La versione di Giovanni

ovvero diario resistente, di un guardiano del faro, nella Rimini democratica e riformista

"Spiacere è il mio piacere io amo essere odiato"

La palestra

Sono un aspirante tamarro. Coltivo la mia ambizione in palestra, tempio sacro del tamarrismo riminese. Tutto ha inizio nel 2003 per elaborare il lutto di un abbandono d’amore. “Lì ne trovi un ginocchio” fu il commento unanime “vedrai, chiodo scaccia chiodo”. Dopo quattro anni qualche osservazione: a. la palestra dove ho iniziato nel frattempo è fallita, causa per cui me ne sono dovuta cercare un’altra, l’attuale, il tempio del fighettismo di periferia della cintura riminese; b. il lutto non l’ho ancora elaborato; c. salvo qualche accenno di muscoli per il resto il fisico è identico a quattro anni fa. Vista la costanza avrei dovuto essere simile a Hulk; d. di belle donne ne avrò viste tre in quattro anni. Di solito sono piuttosto normali, con svariati problemi di cellulite. Si affacciano in palestra a marzo, prima della implacabile prova costume che per loro sarà sempre e soltanto una bocciatura; e. chiodo scaccia chiodo, è vero, ma io per il momento non ho rimediato neanche una puntina. Ma la palestra è uno zoo di fauna riminese fuori dal comune.

IL FREQUENTATORE.

a. IL SOTTOSCRITTO. Altezza 1,71, peso 66 kg, muscoli più o meno quelli di una canocchia, pancetta tenuta con i denti lontana ma sempre lì pronta ad incombere. Il mio è uno sforzo e non un piacere e perciò mi curo poco anche nell’abbigliamento: maglietta da 5 euro comprata al mercato, mutandoni corti modello “ASCELLA” per via del fatto che l’elastico si trova dalle parti dei pettorali, scarpe PUMA modello Ottocento, non vintage ma brutte uguali, e calzettino di spugna evidentemente tarocco (con la scritta NIK oppure YUMA) comprato dall’extracomunitario petulante che ogni tanto suona al campanello della mia dimora.

b. IL BODY BUILDER. Ho notato una cosa: sono tutti più bassi di me e non essendo io Watusso loro sono piuttosto pigmei. Siccome si fanno un mazzo così, i muscoli tocca farli vedere anche di inverno. Li vedi arrivare, con la neve o la buriana, con indosso semplicemente una t-shirt ultra attillata modello BUDELLO DI SALSICCIA, e un giaccone immancabilmente di pelle. Essendo ipertrofici e avendo i muscoli sotto le ascelle eccessivamente sviluppati, stanno sempre con le braccia mezze alzate assumendo la posizione della gallina che sta per spiccare il volo.

c. LO YUPPIES IN CARRIERA. Lo riconosci da due cose:

a. Dall’auto

b. Dal vestito

L’AUTO. MINI rigorosamente gialla, SMART, BMW Serie 1 e qualcuno un accenno di Mercedes, tipo la classe CL, ma proprio una puntina.

VESTITO. Completo, quest’anno va di moda il blu, camicia bianca, cravatta a seconda rossa o lilla con il nodo grosso da un chilo-un chilo e mezzo, se freddo cappotto leggermente sfiancatino per evidenziare la silhoutte. Completo da palestra iper griffato e soprattutto capace di mettere in evidenza il fisico perfetto. Il tutto condito da un sorriso bianchissimo e dal classico atteggiamento del tombeur de femme raffinato. Lui fa la scheda per allenamenti personalizzata: un giorno i pettorali, un giorno le gambe, un giorno gli addominali, un giorno le braccia. Il dopo palestra è da brivido: tre tipi di shampoo, due tipi di bagnoschiuma, tre essenze diverse per il corpo. Tempo medio allenamento: un’ora. Tempo medio post allenamento: due ore, perché a ungersi per bene ce ne vuole

d. L’INVASATO. Diverso dal body builder: quest’ultimo lo fa magari per riscattarsi dalla natura matrigna. L’invasato lo fa, invece, perché ci crede veramente: la usa unica religione, la sua unica fede, la sua unica religione di vita. Dialogo tra me e lui. Io: “Du marun, con ‘sto freddo stavo volentieri stravaccato sul divano”. Lui: “Scherzi!!?? Io se non vengo sto male. Ieri, ad esempio, avevo due linee di febbre ma sono venuto lo stesso. Cosa facevo a casa? Poi mi guardo allo specchio e non mi piaccio. No, no”. Lo guardo, sorrido, penso: “Che vita di merda che fai”.

IL BEVERONE. L’ho scoperto nella nuova palestra. Qui ti fanno un test che si chiama plicometria: tu e l’istruttore, chiusi in uno stanzino, grande due metri per due. Lui tira fuori uno strumento tipo un calibro. Tu pensi “Dio mio mi picchia con quello”. Lui:”Spogliati”. Tu “Mi stupra con quell’aggeggio”. Poi tutto si calma: ti misura la massa grassa, il peso, quanto devi dimagrire. Ti guarda “Dovrei farti mangiare dei quintali di carne”. Tu pensi “Li mangio già, preferibilmente suina, lo so non fanno bene, ma almeno la mangio”. Lui: “Ti consiglio di prendere questa roba qui”. E scatta IL BEVERONE: in pratica ti rifila un bidone di proteine, come dice l’etichetta “rigorosamente realizzate da latte sottoposto a controllo anti BSE”, da prendere due volte al giorno mischiato con l’acqua. Fa schifo, l’ho provato. Poi, siccome non basta, ti dà anche gli aminoacidi ramificati “servono per ricostruire il muscolo” ti spiega come se fosse un luminare della dieta. Poi, per finire, “siccome hai un po’ di grasso sulla pancia” ti consiglia un termogenico, una pastiglia per farti dimagrire. “Ma stà tranquillo, è molto leggero: non provoca sbalzi d’umore o attacchi di isteria” Lo guardo mentre dice così: “Ah, bene. Quindi vuol dire che a prenderlo non divento pazzo, non tento di uccidere nessuno o non mi faccio del male. Se poi incontro uno che mi vuole picchiare con un bilanciere, così senza motivo, è perché semplicemente sta cercando di smaltire la pancetta”. Resisto, ma poi cedo. Mi rifila sia le proteine che gli aminoacidi. Euro 70,00 finiti miseramente dentro la credenza della cucina.

L’UOMO CHE NON DEVE CHIEDERE MAI. Ed è meglio: perché quando lo fa si fa del male incredibile. E’ successo, giuro e io ho assistito. Spogliatoio, al termine del corso di spinning, cioè venti persone che sudano su una bici, con la musica altissima, le luci accecanti, dentro una stanza quattro per quattro. Tutti e due iper sudati e puzzolenti. LUI: “Hai visto quella davanti a me?”

L’ALTRO: “Sì.”

LUI: “Veramente una gran gn… Ma io se ho per le mani una così, la prendo, me la giro e rigiro, prima per terra, poi sul tavolo, poi sul letto. Che dici, le chiedo se ci stà?”

L’ALTRO: “Possiamo chiedere. E’ la mia morosa”

Io sono scappato in bagno, se noi gli avrei riso in faccia per due ore.

Nessun Commento »

Puoi lasciare una risposta, oppure fare un trackback dal tuo sito.


Vuoi essere il primo a lasciare un commento per questo articolo? Utilizza il modulo sotto..

Lascia un commento




Il tuo commento: