Un’utopia che è pura delinquenza
Pubblicato da Giovanni Benaglia
“Spararono a mio padre alle 9.15, mentre apriva la portiera della Cinquecento blu di mia madre.” E’ un passo del libro “Spingendo la notte più in là” (Edizioni Strade Blu-Mondadori) di Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi ucciso il 17.05.1972 da Adriano Sofri, Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Leonardo Marino.
E’ un libro bello, come può essere bello il racconto di un figlio che vede portarsi via il padre, non per una malattia improvvisa, ma per l’odio delle persone. Non sto a raccontarvelo, perché va letto. Vi riporto solo la lettera di Aldo Moro alla moglie, l’ultima, quando, sapendo che ormai i suoi giorni stavano finendo, così le scrive: “ora vorrei abbracciarti tanto e dirti tutta la dolcezza che provo, pur mescolata a cose amarissime, per aver avuto il dono di una vita con te, così ricca di amore e di intesa profonda….Tu curati e cerca di essere più tranquilla che puoi. Ci rivedremo. Ci ritroveremo. Ci riameremo.” Mi sono tornate in mente le lettere dei partigiani condannati a morte. Come loro, anche Moro ha combattuto per la libertà.
Il libro mi ha fatto riflettere su quegli anni. Sono nato nel 1977 e anche millantando una precoce passione politica mai potrei dire di ricordarmeli. Li giudico in base a ciò che leggo, come si fa solitamente con la Storia.
Non ho mai capito la richiesta di grazia a Sofri, oppure quella concessa a Bompressi, né il tentativo di difendere alcuni terroristi latitanti (vedi Cesare Battisti, latitante in Francia come d’altronde lo stesso Pietrostefani). A vederli con gli occhi di adesso, gli stessi di uno che quella stagione non l’ha vissuta, sono semplicemente dei delinquenti, che sparavano, per noia o altro, millantando teorie di liberazione talmente idiote da essere assurde. Lo stesso si può dire di chi ha ammazzato D’Antona e Biagi. Sono rimasto basito quando ho scoperto che qualcuno di questi pregiudicati è stato addirittura promosso nelle istituzioni: Sergio D’Elia, eletto parlamentare con la Rosa nel Pugno, è stato nominato segretario d’Aula della Camera. Non sarebbe niente se D’Elia non fosse stato condannato a trent’anni, ridotti a venticinque in appello, per concorso nell’omicidio di Fausto Dionisi, agente di polizia ucciso nel tentativo di far evadere alcuni terroristi. La figlia di Dionisi aveva due anni e mezzo quando suo padre fu ucciso. Certo, mi si dirà che loro la pena l’hanno espiata. Rispondo con le parole di Corrado Augias riportate nel libro: “la pena di coloro ai quali è stato ucciso un marito o un fratello non credo che sia mai finita. La disparità di trattamento tra chi uccise e chi venne ucciso è irreparabile, continua negli anni aggravata dal fatto che chi allora uccise scrive memorie, viene intervistato dalla tivù, partecipa a qualche film, occupa posti di responsabilità, mentre alla vedova di un appuntato nessuno va a chiedere come vive da allora senza marito, se ci sono figli che hanno avuto un’infanzia da orfani, se il tempo trascorso ha chiuso le ferite, il rimpianto, il dolore.”
In questo, però, c’è la colpa di una generazione che sembra abbia rimosso quel periodo o, per chi ci vi ha partecipato solo in maniera indiretta, la vive come un momento romantico della propria vita. A dirla con De Andrè, “nonostante vi crediate assolti sarete per sempre coinvolti”: ecco, sarebbe un bel dibattito questo. Invece di discutere, ormai a livelli assurdi, dei poteri taumaturgici del Partito Democratico (mancano, ma arriveranno lo so, gli effetti sulla cellulite e sulla calvizie) facciamo un bel dibattito nelle nostre Feste de l’Unità sugli anni di piombo, tra chi ieri c’era e magari era pure attivo e chi, come me, quegli anni non li ha visti e li giudica con gli occhi di oggi: anni di follia, in cui si giocava con le vite delle persone, anime belle (ancora in giro, peraltro) votate a una utopia che in realtà era, e resta per me, pura delinquenza.
6 Commenti »
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Pubblicato il 09 07 2007 alle 12:02
Ben detto, caro Givanni, lo proporrò ad Eva, Elena, Daniele e Piero.
La riunione di Cerasolo è andata molto bene, c’èra la volontà di ascoltare e di capire insieme. E’ il metodo, quando si dice: sediamoci attorno ad un tavolo e parliamo.
Ti ho letto su Strade Aperte.
Buona giornata
Pubblicato il 09 07 2007 alle 14:21
Mi dispiace ma su alcune cose non concordo:
1. Sofri non si è rifugiato o nascosto, ha sempre affrontato i processi e ora sta pagando per i suoi sbagli che ha fatto anche se agli arresti domiciliari (come sai sta male)
2. Concordo su Cesare Battisti, ora qualcuno lo vuole fare passare come eroe, invece per me è un vigliacco perchè non ha affrontato i giudici e l’eventuale condanna.
3. Ma io spenderei anche qualche parola per la Mambro e Fioravanti non mi sembra che loro siano in galera ora per la strage che hanno compiuto, hanno ucciso ben 81 persone, come tutti i cosidetti “terroristi neri” che hanno compiuto stragi che ancora non hanno un colpevole (vedi Piazza della Loggia e a Milano).
Be su Veltroni no comment.
Pubblicato il 09 07 2007 alle 15:24
Per Loretta: ai cittadini dobbiamo far vedere che fondiamo il governo locale sul confronto e sul dialogo. Dialogo sempre sapendo, però, che è nostro compito governare e fare delle scelte, non unanimistiche, ma giuste e corrette per tutti. Comunque, complimenti!
Per Davide: è indubbio che il terrorismo nero è da condannare. Ma non siamo altrettanto convinti quando è da condannare il terrorismo rosso: una certa sinistra, e sai a quale mi riferisco, ha il vizio di soprassedere. Sui morti, mi dispiace, non si passa sopra con noncuranza ma ognuno deve prendersi le sue responsabilità.
Pubblicato il 09 07 2007 alle 17:35
grazie per i complimenti, le risposte ai problemi locali o di un territorio si devono inserire in un contesto comunale, provinciale, nazionale e qui incomincia il difficile compito di capire chi decide chi può dare delle soluzioni, molte volte le uniche risposte e che si farà il possibile, ma non basta i cittadini sono veramente stanchi di confusione e nessuno che da risposte concrete, tanto meno unanimistiche. Per esempio: si chiede di pulire i fossi o meglio chiuderli, sono 20 anni che va avanti questa storia a Cerasolo Ausa.
Pubblicato il 10 07 2007 alle 20:44
Caro giovanni,non puoi paragonare Sofri a Battisti o ad altri terroristi dichiarati.Ti assicuro che adriano ha salvato moltissimi di noi che militavamo in Lotta Continua dalla sciagurata scelta della lotta armata, proprio con le sue idee di allora che parlavano di insurrezione di massa e non di azioni terroristiche portate avanti da pochi ed isolati individui.Ti parlo di cone si ragionava allora quando i servizi segreti organizzavano stragi e colpi di stato,e quando gli squdristi dell’M.S.I di avanguardia nazionale e di ordine nuovo quotidianamente attentavano alla vita ed all’incolumità fisica dei compagni che cercavano di impedire il ritorno di quel fascismo che citi quando parli dei partigiani.Sofri è stato condannato solo sulle dichiarazioni di un pentito di certo poco affidabile e con rancori personali nei confronti di adriano.riprendendo quello che dici affermerei che la condanna diSofri è paragonabile a quelle emanate dai tribunali fascisti che hanno condannto i partigiani che elogi. quando parli di colpa generazionale dovresti riflettere un po di più,quella generazione ha prodotto rivoluzioni culturali che la tua neppure riesce ad immaginare, e la libertà ed i diritti dei quali tu oggi godi,sono anche figli di quella generazione che oggi criminalizzi(ma è una caratteristica del P.D. criminilarizzare? Biagini gli extracomunitari tu la generazione del 68)Il massimo della tua vera o finta non conoscienza è quando citi de andrè ed una canzone che parlava di scontri con la polizia di incendi e di barricate ed accusava il P.C. francese che aveva RINNEGATO LA RIVOLTA DEL MAGGIO francese del 1968.Forse come dici tu eravamo tutti delinquenti, ma lo eravamo per volontà di costruire un mondo più giusto.In molti impegnati politicamente della tua generazione gli atteggiamenti violenti si vedono solo quando si tratta di decidere chi deve andare in un C.d.A. di una qualche azienda a capitale pubblico o in qualche ente di secondo grado saluti
Pubblicato il 11 07 2007 alle 15:57
Io non so chi tu sia Vittorio, ma ti hanno informato male. Io rispetto sia la tua opinione che quella di Giovanni Benaglia in quanto, se ho ben capito, provenite da diverse esperenzie storico-politiche legate anche a questioni di carta d’identità.
Non mi sento però di concederti rispetto quando usi il termine che il sottoscritto “criminalizza gli extracomunitari”, in quanto questo è puro dileggio che respingo decisamente al mittente. La vendita di merce contraffatta è un reato;la resistenza a un pubblico ufficile con conseguenti percosse e/o lesioni sono reati. Io denuncio tali fatti sia che vengano commessi da stranieri o da cittadini dell’ unione europea perchè non esiste una diversa catalogazione di chi delinque a seconda del colore della pelle.
Cordialità
Roberto Biagini