Monthly Archives: settembre 2007

Salsiccia Day 2

Certo che la vita è strana. L’altra sera riunione della cellula “colonnello Rodolfo Graziani” per preparare il Salsiccia Day + Maiale Day. Tutti a casa di Bonetti che ci ospitava. Calderoli, il ministro celodurista dormiente ha detto subito che, essendo il festeggiato, la cravatta al baghino ce la metteva lui. Marco Fusco di Azione Sociale invece si è preso l’impegno di comprare la salsiccia dal suo macellaio di fiducia che usa un macinato che non si trova da nessuna parte in Romagna. Io mi ero preso l’impegno di rimediare gli spiedi di tamericio che avrei rubato  alla sezione di Viserbella e nel caso, giusto così per movimentare, avrei dato fuoco al gatto randagio che stazionava lì vicino. Bonetti, ascoltati gli interventi, ha detto subito: “Non vi preoccupate che al fuoco ci penso io.”
Tutti contenti, anche il vecchiettino che stazionava nella sala e che per tutta la serata ha ribadito il concetto che “a quei comunisti fricchettoni ci dovete pensare voi che mi hanno stufato con la musica di Guccini a tutto volume. Ai miei tempi si ascoltava Nilla Pizzi e Nicola Arigliano, altrochè tutti ‘sti fancazzisti chitarroni”. Nessuno ha capito cosa volesse dire e per non urtare la sensibilità di un anziano abbiamo soprasseduto.
Poi apro il giornale e che ti vedo?? Bonetti che vuol dar fuoco al Laboratorio PAZ. Certo che il camerata fa le cose in grande: non un focone con della semplice carbonella, ma un intero palazzo impregnato di comunismo che brucia per cuocere due salsiccie. Soltanto che come in tutte le genialate gli invidiosi sono sempre dietro l’angolo: ecco che i carabinieri bolscevichi guardoni, invece di arrestare gli extracomunitari che si ostinano a vivere in 50 dentro un appartamento alle spalle dell’ignaro italico proprietario che per paura di non disturbare l’affitto non lo denuncia neanche, danno la caccia agli arditi piromani, che per difendere l’italica virtù, organizzano una allegra grigliata e uno struscio di maiali, incravattati perché noi siamo gente fine, lungo il corso principale.
Ma alla fine ha ragione il gerarca Maletti, che da Bologna sentenzia: “Non facciamo di tutta un’erba un fascio”. E fa bene a precisare perché qui di erba non ce n’è, ma solo coca. E di fascio non ce n’è mica solo uno: addirittura undici, perdinci, sempre a voler minimizzare ‘sti giornalisti giudaico massoni.

P.S. Inutile dire che la madre degli imbecilli è sempre gravida. La storia del Paz, a cui va la mia solidarietà, non si può rubricare a semplice manovra di undici dementi più il vecchietto esasperato, ma rappresenta, in modo inquietante, un modo di pensare  di una certa destra che non riuscendo, per limiti mentali, a usare le parole le sostituisce con i bastoni e l’olio di ricino. Sarà il caso di iniziare a preoccuparsi.

Salsiccia Day

In questo periodo, ad un amante della carne di maiale come me, va letteralmente grassa: giorni fa il ministro celodurista dormiente Calderoli ha proposto il Maiale Day per protestare contro la moschea bolognese. Oggi, apprendo dal Corriere di Rimini, Azione Sociale organizzerà a Morciano il Salsiccia Day per protestare contro l’utilizzo della sala del comune per la preghiera musulmana. Lo sento già il grido di protesta contro la “casta”: “Se mangiate voi lo vogliamo fare anche noi”. Per tranquillizzarmi Marco Fusco, vate della locale cellula di Azione Sociale, specifica che il Salsiccia Day sarà “rigorosamente a base di carne di maiale”. Bravo, bisogna precisare perché qualche blasfemo la fa con la carne di pollo.
Suggerisco, però,  di cambiare il nome per allargare la partecipazione a quelle forze politiche, tipo la Lega, che si richiamano alle tradizioni locali. Salsiccia Day è troppo globale. Usiamo i termini più dialettali. Lo so, è difficile, perché da noi il budello ha nomi diversi. Ne propongo qualcuno:
1. Salciccia Day;
2. Sunceccia Day;
3. Sunciccia Day;
4. Sunzezza Day;
5. Zunzezza Day;
Oppure per trovare una mediazione comune “alta”, usiamo il termine “e salam” che va bene da Santarcangelo a Cattolica e prende tutto il porco mondo, inteso ovviamente, come il mondo che riguarda il maiale.
Poi non ci si può fermare qui. Degli induisti che pregano impuniti non diciamo niente? Un bel Vacca Day, Mungana Day o  Braciola Day non lo facciamo? So che c’è una cellula a Torriana che l’organizza tutti gli anni (credo si chiami Scorticata 2007 La collina dei piaceri)  e una anche a Perticara (chiamata Sagra della Fiorentina): compagni arditi è ora di fare sistema! E dei cristiani che si fanno le liberalizzazioni da soli e moltiplicano i pani e i pesci rubando il lavoro ai fornai e ai pescatori locali? Contro di loro un bel Branzino Day non lo vogliamo proporre?
Poi cos’è questa misoginia? Perché tributare un omaggio solo al maiale inteso in senso maschile? Dobbiamo il giusto tributo anche a quello di sesso femminile. Avevo pensato quindi a un Maiala Day ma mi hanno fatto osservare che qualche pio deputato avrebbe potuto equivocare il senso e partecipare pensando di trovar conforto alla lontananza della famiglia. Ci avrebbe rovinato la gioia della festa.
Basta anche alla protesta triste dei comunisti e dei radicali, a base di scioperi della fame e digiuni non violenti: finalmente un lotta politica che ci mette all’ingrasso e non a stecchetto. E allora a voi, miei nuovi compagni di lotta mandibolare, tributo il giusto omaggio, innalzando strette a pugno chiuso coltello e forchette e gridando “Hasta il Colesterolo Siempre!!|
P.S. Al Maiale Day di Calderoli avevo due modi di aderire: il primo come estimatore del suino. Il secondo, invece, in qualità di maiale e quindi di festeggiato: in questo caso, sono sicuro, avrei fatto la mia porca figura. Buona giornata.
 

Prego, accosti

Nella mia vita sono entrato in contatto con le seguenti autovetture:
FIAT 850 di mia nonna. Me la ricordo perché aveva una Madonna calamitata sul cruscotto di lamiera, già allora testimone della spartaneria delle auto fatte a Torino;
RENAULT 4: di questa non parlo perché se no mi vengono i lacrimoni agli occhi. Non ho impedito, infatti, lo scempio della sua demolizione, praticamente nuova: 20 anni con 30.000 km sulle spalle. L’ho lasciata andare così, senza far niente per impedire che diventasse una scatoletta di tonno. Non me lo perdonerò mai.
FIAT 127 rossa. Fu la prima auto di mio padre neopatentato. Mia mamma, un po’ per prenderlo per il culo ma soprattutto per ricordare i tempi dell’adolescenza, racconta che quando erano fidanzati  andavano in giro mettendo su le cassette di Guccini su un mangianastri grande come una lavatrice che mio padre stesso aveva montato.  Io ricordo invece i sedili rappezzati con lo scotch quando ormai si era arrivati alla fine del viaggio. Sostituita da una:
FIAT UNO 45 STING, modello ultrabase: volante, freni, portiere, ruote, motore. Quattro marce, 900 cc, 45 cv. Se tenevi stretto le portiere potevi arrivare a fare i 145: dopo c’era l’ignoto. Una volta, davanti a casa, l’hanno aperta per fregarci lo spinterogeno.  E’ anche la prima macchina che ho guidato, la prima con cui ho fatto un incidente e la prima che mi ha lasciato a piedi. Insomma, la mia nave scuola, l’Amerigo Vespucci dei quattroruotisti. Dismessa perché più che per il motore, stava ormai insieme con la ruggine. Questa sostituita con:
FIAT PANDA 1.1 YOUNG. La PANDA, quella vera, la mitica, l’unica, l’inimitabile. Una scatola su quattro ruote, che si parcheggiava ovunque visto che era quadrata, con vetri elettrici come schiccheria e il mitico motore FIRE 1.1. Ci ho fatto i 140 in autostrada e ancora ne aveva, madonna se ne aveva. Distrutta in un incidente causato da un tamarro appena uscito dalla discoteca. Aveva fretta il ragazzo, e non si è fermato al semaforo: o meglio si è fermato ma sopra di noi che eravamo davanti, sotto gli occhi di mio fratello che ci seguiva da dietro. Dopo la botta il tamarro, visto che secondo lui nessuno si era fatto male, voleva chiudere tutto firmandoci un assegno. Tutto questo lo faceva mentre mio fratello lo stiva tirando fuori dalla macchina prendendolo per il collo e facendolo passare dal finestrino. Grazie a Dio, per lui, la Polizia è arrivata in tempo. Sostituita con una:
TOYOTA YARIS 1.0. Anonima e anche spompata: per fare un sorpasso ci volevano due ore. Continue reading

Le mie ferie 2

Finalmente vado al mare. Vicino casa, nel mio paese natio ma poco solatio. Ho un accordo con il bagnino: io mi arrangio, prendo il lettino, me lo porto dove voglio, sto quanto mi pare, poi chiudo, pulisco e porto su (un “scielf service”). Lui mi fa un congruo sconto sul prezzo finale. Ho scelto la mia zona sulla battigia, che guarda la prima fila. E’ sempre quella, a cui sono affezionato e che ho ribattezzato “Tollerance Bay”  perché è composta dal classico italiano medio, che si sente evoluto ed estremamente tollerante, però se vede un extracomunitario come minimo, dopo il suo passaggio, si interroga su quante donne può aver stuprato, su quali malattie mortali trasporta e su quante vecchiette indifese ha malmenato. In ordine di fila, da sud a nord, abbiamo: coppia sui cinquant’anni, lui con un riporto ascellare che funziona anche da previsione meteo: se la riga è a destra bel tempo, altrimenti piove. Lei piuttosto anonima ed entrambi senza progenie se si esclude il cane, abbastanza brutto e addestrato ad abbaiare al vu cumprà. Entrambi, tolleranti e legalitari, se ne fregano del fatto che il cane in spiaggia non ci può strare. Poi ci sono i di loro zii, coppia che ha scavalcato abbondamente i settanta dove par di capire che in casa comandi LEI. LUI, piuttosto remissivo, con le orecchie basse, ubbidisce. Senza progenie anche questi. Ribattezzati “la coppia regina” mentre i nipoti di cui sopra “pretendenti al trono”. E poi c’è LUI, il mio mito, il professore con la p minuscola per non confonderlo con l’altro maiuscolo, titolato di governo e di opinione su scala euro-nazionale. Il mio di professore è titolato di opinione ma circoscritta a sette ombrelloni su una fila. Il professore ha la moglie appresso che professa fede letteraria a LIBERO e IL GIORNALE. Oltre al ruolo di essere uditor silente delle alte sentenze del Salomonico marito. Continue reading