La versione di Giovanni

ovvero diario resistente, di un guardiano del faro, nella Rimini democratica e riformista

"Spiacere è il mio piacere io amo essere odiato"

Recensioni: Colpo d’occhio, ovvero quando è la scultura a meritare l’Oscar

Sabato sera ordinario, molto ordinario quasi monastico. Come tutto quello che mi riguarda inizia con ritardo. Faccio un salto a mangiare qualcosa, giusto il tempo per vedere la debacle dell’Inter anche se il gol della Juve, il primo, è in fuorigioco e per il secondo un bel biglietto di ringraziamento a Burdisso è d’obbligo.
Vabbè, mangio e corro al cinema, con i secondi contati. La sala prescelta è il Fulgor, famoso in tutto il mondo per aver fatto sbocciare l’amore per il cinema a Federico Fellini. Si attende ristrutturazione, però, perché cade a pezzi.
Film prescelto, Colpo d’occhio, con Scamarcio, Vittoria Puccini e Sergio Rubini, regia di quest’ultimo. Le cose lette sui giornali promettevano bene: quasi un giallo in stile Hitchcock, suspense, trama contorta. Un thriller psicologico, in sostanza. Si entra. Convinto.
Diciamolo subito: più che Colpo d’Occhio è Colpo di sonno, quello che ti fa venire dopo venti minuti, e il ronfare della sala conferma la mia sensazione.
La storia è questa: Scamarcio fa lo scultore e durante una mostra incontra Vittoria Puccini (molto bella e anche l’unica che cerca di onorare il cachet che prende) che è la moglie di un critico d’arte, Sergio Rubini, e ovviamente se ne innamora, contraccambiato perché comunque lui è sempre Scamarcio, mica uno straccione di scultore qualunque. Rubini, per vendicarsi, aiuta la carriera del giovane scultore per usarlo e vendicarsi dello scippo amatorio subito.
I dialoghi sono da Baci Perugina, neanche scartati troppo bene. Il montaggio in alcune parti ricorda i video di Ligabue, con le persone ferme che guardano di traverso per terra e si parlano dandosi la schiena. L’ambientazione è quella dell’arte contemporanea, con sculture strane,  tele tagliate, ombrelli piantati per terra, e altre amenità del genere. Sulla qualità delle opere poi c’è proprio da discutere: le statue del Scamarcio assomigliano ai gessi ortopedici quando vengono tolti di dosso, al termine della cura.
Un merito, però, il film ce l’ha: mi fa tornare alla mente Alberto Sordi che, in una pellicola d’annata, insieme alla moglie visitava una di queste mostre e, ad un certo punto, in una sala completamente bianca, con l’eccezione di un paio di occhiali piantati nel muro, la consorte esclamava: “Andiamo via che qui nun c’è stà un cazzo”. Sublime.
Infine Scamarcio: per tutto il film ingaggia un duello recitativo con le sue statue e, francamente, faccio fatica ad affermare che lo vince. Le sculture meritano senz’altro l’Oscar come attori non protagonisti.
GIUDIZIO: Ho letto nei giorni scorsi che Rubini, con questo film, lanciava la sfida a Hitchcock: resta da vedere, una volta visto il film, cosa avrebbe potuto lanciare Hitchcock a Rubini. Stare a casa, è meglio, e spendere quei 7 euro e venti di biglietto in qualcosa di più utile: che ne sò, un pacchetto di sigarette, una stecca di cioccolato o una rivista di moda.

1 Commento »

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Una Risposta a “Recensioni: Colpo d’occhio, ovvero quando è la scultura a meritare l’Oscar”

  1. davide dice:

    Punto primo ormai l’Inter perderà lo scudetto e gli sta bene a Mancini.
    Per la prima volta nella mia vita tifavo juve e d ho esultato per un loro gol.
    Alla fine mi sono vergognato.
    Punto secondo ho letto alcune critiche sui giornali del film, che dicevano che Sergio Rubini poteva non essere criticato perchè viveva su quello che aveva fatto prima. Quindi penso che non erano positivissime.
    Questo non lo capisco quindi uno se ha lavorato bene per tutta la sua vita pèuò commettere (scusa la parola) cazzate!!!!!!!!!!!!!

    PS FORZA ROMA

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