La versione di Giovanni

ovvero diario resistente, di un guardiano del faro, nella Rimini democratica e riformista

"Spiacere è il mio piacere io amo essere odiato"

Prego, accosti

Nella mia vita sono entrato in contatto con le seguenti autovetture:
FIAT 850 di mia nonna. Me la ricordo perché aveva una Madonna calamitata sul cruscotto di lamiera, già allora testimone della spartaneria delle auto fatte a Torino;
RENAULT 4: di questa non parlo perché se no mi vengono i lacrimoni agli occhi. Non ho impedito, infatti, lo scempio della sua demolizione, praticamente nuova: 20 anni con 30.000 km sulle spalle. L’ho lasciata andare così, senza far niente per impedire che diventasse una scatoletta di tonno. Non me lo perdonerò mai.
FIAT 127 rossa. Fu la prima auto di mio padre neopatentato. Mia mamma, un po’ per prenderlo per il culo ma soprattutto per ricordare i tempi dell’adolescenza, racconta che quando erano fidanzati  andavano in giro mettendo su le cassette di Guccini su un mangianastri grande come una lavatrice che mio padre stesso aveva montato.  Io ricordo invece i sedili rappezzati con lo scotch quando ormai si era arrivati alla fine del viaggio. Sostituita da una:
FIAT UNO 45 STING, modello ultrabase: volante, freni, portiere, ruote, motore. Quattro marce, 900 cc, 45 cv. Se tenevi stretto le portiere potevi arrivare a fare i 145: dopo c’era l’ignoto. Una volta, davanti a casa, l’hanno aperta per fregarci lo spinterogeno.  E’ anche la prima macchina che ho guidato, la prima con cui ho fatto un incidente e la prima che mi ha lasciato a piedi. Insomma, la mia nave scuola, l’Amerigo Vespucci dei quattroruotisti. Dismessa perché più che per il motore, stava ormai insieme con la ruggine. Questa sostituita con:
FIAT PANDA 1.1 YOUNG. La PANDA, quella vera, la mitica, l’unica, l’inimitabile. Una scatola su quattro ruote, che si parcheggiava ovunque visto che era quadrata, con vetri elettrici come schiccheria e il mitico motore FIRE 1.1. Ci ho fatto i 140 in autostrada e ancora ne aveva, madonna se ne aveva. Distrutta in un incidente causato da un tamarro appena uscito dalla discoteca. Aveva fretta il ragazzo, e non si è fermato al semaforo: o meglio si è fermato ma sopra di noi che eravamo davanti, sotto gli occhi di mio fratello che ci seguiva da dietro. Dopo la botta il tamarro, visto che secondo lui nessuno si era fatto male, voleva chiudere tutto firmandoci un assegno. Tutto questo lo faceva mentre mio fratello lo stiva tirando fuori dalla macchina prendendolo per il collo e facendolo passare dal finestrino. Grazie a Dio, per lui, la Polizia è arrivata in tempo. Sostituita con una:
TOYOTA YARIS 1.0. Anonima e anche spompata: per fare un sorpasso ci volevano due ore.
VOLKSWAGEN POLO 1.4. In pratica un lavandino: con un litro facevi si e no 10 km. Anche questa modello ultra base priva di quei  fronzoli della tecnologia moderna: servosterzo, ABS, AIRBAG, climatizzatore. Ci ho trascorso sopra i miei vent’anni, la macchina dei miei primi amori. Sostituita con lei, il mio sogno da bambino, il mio desiderio da tamarro latente, FIAT BARCHETTA 1.8 16v 130Cv. In un colpo solo ho fatto contento chi me l’ha venduta e il mio meccanico che con cadenza mensile me la ripara. E ha anche un altro difetto: con questa macchina mi fermano a ogni posto di blocco, come non mi era mai capitato con nessuna delle precedenti. L’ultima volta addirittura due volte in tre ore.
Prima volta. Paletta, il poliziotto mi fa cenno di accostare. Ubbidisco, abbasso il finestrino, vuoi che avevo la giacca, vuoi che avevo la cravatta, l’agente si avvicina, mi guarda e mi fa: “Ah, vada vada è tutto a posto. Non controlliamo niente”. Io: “Grazie agente e buon lavoro”.
Seconda volta. Carabinieri. Stessa scena, senza giacca però.
“Buonasera” fa il carabinieri per sbaglio ventenne, con un cappello evidentemente di tre taglie più grande e un mitra che a vederlo doveva pesare due quintali.
“Buonasera”, faccio io
“Patente e libretto”
Eseguo. Passano cinque minuti. Ritorna.
“Tenga, tutto a posto.”
“Scusi, gendarme, le posso fare una domanda?”
“Mi dica.”
“Ma perché mi fermate a tutti i posti di blocco? E’ per via della macchina che ho?”
Mi fa un sorriso non troppo informato. “Perché? Cosa vuol dire??”
“Perché se è per la macchina me lo dica: ne uso un’altra casomai volessi fare una rapina..”
“Può andare, buonasera.”
“Buonasera.”

 

 

2 Commenti »

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2 Risposte a “Prego, accosti”

  1. Davide dice:

    Caro giovanni non è la macchina, ma sono i cappelli lunghi che porti.
    La polizia fermava anche a me in motorino!!!
    In quel periodo portavo un pò i cappelli lunghi.
    Una volta con la scuola ero andato a vedere un convegno a Bologna dopo 11 Settembre.
    Andando per la strada (a piedi) vicino a dove si svolgeva il convegno,
    vuoi che ero abbronzato, avevo la barba, mi hanno chiesto i documenti, controllato lo zaino, eccc…
    Parole testuali dei polizziotti, sembravi un marocchino, sai in questi tempi…

  2. kikko dice:

    Caro Giovanni, sei fortunato. La mia prima macchina era una Dyane, e anche la terza. Le adoravo. Ma le palette erano tutte per me. ‘Na palla le perquisizioni. Poi questi se ne andavano tutti incazzati, un po’ per la mundezza sotto i sedili, carte, bottiglie, nella quale erano costretti a ravanare, un po’ perché, a parte la mondezza, non trovavano niente. Come per i vestiti, è la macchina che fa il monaco. Pulotti esclusi.

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