Come l’umidità sul Titanic

La discussione su dove piazzare il capoluogo della futura Provincia Romagnola ha la stessa utile carica passionale di quella che si sarebbe potuta fare sul Titanic lamentandosi per gli alti livelli di umidità.
Lo dico con la convinzione che, mentre noi stabiliamo che Rimini è migliore di Forlì o Ravenna, o viceversa, oppure meglio Bordonchio che tutti comunque sanno dov’è, gli altri si sfregano le mani pensando che alla fine, comunque, ci hanno fregati. E la fregatura sta in questo tentativo, ormai reiterato e da molti avvallato, di limitare sempre più i luoghi dove si esercita la democrazia in nome di un presunto intento di togliere motivi all’anti-politica.
S’avanza da qualche anno il dubbio che la politica costi troppo e quindi è necessario procedere a limitarla, eliminando gli organi che nascono da questo l’esercizio naturale della democrazia: mica per niente, ma non si può dar corda a chi sbraita contro i politici magnaccioni e fancazzisti! Ecco, quindi, che si eliminano i consigli di quartiere: non ricordo, per esperienza diretta e indimenticabile, che noi consiglieri di quartiere fossimo pieni di baiocchi e navigassimo nell’oro. Forse il Presidente era un po’ più benestante di noi , ma non tanto da far gridare a chissà quale scandalo. Ma anche se il mio ricordo fosse sbiadito o interessato, il problema lo si sarebbe eliminato togliendo qualsiasi prebenda o spillatico agli esercenti la carica di consigliere circoscrizionale. Peraltro da sottolineare che il personale distaccato alle circoscrizioni tale è rimasto: non hanno più a che fare con il lamento quotidiano degli eletti, ma passano il tempo a smistare la solita burocrazia in vigore prima del poderoso risparmio.
Poi ci si è accorti che i Parlamentari sono troppi e, soprattutto, vagabondi. Entrambe le cose possono essere vere e la soluzione, a gran voce richiesta, è semplice e demagocicamente utile: tagliamoli, chiudiamo un ramo del Parlamento e così l’Italia sarà un Paese migliore. Se qualche “capiscione” avesse studiato meglio, dico non a livello di Phd americano ma di un normale studente universitario zuccone del primo anno, saprebbe che la ragione del doppio ramo parlamentare risiedeva in un alta considerazione della democrazia che avevano i nostri padri Costituenti, memori della dittatura fascista: garantire un maggior controllo dell’attività legislativa evitando che a qualcuno venisse idea di riproporre una dittatura in chiave parlamentare. Due occhi, si sa, vedono meglio di uno. Ma noi che siamo pieni di professori e di gente che tutela il pubblico interesse, invece di diminuire gli stipendi o impedire, come accade oggi, che il Parlamento si limiti a ratificare decreti legge fatti dal Governo, semplicemente eliminiamo un ramo del parlamento e, per di più, quello superstite lo defalchiamo un po’ dai debosciati che dentro pasteggiano e svivacchiano gratis.
E’ una china pericolosa. Perchè se limitiamo i luoghi dove si esercita la democrazia e riduciamo chi è parte attiva (gli eletti) di questa democrazia, finiamo spediti in una oligarchia. Tipo la Russia, ad esempio: poche persone comandano, con grande risparmio di denaro pubblico, certo ma non proprio un esempio da emulare. Ma la democrazia non ha un prezzo, neanche quello della vita, come quotidianamente ci viene insegnato.
E allora cari polli di Renzo, che ci becchiamo non curandoci della pignatta alla quale siamo destinati, perchè invece di avallare la riduzione delle Province non intavoliamo un bel dibattito sull’aumentare le competenze delle Province?
Esistono oggi una marea di competenze su ambiti per lo più provinciale che sono in capo ad enti che non sono eletti democraticamente, ma nominati dalla politica. Un esempio? Le Camere di Commercio. La competenza di sovraintendere agli affari di una comunità può essere demandata alla Provincia, eletta dai cittadini, eliminando così un organo che, invece viene nominato dall’interesse convergente delle categorie economiche. Oligarchia, appunto. Ancora: i consorzi di bonifica, che tutti conoscono quale gabelliere di un fantomatico “contributo di bonifica” riscosso annualmente e nulla di più. Anche questo viene eletto con l’accordo delle categorie economiche. Come in una oligarchia.   Finanche le motorizzazioni civili che, attualmente, dipendono dal ministero dei Trasporti. Non ci sarebbe neanche più bisogno di eliminarLe, le Provincie, perchè avrebbero tante e tali funzioni che sarebbe necessario mantenerle.  Ecco, non eliminare ma aggiungere all’esercizio della democrazia le competenze che oggi vengono invece assegnate a poche persone che rispondono non ai cittadini, intesi come comunità, ma al cittadino che li ha nominati. Oligarchia, che non è il sinonimo né il vezzeggiato di democrazia.  Invece di preoccuparci dell’umidità, preoccupiamoci che il comandante non ci faccia sbattere sugli iceberg. Con il nostro convinto e appassionato concorso.

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