nella discussione.
  2. La discussione sull’astensionismo non serve. La democrazia matura prevede che una fetta dei cittadini scelga liberamente di non partecipare al voto e di non interessarsi delle cose che li circondano. I risultati si pesano su chi ha votato, non su chi avrebbe dovuto votare.
  3. Leggere il voto amministrativo con gli occhi della distinzione fra destra e sinistra mi sembra riduttivo. C’entra maggiormente la qualità dell’amministrare la vita quotidiana. Basta ricordare che nell’Emilia rossa le giunte erano tutte del PCI e poi alle elezioni politiche immancabilmente vinceva la DC.
  4. Gnassi ha vinto perché ha governato bene agli occhi della maggioranza dell’elettorato, nulla di più. Vale il discorso fatto sopra: l’ideologia è marginale. Contano più le opere realizzate.     In conclusione i riminesi, a maggioranza, hanno stabilito che oggi Rimini è migliore rispetto a 5 anni fa.
  5. Il Patto Civico per Rimini ha ottenuto un risultato rilevante, quasi inaspettato. Non credo frutto di un voto espresso su base ideologica. Sono stati bravi i componenti della lista perché hanno fatto un grandissimo lavoro sul territorio e si sono adoperati tantissimo per raggiungere il risultato. C’è da aggiungere che gran parte di loro fanno riferimento a categorie economiche ben definite e molto diffuse nella nostra città e questo li ha sicuramente aiutati. Nell’epoca politica attuale, priva di un chiaro aggancio ideologico, loro rappresentano appieno l’idea di una categoria economica che scende in campo per difendere i propri interessi corporativi. Cosa legittima dal punto di vista costituzionale, ma che per ovvie ragioni non condivido. Un ultimo pensiero: molti di loro hanno convinzioni politiche smaccatamente di destra, lontani anni luce dal mio modo di pensare. Non daranno particolari problemi a Gnassi: se valgono i programmi presentati, troveranno moltissimi punti di accordo.
  6. La mancanza dei 5 Stelle di sicuro ha aiutato l’attuale sindaco. Probabilmente se ci fossero stati, il risultato sarebbe stato diverso.
  7. La destra fondamentalmente non esiste. Quella che c’è dà una risposta a uno zoccolo duro di opinione pubblica che fa ancora fatica a votare un esponente del Partito Democratico. Hanno fatto una campagna elettorale a dir poco deprimente: ricordo la promessa di Pecci di portare 45 milioni di passeggeri all’aeroporto di Rimini. Più o meno due volte quello che fa Fiumicino. Dei loro destini mi interessa poco.
  8. Rimini People. E’ un progetto che mi ha visto coinvolto attivamente. Credo, alla fine, di essere contento del risultato anche se speravo in qualcosa di più. Mara è stata eccezionale in questi mesi: ma di questo, non avevo dubbi. Parto da un dato: quando è nato il comitato riminese di Possibile, in una calda e anonima sala del Buonarrivo eravamo a malapena in dieci. Poi nel corso dei mesi siamo lentamente cresciuti, entrando in contatto con varie esperienze politiche sul territorio, compresa quella straordinaria dei ragazzi di Casa Madiba. Insieme a loro, ai compagni di SEL, ad altri compagni ed amici abbiamo dato vita, in poco più di un mese, a una lista elettorale che ha preso più di 1.400 voti, impiegando risorse economiche di poche migliaia di euro. Come è stato detto, abbiamo appena iniziato a fare un pezzo di strada insieme. Per quanto mi riguarda continuerò a percorrerlo con loro. Su come impostare questa strada ci pensiamo da domani.
  9. Unità della sinistra. Non mi perdo in un inutile pippone sul suo valore . E’ pleonastico. Non diamo nemmeno per scontato che uniti avremmo eletto almeno un consigliere. I numeri in politica difficilmente si sommano. Detto questo, la strada da percorrere per riacquistare una rappresentanza non è necessariamente quella di sommare tutti i singoli pezzettini. Mi sembra più utile capire come mostrarsi credibili agli occhi di un elettorato di sinistra che c’è e che, spesso, non va nemmeno più a votare. Più che un problema di unità, è un problema di parole che si usano per raccontare le nostre idee.

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