La versione di Giovanni

ovvero diario resistente, di un guardiano del faro, nella Rimini democratica e riformista

"Spiacere è il mio piacere io amo essere odiato"

Intervento al Consiglio Generale della Fondazione Cassa di Risparmio, 22 aprile 2008

Cari colleghi,
permettetemi di ragionare prima di tutto sul significato della parola POLITICA. Vi tranquillizzo non è il mio un tentativo di divagare rispetto al tema odierno ma solo un modo per puntualizzare alcuni concetti che ho sentito esprimere in questa sede.
Berlinguer diceva che “la politica è una cosa che può riempire degnamente una vita”: la politica è il più alto servizio che una persona può fare alla collettività. Ma questa per essere amata, per avere un significato, ha bisogno innanzitutto di un’anima, di ideali, di valori, di obiettivi. La politica è diversa dalla strategia, che al contrario è arida, logica, prevedibile e scontata, e quando questa ne prende il soppravento sulla prima ecco che la gente si stanca, si allontana e non partecipa.
Del dibattito che qui ho sentito, e di quello fatto la volta precedente, mi sono appuntato due questioni che vorrei approfondire perché si allontanano dal mio ideale di impegno civile.
La prima questione riguarda il continuo richiamo che viene fatto a “dei giochi politici trasversali”. Più che la frase in se è il modo di usarla che mi lascia perplesso, quasi a presagire che vi sia una parte che è legittimata a presentarsi a questo confronto e un’altra, invece, che partecipa solo per una questione di potere. Ciò non è vero. Non lo è perché ritengo che entrambi i nostri colleghi hanno piena legittimazione ed entrambi sono e saranno due risorse per questa istituzione. Guardate, non è ipocrisia ma è il passo necessario per evitare che, nel caso dovesse vincere la parte che si ritiene non legittimata, si aprano delle crepe e delle vendette trasversali che hanno solo lo scopo di distruggere quello che si considera il potenziale nemico. La forza di una democrazia è anche quella di lavorare tutti insieme per quello che si considera il bene comune. Ed è, questa, la prova di una grande responsabilità e maturità.
La seconda questione riguarda il continuo richiamo ai valori cristiani. Francamente non capisco. Non capisco questa questione perché mi pare del tutto superfluo richiamare dei valori religiosi all’interno di una istituzione che per definizione è laica. Tutto questo mi inquieta un po’. Vedete, la politica italiana non è vecchia perché a farla ci sono i settantenni. E’ vecchia perché non è in grado di leggere il mondo che ci sta intorno. E’ una politica che tende a dividere, i comunisti da una parte e i fascisti dall’altra, i laici da una parte e i cattolici dall’altra, sempre a rinfacciarsi non la soluzione dei problemi ma l’ideologia che ne sta alla loro base. Ciascuno di loro, poi, ritiene di avere la verità assoluta in tasca e nessuno è disposto a cedere. Un esempio è illuminante: il problema della famiglia. La società italiana ci presenta oggi una situazione che è chiara: la famiglia è ancora l’architrave della nostra società ma ha assunto forme giuridiche e di composizione diverse. Esistono le coppie di fatto, esistono le coppie composte da persone di sesso diverso ma anche uguale. Gli unici a non accorgersene, però, sono i politici. Che discutono ancora sui principi mentre in tutti i paese evoluti ormai da un pezzo si fanno politiche a sostegno di tutti i nuclei famigliari, per il semplice fatto che essi sono il fondamento della società. Gli italiani lo fanno già, hanno già stabilito come comporre la loro convivenza ma la politica non se ne accorge perché dibatte su quale è la verità assoluta da far trionfare.
La domanda che pongo è: quando andremo a parlare di interventi a sostegno della famiglia faremo discussioni eterne su qual è quella giusta da tutelare? Se quella basata su un vincolo giuridico o quella su un vincolo affettivo? Ho paura che il richiamo ai valori cristiani contiene, nei fatti, la risposta alla mia domanda. Saremo ancora a fare una politica non utile, però.
Potrei citare anche l’immigrazione e il rispetto delle diversità, anche religiose. Ma qui me la cavo con poco. Basta prendere il vangelo di Matteo il quale dice “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Mi sembra una posizione chiara. Oppure potrei anche affermare che la più grande dichiarazione di laicità è contenuta ancora una volta nel vangelo e, in particolare, nella famosa frase “Date a Cesare ciò che è di Cesare e date a Dio ciò che è di Dio”.
Al nuovo presidente non chiedo molto. Chiedo, però, alcuni impegni precisi.
1. ricucire i rapporti con le amministrazioni pubbliche e, soprattutto, non pensare di essere alternativi a un sistema di istituzioni che traggono origine dalla nostra Costituzione. Lo dico con sincerità: a me la discussione sul Piano Strategico non mi è piaciuta molto. Ecco, se dovessi dire come non dovrebbe essere il rapporto fra Fondazione e Enti locali, quella discussione ne sarebbe un esempio. Ho visto, infatti, un clima di sospetto, di sfiducia e anche, forse, di non proprio chiara conoscenza di ciò che si andava a fare. Il rispetto della autonomia è fondamentale, ma questa non può diventare antagonismo a oltranza.
2. impegno nel sociale. L’ho detto altre volte ma lo ribadisco ancora. Il sostegno alla famiglia è fondamentale e questo può avvenire solo con gli investimenti nel settore della casa, tramite l’housing sociale e con la costruzione di strutture di sostegno alle famiglie come gli asili nido o, in genere, tutto il sostegno all’infanzia.
3. impegno nel campo della ricerca e sviluppo;
4. nel settore della cultura attenzione anche all’arte contemporanea e,se permettete, in una piccola nicchia che è viva e prolifica nel nostro territorio: il teatro. Noi siamo una delle poche provincie in Italia con un’alta concentrazione di compagnie teatrali qualificate quasi tutte basate sul volontariato.
5. infine vorrei fare una annotazione generale: ho sentito parlare di Eticredito. Per motivi lavorativi ne ho avuto a che fare e io suggerisco al nuovo presidente, chiunque esso sia, di approfondire la questione. Perché mi sa che di etico fa ben poco e fa molto di banca normale: non credo che a noi serva un’azienda bancaria di questo tipo.
Lo dicevo all’inizio e qui lo riprendo. Credo in una politica che abbia l’anima. Che sia serena e trasparente, che abbia dei punti fermi, dei valori definiti ma che ami, soprattutto ciò che più di grande gli uomini hanno: la libertà personale.
Non ho problemi, proprio perché considero questa sede un luogo di confronto e non di scontro, ad ammettere che ho trovato molte assonanze con quanto esposto dal consigliere Pasquinelli. E sono altrettanto tranquillo nell’affermare che nel momento di depositare la scheda nell’urna non avrò dubbi a dare a lui il mio voto e il mio sostegno. Ciò, badate bene, non è un giudizio sulle persone ma è un giudizio sulle idee. Io e l’avvocato Pasquinelli siamo per molti versi agli antipodi:  diversa estrazione culturale, diversa estrazione generazionale, diverso percorso politico. Però io credo che si possano superare le diversità con la politica, quella che dicevo all’inizio: quella che ha un’anima, un’idea, un progetto. Quella che non si ferma a discutere sulle ideologie, sulle verità, ma propone un obiettivo, un’orrizonte. Quella che a volte sembra utopia. La più grande descrizione di utopia ce l’ha da Eduardo Galeano, scrittore e poeta sudamericano che dice: “L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare.” 
Non so chi vincerà questo confronto, ma rivolgo a tutti l’invito già fatto in precedenza a lavorare tutti insieme perché questa è la nostra casa, la casa di Rimini e la casa dei Riminesi. Da parte mia, un minuto dopo aver proclamato il nuovo presidente, chiunque esso sia, mi metterò disposizione per portare il mio modesto contributo alla crescita di questa istituzione. A tutti noi, auguro buon lavoro e buona fortuna.

1 Commento »

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Una Risposta a “Intervento al Consiglio Generale della Fondazione Cassa di Risparmio, 22 aprile 2008”

  1. davide dice:

    Citi anche Berlinguer, ma sei ridiventato di Sinistra?

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