La versione di Giovanni

ovvero diario resistente, di un guardiano del faro, nella Rimini democratica e riformista

"Spiacere è il mio piacere io amo essere odiato"

Le mie ferie 2

Finalmente vado al mare. Vicino casa, nel mio paese natio ma poco solatio. Ho un accordo con il bagnino: io mi arrangio, prendo il lettino, me lo porto dove voglio, sto quanto mi pare, poi chiudo, pulisco e porto su (un “scielf service”). Lui mi fa un congruo sconto sul prezzo finale. Ho scelto la mia zona sulla battigia, che guarda la prima fila. E’ sempre quella, a cui sono affezionato e che ho ribattezzato “Tollerance Bay”  perché è composta dal classico italiano medio, che si sente evoluto ed estremamente tollerante, però se vede un extracomunitario come minimo, dopo il suo passaggio, si interroga su quante donne può aver stuprato, su quali malattie mortali trasporta e su quante vecchiette indifese ha malmenato. In ordine di fila, da sud a nord, abbiamo: coppia sui cinquant’anni, lui con un riporto ascellare che funziona anche da previsione meteo: se la riga è a destra bel tempo, altrimenti piove. Lei piuttosto anonima ed entrambi senza progenie se si esclude il cane, abbastanza brutto e addestrato ad abbaiare al vu cumprà. Entrambi, tolleranti e legalitari, se ne fregano del fatto che il cane in spiaggia non ci può strare. Poi ci sono i di loro zii, coppia che ha scavalcato abbondamente i settanta dove par di capire che in casa comandi LEI. LUI, piuttosto remissivo, con le orecchie basse, ubbidisce. Senza progenie anche questi. Ribattezzati “la coppia regina” mentre i nipoti di cui sopra “pretendenti al trono”. E poi c’è LUI, il mio mito, il professore con la p minuscola per non confonderlo con l’altro maiuscolo, titolato di governo e di opinione su scala euro-nazionale. Il mio di professore è titolato di opinione ma circoscritta a sette ombrelloni su una fila. Il professore ha la moglie appresso che professa fede letteraria a LIBERO e IL GIORNALE. Oltre al ruolo di essere uditor silente delle alte sentenze del Salomonico marito.
SCENA 1
Arriva la coppia anziana. Davanti al loro ombrellone, oltre che al sottoscritto che possiede vaghi tratti medio orientali sottolineati da congrua abbronzatura ma dall’inequivocabile eloquio italiano, ci stanno un cingalese di etnia certa che vende collanine sul suo bancone di cartone e un senegalese di colore certo che, invece, vende borse senza bancone ma con straccio posato per terra. Tutti tre ostruiamo la vista sullo splendido mare.
LUI, il re remissivo, portando la borsa del mare stracolma di inutilità: “Cara, hai visto?”
LEI, la regina governante,  tre passi indietro e rivolta al professore: “Stamattina avremmo voluto vedere un panorama diverso”.
Il professore: “Eh già a chi lo dice. Che città di merda.”
SCENA 2
Il professore è fenomenale. Mai una volta che lo abbia sentito dire “negraccio di merda”, “immigrato puzzolente” o altri sommi intercalari che siffatti tolleranti usano nel caso. Sempre gentile con tutti quelli che si avvicinano. La scena più o meno è sempre questa. Il venditore si avvicina, nel caso di seguito udito, con dei tappeti, e fa per venderli.
Il professore, gentile e con sorriso: “No grazie. Ne ho molti a casa. Poi, sa, non ho ancora imparato a lavarli. Pensi che una volta ne ho messo uno in lavatrice e si è rotto tutto”.
Il venditore fa una faccia, stampata da un sonoro silenzio, come a dire “a me frega niente se non sei capace a lavarli”. Capisce l’antifona e se ne va.
Il professore, alla di lui moglie che sfoglia Libero: “Lo sai che questi ci prendono anche per il culo? Ridono di noi che li facciamo vendere senza fargli niente”.
SCENA 3
Passano sulla battigia due vigili su due quad, ultimo baluardo a motore della legalità sulla spiaggia riminese.
Il professore, dopo che sono transitati,  fa alla moglie. “Li mandano con i motori per fermare l’abusivismo. Che politici di merda che abbiamo. Senti”, fa per annusare  “si sente la puzza di merda fino a qui”. In effetti un po’ si sentiva ma non era certo dovuta alla cattiva igiene dei politici locali ma alla più antica tradizione di concimare i campi il cui odore, il garbino di quel giorno, portava verso il mare. Suvvia professore, dovrebbe saperlo anche lei quello che diceva il sommo cantastorie: dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fiori!

2 Commenti »

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2 Risposte a “Le mie ferie 2”

  1. kikko dice:

    Divertente.

  2. libero dice:

    le foto mi lasciano a desiderare alla cassa non c’è male ma ai fuoconi sei un pesce fuori acqua

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