E Vaucer!!
Pubblicato da Giovanni Benaglia
Il PCI riminese ha avuto una storia di sano pragmatismo. Il compianto e mai troppo ricordato Ceccaroni diceva che quando divenne sindaco la città era alta un metro e mezzo. Gli Americani, infatti, prima di esportare democrazia hanno piacere di fare tabula rasa del paese gratificato della loro generosità. Allora non c’era tempo per perdersi in quisquilie, in discussioni infinite, perché c’era un paese da tirar su e più che le parole ci voleva l’olio di gomito. Poi venne la sinistra radical chic, gli intellettuali dei cineforum, dei film introspettivi e mattoni, del socialismo internazionale. Si incominciò a far strada nella sinistra, nel frattempo non più PCI ma PDS, l’idea del mondo globale e del fascino esotico dei nomi stranieri. Il Partito Democratico è poi tutta un’altra storia, perché il mondo globale ce l’abbiamo in casa ed esige un suo lessico. In tutto questo percorso linguistico e culturale l’unico punto fermo che è rimasto è il sano pragmatismo dell’iscritto di base, che tra un francesismo e un termine anglosassone è rimasto fedele al dialetto ma anche alla manovalanza per il partito, o meglio come si dice dalle nostre parti, E PARTID…
Quindi, se Veltroni viene a Rimini a fare il pranzo per il finanziamento della campagna elettorale, per mettere su tutta la baracca organizzativa bisogna chiamare il militante di base. Riunione per organizzare l’evento, ci si trova assieme ad altri ex iscritti DS di ogni genere d’età. Per partecipare al pranzo occorre prenotarsi pagando una quota ricevendo in cambio un voucher per entrare nella sala.
“Bene, allora avete capito tutti: chi paga riceve un voucher che poi viene ritirato all’ingresso.”
Silenzio di tomba nella sala. Occhi che si guardano. Sopracciglie inarcate. Respiro rallentato.
“Allora ok?” Il coordinatore dell’iniziativa alza leggermente la voce per dipanare i dubbi che intanto aleggiano “Chi ha prenotato ci deve consegnare il voucher….”
Come prima, silenzio assoluto. Toccata e fuga di occhi che si guardano sospetti. Balletto di ciglia che si inarcano. Al che, dopo secondi che sembrano infiniti, uno alza un dito e riceve l’ordine di parlare.
“Prego” fa il coordinatore
“Se cl’è e vaucer?” fa l’altro.
Silenzio. Gli altri lo guardano. Un coraggioso, finalmente, pensano. Già, se cl’è e vaucer?.
“Ah guerda,” gli fa uno lì vicino, scuotendo la testa “pensa che me al so dovù andè a voida sora e vucabuleri….”
Il coordinatore, meravigliato: “Come cosa è il voucher!!! E’ lo scontrino che uno riceve dopo che ha pagato…come lo posso chiamare….il lasciapassare….il biglietto…..”
L’estensore della domanda apre tutti e due gli occhi. Ora ha capito:”Ahhhhhh!!!!E BIGLIETT!!! IL VAUCER L’E’ E BIGLIETT…..TAN PUTIV DI SOBTI E BIGLIETT???…..E VAUCER….E VAUCER…SE C’A SO ME SE CL’E’ E VAUCER…..A VENG DA SANT’ERMETE!!!
2 Commenti »
Puoi lasciare una risposta, oppure fare un trackback dal tuo sito.
Pubblicato il 06 03 2008 alle 11:07
Be ci vuole il commento.
Una volta era meglio.
Adesso attenti con il PD, dovete usare anche parole e esprimervi in modo moderno
Pubblicato il 10 03 2008 alle 18:34
Us pò fé, na?