“D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. Intervento al Consiglio Generale della Fondazione CARIM, 9 ottobre 2007
Pubblicato da Giovanni Benaglia
Italo Calvino diceva che ”D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. Ho voluto usare questa citazione per spostare l’attenzione di un dibattito che troppo spesso, non in questa sede ma soprattutto nel dibattito cittadino, considera la città una cartolina da vendere arrivando a mercificarne il suo valore. Facciamo le opere archittettoniche, tipo il nuovo Palacongressi, la Fiera, la Darsena per avere una bella cartolina da vendere. Lo dissi quando parlammo di Piano Strategico e in questa sede lo voglio riprendere: la città è fatta dapprincipio di persone ed è a loro che dobbiamo prioritariamente dare una risposta. Vorrei richiamare nel mio intervento due temi che in questo contesto sono molto sentiti: la sussidiarietà e la famiglia. E lo faccio nel tentativo, peraltro non esauriente, di dare una risposta a quelle domande quotidiane che la nostra città ci pone e che vanno al di là del segno urbanistico o archittettonico, o di una città semplicemente bella da vedersi. Dapprincipio faccio una precisazione: quando parlo di famiglia intendo il nucleo centrale della nostra società, senza distinzione giuridica, senza cioè specificare se intendo famiglia unita in matrimonio o meno, oppure fra persone di sesso uguale o opposto e via dicendo. Ne parlo semplicemente come architrave della nostra società. E per parlare di famiglia e di sussidiarietà, e del ruolo che una istituzione come la nostra deve avere, parlo di due grandi problemi che esistono sul nostro territorio provinciale: la casa e i servizi alla persona. Il ruolo della Fondazione, approfondito ormai più volte, non è quello di essere un surrogato delle istituzioni ma è quello di supportare le istituzioni nell’offrire servizi, professionalità, pensieri, idee e quant’altro possa servire per migliorare il benessere collettivo: sussidiarietà appunto.
Inizio dal primo problema, quello della casa. In questa sede non approfondisco la cornice perché è nota e anche perché, in questa città, ormai troppi fanno analisi di problemi e pochi propongono soluzioni. Io provo, con modestia e con tutti i miei limiti, di proporne almeno una. Per fare questo, brevemente, introduco la nuova riforma della legge urbanistica che la regione sta approntando. In questa riforma è previsto che il 20% dell’edificazione complessiva prevista dal Piano Strutturale venga destinata a Edilizia sociale. Detta in maniera molto generica, vuol dire che il proprietario che costruisce deve cedere una parte della propria superficie per consentire al comune di costruire edilizia residenziale pubblica. Il Comune acquisisce tali aree, al pari di uno standard urbanistico senza dover espropriare terreno: il problema, banalmente, sono i soldi per costruire le case. Qui interviene la Fondazione finanziando l’edilizia convenzionata che può essere destinata sia alla locazione a canone agevolato sia alla vendita a prezzi calmierati. Non è una proposta estemporanea per due motivi: il primo è che il Social Housing è un tema dibattuto all’interno del mondo delle fondazioni bancarie. Ne sono riprova sia quanto dibattuto nel congresso nazionale delle Casse di Risparmio a Bolzano svoltosi nel 2006 sia l’attività che in questo settore stanno portando avanti la Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena con un convegno svoltosi anche questo nel 2006 e quello tenuto dalla Fondazione di Forlì a luglio del 2007, per non parlare, poi, della Fondazione Housing Sociale promossa dalla Fondazione Cariplo. Il secondo motivo è che si tratta né più né meno che di un investimento: la Fondazione riceve una remunerazione, seppur bassa, per il capitale investito che è pari all’affitto percepito.
Il secondo problema: la carenza dei servizi alla persona. Ne ho già accennato durante la scorsa riunione: Rimini è l’ultima provincia in regione per copertura dei servizi all’infanzia. Anche qui vale il discorso affrontato sopra: per il principio di sussidiarietà, così come fatto per gli anziani, la Fondazione interviene a sostenere l’offerta dei servizi all’infanzia, diventandone soggetto finanziatore ma in un quadro non solo di mero sostegno ma bensì anche di remunerazione del capitale concesso in finanziamento.
E’ evidente il nesso che c’è fra i due problemi sopra riportati e il tema della famiglia: non ci può essere famiglia se non c’è una casa e se non c’è una rete sociale che consenta di sostenerla nel momento del bisogno.
Mi avvio alla conclusione. E lo faccio con le parole di Vaclav Havel, drammaturgo e primo presidente della Cecoslovacchia libera dal comunismo, che diceva che “l’unico genuino fondamento di un’autentica classe dirigente è costituito dalla responsabilità. La responsabilità verso qualcosa di più alto della propria famiglia, del proprio partito, del proprio successo, delle proprie fortune elettorali; la responsabilità di trovarsi nel luogo dove tutte le azioni sono registrate in modo indelebile e dove saranno giudicate”.
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