“La politica è una cosa che può riempire degnamente una vita”. Intervento all’assemblea provinciale del PD di Rimini.

Credo che sia giunto finalmente il momento di parlare di politica. Per troppo tempo abbiamo rivolto la nostra attenzione agli schemi, ai regolamenti, alle forme, agli equilibri e ci siamo dimenticati che la nostra ragione di stare insieme è principalmente il fare politica.
Ma che cos’è la politica? Rispondo portando l’esempio di Giorgio Ambrosoli, avvocato milanese, moderato, che nella sua vita avrebbe potuto fare di tutto, godersi i privilegi della sua professione e delle sue competenze, ma che accettò invece di diventare liquidatore della Banca privata italiana, la banca di Michele Sindona e della P2 di Licio Gelli. In una lettera alla moglie scrisse “ E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese”. Ambrosoli fu ucciso nel 1979 da un killer pagato da Michele Sindona. Ecco cos’è la politica: fare qualcosa di utile per gli altri, non necessariamente in un partito o in uno schieramento, come l’esempio di Ambrosoli dimostra: persone normali che mettono in gioco la propria vita e il proprio benessere per un bene più grande: gli altri.
Noi ce la possiamo fare. Possiamo ritornare a governare questo paese, possiamo vincere le elezioni. Ci riusciremo tanto più se terremo insieme i due elementi fondamentali della politica: la voglia di fare per gli altri e i valori ed escluderemo, invece, quello più deleterio: la tattica. Questa va bene per la guerra, non per le cose da fare. E chi pensa di stare in questo partito usando solo la tattica o l’appartenenza a correnti personali da parte mia non avrà cittadinanza e non avrà aiuto. Di più, credo che uno degli obiettivi che avrà il nostro nuovo gruppo dirigente, nel quale io credo, sarà quello di eliminare le tossine di chi vuol dividerci su presunte leadership personali piuttosto che su ben più importanti questioni di fondo.
Il primo elemento della politica. La voglia di fare per gli altri. Siamo il paese delle mille rendite: personali, di categoria, politiche. Noi abbiamo le nostre colpe: abbiamo governato con la volontà di difendere lo status quo per il timore di perdere il consenso, e quindi il governo. In questo senso il caso degli autotrasportatori è emblematico: è in assoluto uno dei settori più economicamente inefficienti dell’economia italiana. Troppo polverizzato, con dimensioni aziendali unipersonali, soggetto a una concorrenza al ribasso feroce. Però è uno dei settori più sostenuti dallo Stato: sgravi fiscali, sussidi e regolamenti che ne impediscono l’accesso. Non solo: è bastato che si fermassero tutti perché il governo togliesse dei soldi dalla ricerca e dall’istruzione per girarli, una volta in più, a questo settore e solo perché abbiamo avuto paura di sfidare una categoria che, come ha dimostrato bloccando l’Italia, dell’interesse pubblico ha uno scarso concetto. Sarò sgradevole, poco diplomatico, poco “politico” ma se non incominciamo a mettere i piedi nel piatto,  se non diamo una sterzata anche nelle cose che diciamo, noi questo paese non lo cambieremo mai.
Ci sono anche le nostre città. Italo Calvino diceva che di “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”.  Troppo spesso parlare di città, soprattutto qui da noi, vuol dire parlare di una cartolina da vendere, di case e mattoni, di strade e rotonde, di palacongressi nuovi e di fiere, dimenticandoci che alla base di tutto ci stanno le persone. Chiediamoci allora se i comuni che governiamo danno una risposta alle domande che i cittadini fanno. Danno una risposta al problema della casa, alle giovani coppie, ai bambini, ai disabili, agli anziani, ai poveri e agli emarginati, alle persone comuni? Se parliamo, poi, di persone, non possiamo non parlare di immigrazione. C’è un passo del vangelo di Matteo che dice: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Non siamo i padroni della terra su cui viviamo: il nostro deve essere un paese aperto a tutti, che accoglie le diversità come un’opportunità, come un motivo di crescita, che considera l’immigrato non un fastidio, che aiuta le persone a integrarsi insieme e non a dividersi in etnie e gruppi contrapposti. Non dobbiamo essere nn paese che non fa entrare le persone solo in funzione del bisogno di manodopera di cui ha bisogno: le quote sono semplicemente una nuova forma di schiavitù. Chi siamo noi, cittadini cattolici ed evoluti, per stabilire chi può riscattare una vita di stenti e chi invece è condannato a morire di fame solo perché è nato nella parte sbagliata del mondo? Lo dico con tranquillità: non mi piace una politica che cerca il consenso facendo leva sulla paura dell’uomo nero, sulla sicurezza intesa come caccia all’immigrato, che parla di regole solo quando si parla di extra comunitari, che fa la lotta all’abusivismo solo nei confronti degli immigrati, che tratta le diversità religiose solo come sottospecie povere di una unica e grande verità: la nostra. Non mi è piaciuto il decreto sicurezza, populista e pericoloso, degno di una più becera destra fondamentalista. Noi siamo diversi.
L’agire in politica implica che dietro ci siano dei valori. Lo dicevo all’inizio: non pensiamo che la politica sia solo tattica e che per stare dentro questo nuovo partito serva solo la strategia. La politica senza un’anima non è politica ed allontana la gente: ciò che ci fa avvicinare agli altri non sono solo i gazebo, le primarie, i circoli più o meno diffusi ma anche la consapevolezza che tutti insieme stiamo cercando qualcosa e stiamo andando verso una meta. Io so quali sono i valori che deve avere il mio partito. Equità, pari opportunità, criteri di merito e non di classe, aiuto ai più deboli. Ma uno, uno solo di questi, è quello più importante: la libertà. Nessuno pensa, oggi, che in Italia ci sia una emergenza democratica: anzi, mi sembra che andiamo a votare un po’ troppo spesso! Infatti non è di questa libertà che io sto parlando, ma di quella più alta, più importante, quella vera: di fare della propria vita ciò che si vuole.  Nessuna religione, nessuna autorità religiosa, nessuna legge dello Stato può in alcun modo impedirlo. La questione dell’Universita La Sapienza, per quanto mi riguarda, è una non notizia: non mi interessa e non mi scandalizza se il Papa non ha potuto parlare. Siamo un paese libero, dove se il Papa dice una cosa altrettanto altre persone possono dire tranquillamente il contrario.  Il Vaticano è un’autorità morale, ne sono persuaso. Ma non è L’autorità morale. Badate, non è una differenza solamente di articolo. Ma è di sostanza. E’ la stessa che passa fra uno Stato libero e uno Stato fondamentalista, fra uno Stato laico e uno Stato teocratico. Allora nel nostro agire politico dobbiamo tenere presente che le scelte libere delle persone sono il valore più alto che una forza riformista deve avere: una persona può decidere se vivere o morire, se amare una persona dello stesso sesso o di sesso differente, se scegliere di sposarsi o convinvere. Tutto sempre e solamente facendo i conti esclusivamente con la propria coscienza e non con le leggi.
Parliamo di mettere i giovani in politica. Ma guardate che non è mettendoli che ci salviamo l’anima. E facendo politica per i giovani che diventiamo un partito per i giovani. Ma vuol dire fare politica che dia delle risposte alla loro realtà fatta di coppie di fatto, amore fra diversi ma anche fra uguali, alle scelte libere della propria vita, all’idea che uno sia libero di morire se il vivere gli appare ormai insostenibile.
Ce la possiamo fare  perché, come diceva uno, Enrico Berlinguer, “Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.” Buona fortuna a tutti noi.

 

 

 

2 Responses to “La politica è una cosa che può riempire degnamente una vita”. Intervento all’assemblea provinciale del PD di Rimini.

  1. Caro Giovanni,
    la citazione di un passo del vangelo e di Enrico Berlinguer ho paura che crei molta confusione tra la gente. Forse il nuovo Partito che DS e MARGHERITA hanno realizzato porta a queste citazioni e a questo modo di pensare.
    Ti do piena ragione sul “caso” della Sapienza è una non notizia, se sarebbe venuto a parlare, avrebbe dovuto accettare le critiche che gli studenti e i proffessori gli avrebbero rivolto come una qualsiasi persona “normale”.
    Dici che la politica serve per dare aiuto alle persone.
    Perchè il PD nel suo programma non mette l’abolizione della legge 40, fare i PACS ed eliminare la legge 30. Sono queste le cose che tanti cittadini vogliono.
    Se sarà al Governo, dovrà anche realizzare una legge molto dura contro le imprese che non rispettano la 626 che portano a molte morti e infortuni sul lavoro. Finora da tanti dirigenti del PD ne ho sentito parlare poco.
    Rispetto la decisioni di Veltroni di non allearsi con nessuno ed andare da soli alle elezioni, ma non sono d’accordo.
    Se si faceva un accordo con la Sinistra Arcobaleno c’erano molte possibilità di vincere. Così sembra che lui dia già per scontata la sconfitta e così fa il “gioco” di Berlusconi.
    Comunque in bocca al lupo.

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