Intervento congresso Sinistra Giovanile febbraio 2005

Care compagne, cari compagni,
è sufficiente una frase di Antoin de saint-Exupéry per chiarire ciò che deve essere la Sinistra Giovanile di Rimini: “Se vuoi costruire una nave, non radunare gli uomini solo per procurare il legno e preparare gli attrezzi, e non assegnare solo i compiti, ma insegna agli uomini la nostalgia dell’oceano infinito”.
In queste quattro righe sta tutto il senso del mio impegno. Dobbiamo da una parte ritrovare la nostalgia dell’oceano infinito e dall’altra costruire insieme la nave per navigare in questo oceano infinito.
Permettetemi, però, prima di ogni altra cosa di ringraziare i segretari che ci hanno preceduto. Fabio Mirko e Matteo hanno guidato la nostra organizzazione con la passione e la volontà di chi a questa organizzazione vuole bene. Ci sono stati dei momenti di scontro e di confronto, non lo nego, e momenti in cui le divergenze erano tante e profonde. Ma vivaddio la dialettica è il sale della democrazia!
Veniamo da lontano, cari compagni, e lontano dobbiamo andare. Attorno a noi c’è un mondo che sta cambiando e, per la prima volta, è la nostra generazione che può decidere come cambiare questo mondo. Allora questo oceano infinito è fatto da tutti quei temi che ci appartengono perché accadono attorno a noi e in mezzo a noi: la guerra, la pace, il lavoro, l’immigrazione, il problema della droga, le coppie di fatto, il problema della casa, l’imprenditoria giovanile, la ricerca scientifica, la scuola, l’università. E’ veramente un oceano di argomenti, di spunti di riflessioni e di rivendicazioni per quello che ci appartiene. Io vorrei porre l’attenzione su tre di questi temi: la pace, il lavoro e l’istruzione, la laicità dello stato.
La pace è un nostro valore. Gli americani ci hanno insegnato che la democrazia si esporta con i B52 e sulla punta dei cannoni! Il medio oriente oggi è una immensa polveriera pronta per esplodere, l’Iran è la prossima fermata. Dopo le elezioni in Iraq la destra italiana e i guerrafondai americani hanno cantato vittoria e gridato contro la sinistra radicale e pacifista. Ma io vi chiedo: “quanti bambini è giusto uccidere per avere la democrazia?”. 15.000 morti solo a Falluja e non c’era un solo terrorista tra di loro: donne, bambini, padri di famiglia.
Che Guevara diceva: “Vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano, che tutte le proprietà dell’uomo più ricco della terra”.A questa guerra dobbiamo dire no come abbiamo detto no e lo continueremo a fare a chi vuole portare nella nostra terra, a Rimini, gli aerei di supporto alle operazioni militari in Iraq. A noi che ci siamo opposti è stato detto che abbiamo una posizione ideologica: certo che è una posizione ideologica. Abbiamo detto no alla guerra americana e lo continueremo a fare sempre perché nella nostra ideologia la guerra non è uno strumento per risolvere le controversie. E ai nostri compagni nelle istituzioni voglio ricordare che non ci si nasconde dietro agli obblighi istituzionali: non possiamo tra di noi condannare la guerra e poi in pubblico nascondersi dietro il paravento delle istituzioni. Se noi governiamo questa città o questa provincia lo facciamo perché la maggioranza dei cittadini crede nelle nostre stesse idee, e la guerra non fa parte del nostro modo di essere.
Perché nessuno parla delle guerre dimenticate, quelle che non fanno notizia perché non c’è il petrolio, quelle dove la gente, semplicemente, muore: il Darfur ad esempio dove non c’è il petrolio ma i bambini muoiono al ritmo di uno al minuto perché non c’è acqua potabile. Nessuno, però, porta a loro la democrazia. E’ nostro compito essere capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo.
Il tema del lavoro e dell’istruzione. Il lavoro rappresenta nella nostra vita  il fulcro centrale attorno al quale costruiamo la famiglia, la libertà, i nostri sogni e desideri. La Destra, con le sue riforme, ha mortificato il lavoratore riducendolo a un fattore produttivo: un operaio ha lo stesso valore di un tondino di ferro. E’ nostro compito ridurre la flessibilità, assicurando a tutti la piena, sicura e buona occupazione, estendere a tutti le forme di ammortizzatori sociali, in modo tale che anche ai lavoratori atipici sia garantito il reddito nelle fasi di non lavoro e di passaggio da una occupazione all’altra. Sappiamo benissimo che è finito il mito del posto fisso. Ma non accetteremo mai l’idea del precariato a vita. Come potremmo mettere su famiglia, comprare casa e costruire un futuro insieme alla persona amata? Perché ci sia un buon lavoro occorre che ci sia anche una buona scuola. Il diritto al sapere è il diritto allo studio, il diritto allo studio è il diritto all’apprendimento, il diritto all’apprendimento è il diritto al libero e consapevole accesso al proprio futuro. Il governo di destra, con la sua riforma, sta minacciando tutto questo. Dobbiamo credere in una scuola che sia inclusiva che riesca a intercettare, cioè, quei ragazzi che vanno a scuola per pochi giorni e poi l’abbandonano per un lavoro spesso in nero e sottopagato. Una scuola che dia rappresentanza ai giovani per fare della scuola un luogo di innovazione e di partecipazione democratica. E’ nostro compito, per fare questo, ricostruire una rete di studenti che si riconosca nelle nostre idee.
Il tema della laicità dello Stato. Tra poco ci attende il referendum sulla fecondazione assistita sul quale anche noi abbiamo contribuito a raccogliere le firme. Assistiamo a una rincorsa frenetica a evitarlo: chi sta facendo questo ha forse paura di svegliarsi domani e scoprire che gli italiani sono molto più liberi e avanti di loro. La Sinistra Giovanile di Rimini deve contribuire alla campagna sul referendum. Perché la battaglia per la laicità dello Stato è una battaglia nostra. Noi crediamo in uno stato laico. Uno stato laico è uno stato che dialoga con la società, introducendo cambiamenti, e battendosi sui principi distinguendo sempre la sfera della politica da quella della religione. Occorre difendere le leggi sull’aborto e sul divorzio, introducendo anche nel nostro Paese il divorzio breve. E poi c’è la battaglia sulla libertà di ricerca scientifica, sull’eutanasia, sulla droga della quale non si parla più perché per la Destra non è più un problema ma semplicemente un reato. Occorre tutelare le coppie di fatto sia etero sessuali che omossessuali: non è il vincolo del matrimonio che misura l’amore fra due persone.
Ma oltre ai temi nazionali è nostro compito guidare il cambiamento locale, quel cambiamento che il nostro partito ha smesso da un po’ di tempo di seguire.
Perché noi crediamo in una Rimini diversa.  L’epoca del “tutti al mare” è finita e con essa è finito anche il latifondismo turistico: resta un sistema da adattare alle nuove realtà del mercato. Incentivare gli imprenditori che investono sulle strutture. Accantonare le dispute da bottega fra gli operatori economici: sono utili per sventolare stracci ma inefficaci per cambiare la città. Quello che ci serve è un nuovo patto sociale per Rimini: un accordo fra tutte le categorie economiche, politiche e sociali della città lasciando da parte i personalismi.
Noi crediamo in una città più giusta. Crediamo in una città che da una parte combatte  gli abusivismi: quelli commerciali ma anche quelli che sfruttano il lavoro nero, il caporalato, il lavoro precario e dall’altra una città che aiuta le giovani coppie sostenendo l’acquisto di prime case per giovani che vogliono mettere su famiglia (quanti si possono permettere appartamenti a euro 3.000,00 al mq.?).
Noi crediamo in una città che aiuta gli imprenditori giovani che vogliono sviluppare una attività in proprio ma che si scontrano ogni giorno con un sistema del credito ingessato e arcaico. Crediamo in un rapporto più stretto fra imprese, città e Università. Vogliamo una città che sappia dare risposte alle migliaia di imprese che operano non solo nel turismo: fanno parte del nostro patrimonio produttivo.
Crediamo in una città che riscopre la cultura: aree dismesse, eventi culturali a livello nazionale, valorizzazione del nostro immenso patrimonio storico. Le fabbriche dismesse in Europa diventano incubatori di impresa, centri culturali, centri giovanili: a Rimini, invece, diventano appartamenti.
Cari compagni, questo è il nostro oceano infinito. Ma per navigarlo dobbiamo costruire la nave. E la nostra nave è la Sinistra Giovanile che insieme dobbiamo organizzare per affrontare il viaggio che ci aspetta. Io vorrei contribuire a costruirla questa nave. E lo faccio mettendo a disposizione la mia esperienza politica sia come consigliere di Quartiere sia come segretario, per tanti anni, di una sezione: io sono diventato segretario della sezione di Viserbella quando questa non esisteva più mentre oggi organizza da sola una festa nazionale tematica dell’Unità. E vorrei mettere a disposizione anche la mia laurea in economia e commercio, la mia esperienza professionale, i miei studi sul sistema economico riminese e sul turismo.
DISCUSSIONE, CONDIVISIONE, CONFRONTO: queste tre parole riassumono il mio impegno da segretario. Perchè non sarò mai un segretario che organizza tutto, dispone gli uomini e i compiti, chiama a raccolta i compagni. Sarò, invece, un segretario che chiama a raccolta le persone e fa vedere loro la strada che si dovrebbe percorrere spiegando i motivi per cui si deve arrivare là in fondo. Una volta condivisa e discussa la meta, costruiamo il percorso. Questa percorso ha tre punti fermi.
Una Sinistra Giovanile che coltiva le realtà locali.
Impulso all’azione delle varie realtà locali. Ce ne sono di nuove e qui ne siete testimoni: Misano, Santarcangelo, Poggio Berni (dove tra l’altro ho partecipato a un congresso con una grande partecipazione giovanile), Gemmano, Morciano. Ognuna di queste deve avere la legittimità e l’autonomia per decidere sulle questioni che gli si pongono. Altre realtà devono partire: una per tutti è quella di Rimini. La nostra organizzazione è definita Federazione. Come tale deve svolgere un ruolo federativo, cioè da una parte coordinare e sostenere le singole realtà locali e dall’altra far nascere quelle realtà che sono rimaste più indietro.
Una Sinistra Giovanile autonoma che si confronta con il partito.
Siamo stati protagonisti, riconosciuti anche dai compagni più importanti, dell’ultimo congresso provinciale al quale abbiamo contribuito con un nostro documento.
Dobbiamo difendere la nostra autonomia rispetto al partito e, allo stesso tempo, dettargli l’agenda di discussione politica. Difendere l’autonomia vuole dire che le nostre scelte le facciamo da soli senza ingerenze esterne.
Una Sinistra Giovanile che torni in mezzo alla gente
Incominciare una discussione sui temi nazionali (la pace, il lavoro, il diritto allo studio, la scuola, il tema dell’ambiente, ecc….) sia sui temi locali (il buon governo, le politiche della casa, lo sviluppo sostenibile). Poi portare queste discussioni nelle sezioni, partecipare ai dibattiti nelle feste de l’Unità: un viaggio all’interno del nostro partito che ormai pochi fanno. Ma siamo anche una forza pubblica che lavora e opera con l’esterno: organizzare feste, eventi e iniziative politiche per portare in mezzo alla gente ciò che insieme abbiamo discusso.
Mi avvio a concludere. Prima però consentitemi una riflessione. Io non so chi vincerà questo congresso. Sono sicuro, però, che chiunque sarà eletto segretario avrà il grande compito, il giorno dopo, di riunire di nuovo la Sinistra Giovanile attorno a un tavolo per lavorare tutti insieme. Da parte mia, se avrò la vostra fiducia, questa sarà la prima cosa che farò. Perché, vedete, Stefano non è un mio avversario. Stefano non è un mio nemico. Stefano è un mio compagno che ha una visione della nostra organizzazione diversa dalla mia. Ciò che ci unisce è molto più di ciò che ci divide. L’immenso patrimonio di persone, esperienze, cultura che abbiamo messo in campo in questi anni non deve essere in alcun modo disperso. Non sarà mia intenzione farlo: chiederò a tutti, a chi mi ha sostenuto e a chi non lo ha fatto, di lavorare insieme a me per rendere ancora più importante la Sinistra Giovanile.
Vorrei porgere un saluto anche agli amici partigiani dell’ANPI che in queste ore stanno vivendo con angoscia e rabbia il tentativo della destra di equiparare i soldati della RSI, le camicie nere che hanno ucciso centinaia di partigiani perché credevano in un mondo migliore, ai soldati belligeranti estendo a loro anche il diritto all’indennità e alla pensione. Io vorrei prendere ognuno di quei parlamentari che porta avanti questa battaglia e portarli alle Fosse Ardeatine, al campo di Fossoli, alla risiera di San Sabba, ad Auschwitz, a Buchenwald, leggergli le lettere dei partigiani condannati a morte e far vedere loro che un partigiano non è uguale a un repubblichino. Le idee per cui combatteva Tremaglia, ministro delle repubblica, non sono le stesse per cui combatteva Sandro Pertini: se avesse vinto il primo noi oggi non saremmo qui. Allora a voi amici partigiani dico che saremo sempre al vostro fianco perché voi avete combattuto per la nostra libertà e noi combatteremo perché la vostra dignità non venga mai distrutta.
Concludo con una frase di Ligabue che in una sua canzone diceva: “Non avremo classe ma abbiamo gambe e fiato finchè vuoi”. Io vi dico, cari compagni e care compagne, che è ora di iniziare a correre.

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