La versione di Giovanni

ovvero diario resistente, di un guardiano del faro, nella Rimini democratica e riformista

"Spiacere è il mio piacere io amo essere odiato"

Facendo le corna cantando, ovvero quando il traditore è pure canterino

Sono cresciuto in mezzo alla musica leggera italiana. Mia madre da giovane ascoltava Salvatore Adamo (di cui si ricorda La notte vincitrice di un disco per l’estate e Affida una lacrima al vento), i classici Morandi-Bobby Solo-Little Tony, Maurizio (mitico cantante dei new dada nonché felice interprete di Cinque minuti e poi ripresa recentemente anche da Baglioni). Mio padre, invece, ascoltava Guccini, De Andrè, la PFM (visti il primo di maggio a Ravenna, sempre comunque immensi), Le Orme (Gioco di Bimba da ascoltare), Il banco del mutuo soccorso, i Genesis. La musica in casa mia girava sulla mitica Fonovaligia della Lesa con dischi da 45 giri e 33 giri, nonché qualche raro 16 giri e 78 giri che ancora conservo gelosamente. Questa passione mi ha portato a navigare nei mercatini estivi e lì ho comprato i classici anni 70 tra cui gli Homo sapiens, I collage, La bottega dell’arte, Il giardino dei semplici (di cui se non vado errato uno dei musicisti è il padre del cantante delle Vibrazioni). Così ho conosciuto lui, il mito, l’uomo che delle corna fatte alla sua morosa ne è diventato il cantore: Sandro Giacobbe. Di Sandro Giacobbe si ricordano tre canzoni: Gli occhi verdi di tua madre, Signora mia e il Giardino proibito.

GLI OCCHI VERDI DI TUA MADRE.
La versione musicale di quel capolavoro che è Il Laureato con Dustin Hoffman. Da Dustin a Sandro il passo è breve: lui che va a casa di lei che però non c’è ma fa lo stesso perché si accontenta della mamma. Dalla figlia alla suocera in un batter d’occhio. Ma sapendo che il diavolo fa le pentole e non i coperchi viene tanato dalla di lui morosa.
 

piove da qualche minuto,
ti guardo e mi sento sfinito, mentre non riesco a spiegarti ,
che cosa mi e’ capitato
,

Bella la cornice, lui sfinito (chissà perché…), fuori piove, immagino chiusi dentro una macchina (una 127, siamo a metà anni settanta), lei che ascolta, lui già mette le mani avanti e non sa cosa gli è capitato (ma lo sa, lo sa bene il maiale…)
 

era una sera normale,
t’ero a venuto a cercare,
non c’eri
pero’ con tua madre
mi misi a parlare,
e quando
l’ho avuta di fronte
che scherzo
m’han fatto gli occhi miei
credevo che fossi tu,
ed era lei,

Qui si ha la svolta: lui va a casa ma non la trova e invece c’è la madre che ha qualche somiglianza con la sua progenie. Lui non ci crede, forse è la prima volta che la vede, e pensa che sia la sua fidanzata (deve essere un gran pezzo di mamma, complimenti Sandro)
 

e poi mi sembro’ naturale,
guardarla cosi’
come guardo te,
perche’ sei uscita perche’.

S:”E’ naturale, ma cosa vuoi??? Lei è uguale a te, tu sei uguale a lei, io guardo così te per cui, per la proprietà transitiva del piccolo traditore, io guardo la suocera come guardo te”.

Ma come la guardi, si può sapere??!! Nell’ultima frase si capisce già che cerca scuse e infatti si domanda perché è uscita.

S: “Perché sei uscita???Dovevi restare in casa!!!Soprattutto perché non mi hai detto che la tua mamma è piuttosto bona!!???”
Però viene sgamato subito:
 

i tuoi passi
all’improvviso,
e’ un tuffo
al cuore immenso,
se ci penso

Se ci penso, caro Giacobbe ecchè ci dovevi pensare prima. La scena continua:
 

la pioggia
continua a cadere,
e tu continui
a non parlare,
hai l’aria
di un cigno che muore,

Posso capire che lei non parla! Dentro una 127 (era di sicuro una 127 non poteva essere una Renault 4 perché Giacobbe non ha la faccia da Renault 4), fuori piove, lei ti ha sorpreso con la sua mamma, cosa vuoi che dica poveretta, sarà piuttosto incazzata, dico io!! Ma non si è omme ‘e merda se non si scaricano le colpe: la vittima la sai fare fino all’exploit finale in cui afferma:
 

tu rimani tu
e lei e’lei,
non e’ colpa mia
se mi piace,

ogni cosa
che rassomigli a te,
adesso hai capito perche’.
m’hanno
fatto innamorare,
gli occhi verdi
di tua madre

S:”Amore hai capito cosa è successo? Non ti ho fatto le corna, anzi. Siccome ti amo tanto, ma tanto tanto, mi basta trovare una che ti assomigli ed ecco che io mi sciolgo, mi si alza l’incoscienza e dispenso amore a destra e a sinistra. E poi, scusami, è rimasto tutto in famiglia!!”

IL GIARDINO PROIBITO
 

Stasera sono in vena e ti racconto tutto
la tua migliore amica, chi l’avrebbe detto…
In fondo agli occhi suoi brillava un’espressione strana
di chi non si accontenta più di una persona sola.

Ci risiamo. Poi è anche in vena. Altro giro, altre corna. La mamma ormai è andata, adesso l’amica. In questo caso non tiene la piscia e le racconta tutto, ma con stile, perché comunque lui è un aedo, un po’ stronzo, ma sempre aedo.
 

In quel giardino proibito
cadeva il vestito, si alzava la nostra incoscienza

Si alza l’incoscienza, Sandro, mica altro. Lo sanno tutti che il Viagra è il medicinale dell’anima.
 

non dirmi che adesso quel fatto d’amore
incrina la mia trasparenza
io con lei non vado più

S:”Suvvia ragazza mia!!Adesso ci mettiamo a sottilizzare. Insomma non è che perché ti ho fatto le corna prima con tua madre poi con la tua amica che possiamo mettere in dubbio la mia trasparenza. Ad esempio, tuo padre non l’ho toccato!!!”
 

Se la voglia ti guarda negli occhi
o ti prende per mano
succede che poi non ti accorgi nemmeno
di essere andato un pò troppo lontano
scusa tanto se la vita è così
non l’ho inventato io.

S:”Io non ti volevo tradire!Noooo!!!!!!!E’ la vita che è così, questa mi prende per mano, le cade il vestito, si alza non solo l’incoscienza, insomma è tutto un gran casino, un via vai di gente, di anima, di trasparenza e di trasparenze, anzi no, di vere e proprie nudità, ma sta tranquilla che io amo solo te”.
 

Però non si è permessa mai
di fare il nome tuo
e pensa un pò…
Per questo quando mi ha abbracciato
non le ho detto no.

S:”Vedi, se lei avesse fatto il tuo nome, io non avrei mica continuato. Ti amo così tanto che basta il tuo nome per farmi fermare. Mi si sarebbe abbassata anche l’incoscienza. Ma non l’ha fatto e io cosa ci posso fare? Non posso mica dirle di no?”
 

ma quella emozione è durata un minuto

S: “Lo sai no che mi chiamano Speedy Gonzales? E non mi chiedere perché, dai, è un blog serio questo…”
L: “Caro???”
s:”Si, amore mio?!”
L:”Ma vai a dare via il c…”

 

SIGNORA MIA
Dopo essere stato smollato dalla morosa, detta anche Cesto di lumache per via delle copiose corna di cui era stata dotata, Sandro si butta sulle tardone, già peraltro provate nella precedente esperienza con la sua mancata suocera. La canzone non è da confondere con Signora Lia, di Baglioni, che racconta anch’essa storia di corna ma fatte dalla moglie al marito,ignaro e spaparanzato sul divano mentre l’altra metà del nucleo familiare è di là che lava i piatti e nel mentre pensa ai suoi incontri clandestini.
 

Signora mia
mi scusi se ho suonato
ma non so che cosa sia
la voglia di parlarle
che mi ha preso
è stato come un fuoco che si è acceso

Eh già, la voglia di parlarle…..Ha un problema di combustione il nostro musicista: gli si è accesso un fuoco dentro…non è che si è anche alzata l’incoscienza?

se lei mi mandasse via
lo so che non è l’ora
ma io devo dirle che
Negli occhi miei
sapesse quante volte si è fermata
e nei miei sogni
la vedevo addormentata
di notte io guardavo
nella sua finestra chiusa
immaginavo tutto
ma non mi chieda cosa

Per carità!!!Non gli chieda cosa!!!Gli può sbattere la porta in faccia, lo mandi via ma non chieda cosa immaginava, il guardone, di notte.

Perché arrossisce
in fondo son venuto
per scambiare due parole
se è troppo
non mi dia più confidenza
però mi dia almeno una speranza.

Già perché arrossisce? Forse perché sono venuto qui, a dirle che mentre lei chiude le finestre io la osservo? Forse perché mi si è acceso un fuoco dentro? E poi perché guarda la mia incoscienza?

Signora mia
io abito di fronte
nella stessa casa sua
adesso me ne vado
ma io devo dirle che
Signora mia,
sapessi quante volte ti ho sognata
e nei miei sogni
ti vedevo addormentata

S:”Cosa sono queste sirene? E perché voi carabinieri mi state portando via???”

 

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