“MIRACOLO A SANT’ANNA” ovvero: toccherà vederlo un film prima di giudicarlo

E’ un film sulla guerra. E’ un film sugli uomini che la fanno. E’ un film su un paese che disprezza i “negri”, li umilia, utile carne da cannone per difendere l’egemonia mondiale degli Stati Uniti d’America. E’ questo e molto altro “Miracolo a Sant’anna”, ma di sicuro non è un film sulla strage di Sant’Anna di Stazzema. Certo, da bravo comunista ortodosso sarei dovuto inorridire a vedere qualche tedesco buono, un partigiano traditore, un John Waine che apre il film, simbolo dell’epica bianca americana ma anche omaggio del regista a quel capolavoro che è il film D-DAY, IL GIORNO PIU’ LUNGO, qualche battuta del tipo “Dio di sicuro non ci chiederà di certo se siamo fascisti o partigiani”. Denunciare il vile e reazionario tentativo di accomunare tedeschi e partigiani, fascisti e americani, di gettare ombre sulla grande lotta di liberazione dell’Italia. Ma non posso farlo perché il film non è questo, è altro. Guardandolo mi tornano in mente i versi di De Andrè e la sua guerra di Piero, laddove dice “mentre marciavi con l’anima in spalle vedesti un uomo in fondo alla valle che aveva il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore”. Tutti i soldati che combattono in questo film sono le comparse di quell’enorme teatrino di morte che è la guerra: un gioco di potenti, di odio e di interessi, che sacrifica gli uomini semplici sull’altare della politica e del potere. Così lo sono i “negri” che muoiono nel disprezzo dei loro generali, così lo sono i soldati tedeschi che si oppongono ai propri superiori per evitare stragi di donne e bambini, così lo sono i partigiani che vogliono un’Italia libera caricandosi sulle spalle il dolore per gli eccidi nazisti. In tutti c’è la volontà di tornare a casa, dalle proprie famiglie e dai propri cari. L’episodio contestato del partigiano traditore può essere la pecca di un film che mantiene ben saldi i valori storici di quel periodo. Mai, e sottolineo mai, nel film vengono confusi i ruoli fra chi combatteva per il bene e chi difendeva il male. I tedeschi vengono rappresentati nello loro ferocia, e la scena della strage di Sant’Anna è lì a testimoniarlo, i partigiani rappresentano la ribellione di un popolo che vuole essere libero, gli americani rappresentano quell’enorme paese democratico pieno di contraddizioni che manda i propri figli a morire su terre sconosciute. Ed è un omaggio all’Italia, al popolo italiano, che pur nella sua ignoranza, arretratezza e superstizione dell’epoca, accoglie le diversità e se ne frega degli schemi razziali. Quel sentimento di apertura che fa dire a un soldato nero “che in Italia si sta bene, perché non mi sento un negro ma una persona”.
Poi c’è la qualità cinematografica dell’opera. Se il messaggio è chiaro, il modo di veicolarlo è confuso. Non è il miglior film di Spike Lee. La sceneggiatura a volte è pretenziosa, stereotipata all’eccesso, con alcune scelte narrative discutibili: una su tutte il modo in cui il personaggio interpretato da Lo Cascio viene a conoscenza del ritrovamento di un reperto archeologico in America. Oppure la scelta discutibile, ma forse necessaria ai fini della comprensione, di pensare che gli italiani capissero il linguaggio degli americani e viceversa. Anche alcuni personaggi sono un po’ dozzinali: il soldato di colore che si vanta delle sue doti sessuali, il fascista, interpretato da Omero Antonutti, quasi didascalico e grottesco e infine il bambino che è un clone inquietante del protagonista de “La vita è bella”.
E’ un film da vedere. Se non altro per il finale con quella splendida battuta pronunciata per tranquillizzare il bambino protagonista, avvolto dall’orrore di una strage di soldati: “non ti preoccupare” gli dicono “che tutto questo farà parte dei ricordi di quando eri bambino”. Ci fa scoprire che c’è stata una generazione che è cresciuta senza playstation, senza cellulari, senza bulli a scuola, ma con la miseria e la fame, l’odio e la guerra, ma che ha saputo costruire un’Italia più grande, più libera e più bella.

2 Responses to “MIRACOLO A SANT’ANNA” ovvero: toccherà vederlo un film prima di giudicarlo

  1. Tutte le guerre sono da disprezzare, come i nostri genitori e nonni ci possono insegnare.
    Il film non l’ho visto ma credo che Spike Lee non volesse fare il revisionista come molti pensano, è troppo intelligente per farlo.

    PS. Giobenni hai visto 2-0 al brescia e vai….

  2. Pur considerando la tua recensione ben fatta, io ho un opinione divergente dalla tua… Spike Lee voleva fare il film capolavoro, è invece ha fatto una cagata pazzesca, per quello che possono valere i numeri, è il film che ha avuto meno successo di pubblico nella sua storia di regista. Voleva essere neorealista, è ha fatto le macchiette, voleva fare lo Spielberg dell’inizio di “Salvate il soldato Ryan” e ci è quasi riuscito, voleva avere la poesia di Benigni e non ci è riuscito… Troppa superficialità in tutto, nella rappresentazione storica (Benigni aveva come assistenti, Marcello Pezzetti e Shlomo Venezia), nei temi umani rappresentati (il neorealismo mancato)… il tradimento partigiano quasi sfugge da quanto è grottesco e superficiale. L’unica cosa bella è la fotografia.

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