SuperPorcellum

Qualche tempo fa Bersani, punto sull’onore, dichiarò che lui, dal punto di vista informatico, non era un pirla. Gli tocca, adesso, dimostrare che non lo è nemmeno dal punto di vista delle riforme istituzionali. Avanza, infatti, un’idea di riforma elettorale che, alternativamente, fa pensare che chi la sostiene sia o in malafede o da ricoverare.
Il Porcellum a guardarlo di fino non sarebbe poi neanche male. E’ un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 4%. C’è un premio di maggioranza che viene dato alla coalizione consentendo, da una parte, di sapere quali sono i partiti che si alleano e chi è il candidato premier, e dall’altra di avere un numero tale di parlamentari per permettere una stabilità di Governo. Difatti il Pdl ha avuto, perlomeno fino allo scatto di orgoglio di Fini, una maggioranza per fare ciò che voleva (e lo ha fatto, anche se male). Il Porcellum, però, ha un oggettivo punto debole e un’altro che diventa debole solo in ragione dello squallore dei Partiti.  Il punto oggettivamente debole riguarda il premio di maggioranza al Senato che, per rispettare il dettato costituzionale, viene conteggiato su base regionale, realizzando il caso che una coalizione ha alla Camera la maggioranza, mentre al Senato, per la diversa ripartizione dei seggi, è minoranza. Governo Prodi docet.  L’altro punto critico è che i Parlamentari non vengono eletti ma nominati. In un sistema sano ciò sarebbe solo in parte un problema: infatti i Partiti potrebbero approfittare di tale norma per portare in Parlamento le migliori menti di un Paese che, forse, in una competizione elettorale difficilmente avrebbero gli strumenti necessari per guadagnare un numero sufficiente di preferenze per essere eletti. Invece, nella più italica tradizione, i Partiti hanno usato tale possibilità per ottenere il risultato peggiore: il Partito Democratico, allora illuminato dal genio politico del non ancora smielato romanziere Veltroni, nominò Calearo (strappando anche il suo stupore, avendo passato una vita a combattere i diritti dei lavoratori) e una certa Marianna Madia a rappresentanza, non si sa su quali basi, dei giovani italiani precari. Passando, poi, per la dicotomica nomina della Binetti a fianco di quella dei radicali. Dall’altra parte Berlusconi nominò tutto il suo boduoir, estraendo da esso anche notevoli, in senso estetico, ministre.
Il Porcellum fa schifo, un po’ in sé, un po’ perchè ne hanno tirato fuori il peggio. Per non finire schiacchiati da una sana opinone pubblica, i Partiti propongono una nuova riforma elettorale che più o meno funziona così: proporzionale puro con una parte dei parlamentari eletti con le preferenze e una parte, circa il 35%, invece nominati dai Partiti perchè a schiavi, lecchini ed entreneuse un posto in Parlamento bisogna darlo altrimenti non si ha più chi massaggia l’ego dei vari big della Politica. La soglia di sbarramento è prevista all’8% ma, se un partito la supera in almeno tre regioni, ha diritto a sedersi in Parlamneto. La logica di tale previsione risiede nell’unico scopo di permettere anche alla Lega di partecipare alla prossima legislatura. Oltre a questa evidente idiozia, Il premio di maggioranza, circa il 10%,  è previsto per il Partito, non per la coalizione, che ha preso più voti. Ciò vuol dire che, dati gli attuali sondaggi, il Pd, che sarebbe il primo partito, prenderebbe il 25-30%. Con il premio di maggioranza al massimo va al 33%, non avendo quindi alcuna maggioranza e dovendosi, invece, alleare con gli altri Partiti per formare il Governo. Con il Porcellum, perlomeno, l’elettore aveva coscienza di quale coalizione di partiti votava e chi era il candidato premier: con questa riforma, si vota il partito e gli si da carta bianca per fare di quel voto ció che vuole. Il SuperPorcellum, appunto, dove non solo non ci scegliamo il Parlamentare, ma addirittura deleghiamo anche la scelta dei compagni di viaggio. Il giorno dopo le elezioni, succederà che, come in Grecia, nessun Partito arriverà alla maggioranza necessaria per governare. Quindi si dovranno tutti mettere attorno a un tavolo e il Premier non sarà né Bersani né Renzi, né Alfano. Nella migliore delle ipotesi sarà di nuovo Monti. Nella peggiore un altro, ma comunque sempre gradito alla Troijka europea. Come in Grecia, per l’appunto, dove il tal Samaras era un collega di Monti alla Goldman Sachs. Ecco, caro Bersani, dove stà la necessità pratica di rivendicare la tua sanità mentale: nel rifiutare in toto tale riforma,  se si crede ancora alla democrazia. Altrimenti si dica chiaramente che state prendendo in giro tutti, che la malafede impera e alla fine, al di là della pantomima di Monti, il tutto è già deciso. Dopo, però, non ci lamentiamo se, nel dubbio, a qualcuno viene voglia di votare il Movimento 5 stelle. La democrazia e la trasparenza non trova casa in nessun partito italiano.

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