La versione di Giovanni

ovvero diario resistente, di un guardiano del faro, nella Rimini democratica e riformista

"Spiacere è il mio piacere io amo essere odiato"

Titoli di coda, ovvero quand’anche la saracinesca diventa glamour. (prima parte)

Sarà che ho lo studio in centro e tutte le mattine passo davanti al più grande e formidabile centro anziani della nostra città: le panchine di piazza Cavour. Sarà che ho un’età per cui ormai le esperienze fatte superano di gran lunga le esperienze ancora da fare. Sarà, forse, il mio pessimismo cosmico. Sarà tutto questo, o forse no, ma incomincio anche io a fare come fanno certi anziani: rimpiango i bei tempi andati, quel “ah quand’ero giovane io sì che ci si divertiva con poco” oppure “quand’ero giovane io ero sempre dietro le cabine con qualche straniera” e a disprezzare sottilmente tutto quello che è moda e che è novità. Non so, ma mi si è stretto il cuore quando ho visto, l’altra mattina, che il Bar Ferrari, il mitico Bar Ferrari, ha cambiato stile e target di riferimento. Ma andiamo con ordine, amici.
Tutto ha inizio con il Pub Almetti. In via Covignano, per la precisione. Stiamo parlando di metà anni 90, i ruggenti, per me adolescente, anni 90. Iniziavano allora le prime partite con la Pay Tv, mi sembra che fosse Tele+. Come negli anni 50 si andava al bar a vedere la partita perché non tutti si potevano permettere il decoder. Io andavo a vedere l’Inter, la gloriosa Inter di Simoni che aveva un campioncino niente male, tal Ronaldo da Rio de Janiero, non certo parente stretto di quello, venduto un tanto al chilo, che adesso gioca nel Milan. Il Pub Almetti, all’epoca era il must in fatto di pay tv: sempre strapieno, occorreva prenotarsi o arrivare con largo anticipo.

Poi passano gli anni, le passioni vanno e vengono fino a quando il Rimini conquista la serie B e con essa il posticipo e l’anticipo televisivo. Ormai la pay tv è democratica, ce l’hanno tutti. Io no e quindi torno al bar a vedere le partite. Una sera si sceglie di andare all’Almetti, proprio per rinverdire gli anni d’oro. Entriamo. Sala vuota. Siamo in due. Ci mettiamo a sedere in un tavolino da quattro. Premetto che siamo io e un mio carissimo amico che, essendo disabile, la sedia per definizione se la porta da casa spingendola. Arriva l’oste, sempre lui, quello degli anni 90 solo un po’ più incanutito.
“No qui ragazzi no perché poi arriva gente e non ho il posto”
“Boh”
penso io “mancano cinque minuti all’inizio e qui il bar è vuoto: saranno tutti di fuori a fumare”.

Inizia la partita. La sala è sempre vuota. Entra un altro nostro carissimo amico, lui in ritardo. Si siede nel primo tavolo libero che trova, anche questo da quattro. L’oste arriva tutto trafelato.

“No, in quello no che arriva gente e non ho i posti liberi” Il destinatario dell’invito si guarda intorno, sala stra-vuota, fa per dire qualcosa ma lascia perdere. Ha capito.

Poi, trascorsi dieci minuti, ritorna l’oste e ci domanda cosa desideriamo. Ordiniamo. Passa un po’ di tempo, la sala sempre vuota, l’oste torna a chiedere se vogliamo ancora qualcosa. No, grazie. Finisce la partita, ovviamente nella sala siamo sempre noi tre. Andiamo a pagare. 15 euro a testa e abbiamo preso due caffè e due bibite. Facciamo le nostre rimostranze.
“Consumazione minima obbligatoria” ci fa il tipo alla cassa.
“Cos’è?? Il Paradiso? Avete la consumazione obbligatoria?”

Non ho voluto infierire perché alla fine il proprietario mi faceva un po’ tenerezza: è come quelle vecchie attrici sul viale del tramonto, distrutte dalla concorrenza, che rimpiangono i bei tempi andati e fanno di tutto per mantenersi in forma. Il pub Almetti ha chiuso già da un po’ di tempo e fuori troneggia un cartello con scritto: Nuova Gestione Prossima Apertura. Secondo me ci aprono una banca.  (fine prima parte)

2 Commenti »

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2 Risposte a “Titoli di coda, ovvero quand’anche la saracinesca diventa glamour. (prima parte)”

  1. Davide dice:

    Anche io andavo all’almetti a vedere le partite. Straordinario. Ho visto un milan-juve 1-6. L’oste si incavolò perchè avevo preso solo un caffè. Lo pagai 5 mila lire. Consumazione obbligatoria!!!!!!!
    Io ero incavolato più di lui perchè perdere così poi con la juve era peggio che “morire.”(a quei tempi la pensavo così). Come adesso se il Rimini perdesse con il Cesena. Lo insultai e andai via.
    Sono tornato anni dopo per il rimini in b e vedere le partite del sabato con amici. Eravamo in quattro noi tre più uno juventino. La consumazione obbligatoria c’era sempre, ma non mi sono più incavolato come anni prima.
    Adesso anche io ho saputo che lha venduto. Un pezzo di mia vita se ne andato (o della mia giovinezza).
    Alla prossima.

  2. » Titoli di coda, ovvero quand’anche la saracinesca diventa glamour. (seconda parte) » La versione di Giovanni dice:

    [...] Dopo l’esperienza del pub Almetti, raccontata nella prima parte, ci siamo messi in cerca di un nuovo locale dove gustare la gioia atletica dei biancorossi. Abbiamo trovato immediatamente casa al Bar Ferrari, storico covo di tifoseria biancorossa. Era bello, il Bar Ferrari. Si entrava e si notava da subito: [...]

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