L’abito non fa il monaco, ovvero quando la sicurezza nazionale dipende da una password

“Camicia?”
“Pulita e stirata. Azzurra. Ci sta bene sul completo blu”
“Ti va?”
“Cosa?L’abito? Certo che mi va.”
“La verità, please”
“Va bene. Mi sta leggermente stretto nella panza, ma sto rimediando. Bici continua. Per andare a lavorare, per andare al cinema, per andare in giro. Vedrai, a settembre avrò bisogno della cinta.”
“Cravatta?”
“Ce l’ho. Annodata. Blu scura.”
“La bartavella?”
“Eh?”
La bartavella, la bottega, insomma la cerniera dei pantaloni. E’ chiusa o stai mostrando i gioielli di famiglia vestiti dalla mutanda bianca?”
“E’ chiusa.”
“Voglia di lavorare?”
“No.”
“Bene, puoi uscire.”
Sono estenuanti questi dialoghi davanti allo specchio. Stamattina sono a Cesena. Lavoro. Sono vestito bene e, facendo uno strappo alla consuetudine, ho messo la cravatta. Blu scura. Su completo blu scuro e camicia bianca. Elegante, capelli raccolti, ray ban a specchio. Un po’ grunge ma nel complesso mi piaccio.
Ho deciso di partire presto per smentirmi una volta tanto. Non posso arrivare sempre in ritardo. L’ultima volta che sono stato a Cesena ci ho messo un’ora a trovare parcheggio e sono arrivato irrimediabilmente in ritardo al mio appuntamento. Ma stamattina no. Se la macchina parte, e non è scontato in questi ultimi giorni, allora arrivo senz’altro con congruo anticipo. L’auto parte, il sole è splendido, non è caldo, sono riposato. Si parte, direzione Cesena.

Come da programma arrivo in anticipo. Trovo parcheggio subito a ridosso del centro. Mi mancano gli spiccioli per il parchimetro ma provvedo subito. Chiedo al primo negozio. Entro. Un olezzo puzzolente mi invade. Apro la bocca per tirare fiato. Sento che sto per svenire. Mi riporta alla realtà un cane piccolo mi si aggrappa al polpaccio.
“Buongiorno. Vendete cani qui dentro? Dall’odore direi morti”. L’ho pensato, certo, altrimenti come avrei potuto avere risposta alla mia domanda “ha da cambiare gli spiccioli?”. Il cane, più che da monta, cerca di montare, aggrappandosi alla gamba. Dio mio, un chiuaua e anche brutto.
“No, guardi ho appena cambiato, se vuole può chiedere al negozio TUTTO UN EURO, loro ne hanno un sacco”
“Grazie”. Esco e tiro dentro aria. Se non si fosse staccato da solo avrei spiaccicato il cane contro la vetrata. TUTTO UN EURO non lo trovo ed entro in una tabaccheria che è anche bar. Una signora anziana ondeggia alla cassa guardando nel vuoto.
“Buongiorno ha da cambiare questi venti euro che li devo mettere nel parchimetro?”
Mi guarda. Guarda i soldi. Mi riguarda e poi ancora i soldi e poi me, e poi loro, e poi ancora me. “Ho da fare, mica possiamo giocare con gli sguardi tutto oggi. Non sono falsi. Vedi, vecchia carampana? Sono veri. Ti sembrano i soldi del monopoli? Cosa speravi che ti comprassi quelle paste che tieni in mezzo ai pacchetti di sigarette? Ma non vedi che sono più vecchie di te. E poi perché quel cannolo mi sta facendo l’occhiolino?” Politically correct, Veltroni style of course.
“Da cambiare, eh?” Mi fa lei.
Mi sento in imbarazzo. Giuro. Sembra quasi che voglia spacciare dei soldi falsi. Lei ondeggia, poi si fa forza, apre la cassa e incomincia a smanettarci dentro. Cerco di rompere il ghiaccio suggerendo:”Me ne può dare cinque in moneta, una da dieci e una da cinque in carta”. Non c’è bisogno che vada in giro come se avessi appena rubato in chiesa.
Mi butta sul tavolo dieci euro da monete da un euro e due carte da cinque. “Ce l’abbiamo fatta”. “Grazie.” Esco perché se no ti picchio con quel cannolo che sembra di ghisa.
Inserisco le monete e mi avvio verso il centro. Pochi passi e arrivo a destinazione. Orologio: nove e tre quarti. Ora X per l’incontro: dieci e mezzo. Bravo, Giovanni, puntuale e in anticipo stamattina. E adesso cosa faccio? Cazzeggio, naturalmente. Mi guardo attorno. Davanti all’ufficio dove dovrò entrare c’è una banca. A fianco, invece, un negozio di vestiti e uno  di orologi con insegna che millanta le marche più prestigiose. Mi avvicino a guardare meglio. Sì dai, diciamo che più che un’insegna è una speranza: anche io un giorno venderò un Rolex. Incomincio a fare avanti e indietro davanti alla banca. Avanti e indietro, avanti e indietro, e poi di nuovo avanti e indietro. Intanto si avvicinano due poliziotti in divisa. Il vigile di quartiere. Uno ha una divisa minimo di due taglie più grandi. E poi che divise: giacche a vento, pantaloni con una leggera loffa nel culo, beretto calcato sulla testa che fa partire la visiera direttamente dalle sopracciglie, uno è occhialuto l’altro no. Li guardo. Continuo a fare avanti e indietro. Avanti e indietro. Guardo l’orologio. Dieci e un quarto. Mezz’ora che vago qui davanti. Mi allontano leggermente e vado a vedere una vetrina oltre la banca.
“Ottocento euro per quello straccio” penso “ma se al mercato lo trovo con venti?”
“Scusi lei, potrebbe fermarsi un attimo?” Mi giro. E’ il poliziotto occhialuto che mi chiama.
“Dice a me?” Si avvicina.
“Ce l’ha un documento? Me lo mostra?”
“Si. Vuole anche la patente?” Mi si accende il ghigno. Giuro non lo faccio apposta. Mi scatta quando capisco che sto per divertirmi. Gli allungo la carta di identità che la passa al suo collega il quale si allontana per telefonare alla centrale.
“Sa è mezz’ora che gira davanti qui. Cosa sta facendo?
“Devo entrare in quello ufficio…..”
“Ma il giudice di pace oggi non c’è.”
“Quindi?”
“Quindi, cosa, scusi?”
“Quindi, se il giudice di pace non c’è cosa vuol dire? Io non devo andare dal giudice di pace. Devo andare all’ufficio a fianco. Sto aspettando un mio cliente che deve arrivare alle 10:15 ma è in ritardo e io per non fare tardi sono arrivato prima così ho trovato parcheggio e ho fatto bella figura che non sono mai in ritardo anzi ogni tanto arrivo in anticipo sa faccio il commercialista e per me è importante rispettare le scadenze” Tutto senza punteggiatura, tanto chissenefrega se non ce la metto, faccio prima e questo mio amico gendarme capisce lo stesso. Continuo. “Ah, ho capito. Lei sta pensando che io voglia rapinare quella banca. Sa, sto facendo la perlustrazione…” Ghigno, ghigno, lo vedo dal riflesso della vetrina davanti a me.
“No, sa l’abbiamo vista girare e pensavamo……”
Cosa pensavi gendarme? Eh? Che volessi rapinare una banca in giacca e cravatta? Poi, con che cosa? Sparando alla guardia giurata con una cerbottana, quelle che hanno lo stucco da vetri arrotolato attorno?
“Ah, ho capito. Sa, io sono consigliere di una fondazione bancaria e sarebbe curioso che mi mettessi a rapinare gli sportelli della concorrenza”
“Non si preoccupi è un controllo di routine. Ci hanno fatto notare la sua presenza.”
“Chi? La signora là che vende gli orologi? La puo’ tranquillizzare che non è mia intenzione rubarle qualcosa. Non mi comprometto per così poco”
“Abbiamo visto entrare una vecchietta. Pensavamo che fosse con lei e poi invece lei è andata via da sola”
Acuto. Io in genere faccio così. Alla mattina mi vesto,in giacca e cravatta, esco di casa a Rimini, prendo la macchina, vengo in centro a Cesena, mi metto davanti a una banca, passeggio per mezz’ora, poi la prima vecchietta che esce, la seguo, la picchio, magari se ho voglia la violento anche, poi gli rubo la pensione. Che ci vuoi fare, mio caro poliziotto, devo pure campare anche io?
“Lei è di Rimini?”
“Si.”
“Com’è la situazione là?”
“Beh, si può girare in centro in giacca e cravatta senza che un poliziotto ti fermi per chiederti i documenti.”
“Ha mai avuto problemi con noi?”
Senti, amico friz. Ma vuoi veramente che esploda in una risata fragorosa qui davanti a te, che incominci a insultarti pesantemente, così almeno mi porti in caserma e fate come a Bolzaneto, mi smanganellate un po’ per bene, mi fate cantare Faccetta Nera, mi incaprettate e poi mi picchiate? Cosa vuoi che ti dica? Che spaccio droga? Che derubo vecchiette? Che ho un motoscafo e faccio avanti e indietro con l’Albania? Poi, scusa, ma il tuo collega per vedere un documento ci mette un’ora?”
“No, non ho avuto problemi con voi. In generale non li ho avuti con la giustizia.”
“Ma quanto ci mette lui a vedere quel documento? A vincè, ma hai fatto?”
“No, non trovano la pass-uord. Nun ce stà quello che la sa.”
Bene. Fermano uno, vabbè me, che potrebbe essere anche un pazzo maniaco con precedenti per stupro e omicidio, gli chiedono i documenti e poi non trovano la password per verificarli? E se avessi un corpo tagliato a pezzi in macchina, magari quello dell’ultima vecchietta che ho rapinato? E se fossi il ricercato numero uno d’Italia?
“Dai, su, fa presto.”
“Nun ce sta la pass-uord, come facciamo?”
“Vabbè, senti, verifichiamo dopo” Si fa dare i documenti e tira fuori un bloc-notes dalla tasca. Inizia a copiare i miei dati. ‘Sti cazzi, tecnologia pura. La NASA a voi vi fa un baffo. Altrochè palmari, microcamere, computer portatili. A manazza, come nell’Ottocento.
“Tenga e ci scusi ancora. Ma è il nostro lavoro.”
“Non si preoccupi. Grazie, adesso che so che ci siete voi mi sento più sicuro. Buona giornata”

“Hai capito che giornata oggi? Mi fermano e mi scambiano per un ladro in giacca e cravatta.”
“Questo ti deve far riflettere….”
“Hai ragione. Viviamo in un brutto momento. Con questa storia della paura dei delinquenti non distinguiamo più bene la realtà”
“No, ti deve far riflettere su come vai in giro. Ti devi tagliare i capelli e farti la barba!!!”
“Senti, amico mio…”
“Dimmi?”
“Va in te casein!!”
“Buonanotte”
“Buonanotte anche a te.”

 

7 Responses to L’abito non fa il monaco, ovvero quando la sicurezza nazionale dipende da una password

  1. Giobenni a Cesena ti può succedere questo e altro. Città da evitare, tranne una volta all’anno. Adesso si può evitare anche quella sola volta.
    Ma dal tuo racconto la giornata deve essere stata interessante.

  2. Bellino!Peccato che io in queste occasioni non ci sia mai..uffa!mi perdo sempre le parti divertenti!!!!
    P.S….sicuro che il tuo alter ego non abbia accolto la mia proposta di farsi un giretto dal barbiere??bisognerebbe dargli retta ogni tanto…chissà che non abbia ragione….

  3. quando ho letto sulla locandina di Irene Grandi… ho pensato a te… e vedi!!!

  4. “il solito contestatore”, come detto ieri sera a Torre Pedrera… Pensavi di passare inosservato? Bada ben, che forse sei schedato, come tutti noi, d’altronde. Ci salverà la passuord che non si trova. At salut!

  5. beh, per come li hai trattati, un paio di manganellate te le meritavi pure.
    Se ti han fermato è perchè fanno il loro lavoro.

    Sam

  6. @Davide:
    ti prego, dopo aver letto il commento del cesenate, non mi sfasciare il blog altrimenti ti devo sottoporre a DASPO e impedirti l’uso per un anno….poi consolati che per un anno abbondante non andiamo più allo stadio a cesena.

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