Di moneta e altre alchimie

Capita, spesso, di imbattersi in articoli che già dal titolo ti lasciano perplessi. Poi li accantoni, ma non li dimentichi, anzi ti riproponi di riprenderli in mano, con la speranza che la prima impressione sia fallace. A me è capitato con questo articolo di Federico Rampini, uscito su Repubblica del 02 settembre 2012. Rampini, che di economia ne dovrebbe sapere anche perchè a Repubblica lo pagano per scrivere di questo, sostiene una tesi del genere: come sono fortunati gli americani che possono stampare moneta, ricetta che fa aumentare i posti di lavoro. Gli europei non possono farlo, mannaggia!
Prima di intrapredere la spiegazioni della teoria “rampiniana” della moneta, è utile fare una precisazione tecnica: il tasso di interesse dei titoli di stato, e più in generale delle obbligazioni, dipende dal grado di appettibilità dei titoli stessi. Cioè, in altre parole, se tutti vogliono comprare il titolo di stato italiano, il tasso di interesse si abbassa. Se nessuno lo vuole comprare (come accade oggi, ahimè) il tasso di interesse aumenta. Questo accade perchè, chi acquista, ha paura che lo stato possa fallire e, quindi, vuole un premio maggiore (l’interesse, per l’appunto) per comprare questo titolo.
Ciò premesso, la teoria di Rampini si basa su questo concetto: la Fed stampa moneta, che viene immessa nel mercato attraverso l’acquisto di bond dello Stato Americano,  quindi il tasso dei titoli di stato (il famoso spread) scende perchè c’è un soggetto che ne compra a pacchi (la Fed), di conseguenza i tassi dei mutui, che sono agganciati a quelli dei titoli di stato, scendono, c’è più facilità di accesso al credito, tutti sono contenti e comprano più case, più auto, e quindi l’economia riparte, e alleluja e sia ringraziata la Fed che pensa a noi.
C’è un però, nel mondo utopistico degli stampatori di soldi. Ed è un però grande come una casa. Il sistema in realtà funziona così. Innanzitutto la Fed (Federal Reserve, corrispettivo della nostra BCE o Bankitalia) è una società privata. Ci sono degli azionisti che perseguono il loro interesse: fare soldi stampando soldi.  Lo Stato Americano va dalla Fed e le dice: cara Fed, mi stampi per favore 2.300 miliardi di dollari? La Fed, guarda lo Stato Americano, e dice: “Ma certo, caro Stato Americano! Siccome, però,  io non ho l’anello al naso e non sto’ qui a fare beneficenza io stampo tutti i soldi che vuoi ma in cambio mi devi dare un controvalore. E questo controvalore, caro Obama, sono titoli del tuo debito pubblico”. Quindi, il primo effetto di questa stupefacente teoria è quello di far aumentare il debito pubblico americano di 2.300 miliardi di dollari. Il secondo effetto è questo: la moneta è una merce, e quindi segue le regole antiche della domanda e dell’offerta. Se l’offerta di un bene aumenta, il suo prezzo cala (prima lezione di Microeconomia in qualsiasi volgare università statale italiana, mica Oxford o Yale). E’ una conseguenza logica: se io inondo il mercato con miliardi, ad esempio, di ciabatte, il loro prezzo cala in quanto il compratore, è disposto a pagarle poco essendone pieni i fossi. Stessa cosa succede con la moneta: se io inondo il mercato di soldi, questi soldi incominciano a valere di meno perchè ce ne sono molti in giro. E come si chiama questo effetto? Inflazione. Stampare soldi genera inflazione (seconda lezione di Microeconomia alla suddetta e bistrattata università pubblica italiana). Quindi l’effetto perverso è che io stampo moneta ma quella moneta che immetto nel mercato è già svalutata: se prima con 2.300 miliardi di euro mi compravo una macchina, adesso non la compro più perchè, per effetto dell’inflazione, il prezzo di quella macchina è aumentato. Terzo effetto: io su quel debito che ho creato ci pago gli interessi. Ma se io aumento il debito, aumento il rischio di insolvenza dello Stato, quindi i risparmiatori mi chiederanno un tasso di interesse più alto perchè rischiano di più, e quindi il valore dei miei titoli di Stato varrà ancora meno. Quindi, così facendo, ho fatto il famoso guadagno del castagnaro: avrò anche creato due milioni di posti di lavoro, come sostiene Rampini, ma di fatto nel giro di breve tempo me li gioco tutti perchè aumento l’inflazione e il peso del mio debito.
Il povero Rampini, in realtà, non c’entra niente: ha ripreso, solamente con un po’ di enfasi in più,  la famosa teoria della Modern Monetary Theory, che io ho cercato di riassumere come solo un povero ragioniere di campagna puo fare. Se, invece, interessa di conoscerla meglio, potete farlo leggendo qui.
Peraltro, proprio seguendo questa teoria, noi ci ritroviamo che nel mondo, secondo alcuni osservatori, sia presente una massa monetaria pari a 11 volte il PIL mondiale. In soldoni ciò significa che c’è in giro tanto di quella carta moneta che non vale assolutamente niente, forse a malapena il valore del materiale di cui è fatta (se non è elettronica): perchè una volta che io ho comprato tutto quello che il mondo può produrre, cosa me ne faccio della moneta che mi rimane in più nelle tasche dei pantaloni?
In conclusione ciò che per Rampini è una maledizione per il sottoscritto, invece, è una fortuna: sia lodato chi ha previsto che la Bce non possa stampare moneta, per evitare la crescita dell’inflazione. E non è un caso che questo divieto sia stato voluto dai tedeschi: Hitler salì al potere anche grazie all’iper inflazione in Germania degli anni Trenta, dovuta a una politica economica e monetaria dissennata. Sempre molto oculati, i tedeschi. Sempre molto spendaccioni, invece, questi americani. Sarebbe, in realtà, un problema loro se non avessero, però, il vizio di considerare il resto del mondo il bidone della mondezza della loro ingordigia.

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