Monthly Archives: giugno 2007

“Una testa, un voto”. O, forse, è meglio di no??

Sulle regole la situazione è questa: c’è chi vuole l’Assemblea Costituente completamente eletta nelle primarie, con il principio “una testa un voto”  e c’è, invece, chi vuole delle quote di diritto per i parlamentari, i consiglieri regionali e i sindaci delle grandi città. I più scettici del principio “una testa un voto” dicono: ”se candidiamo un sindaco, un deputato, un consigliere regionale e così via contro un emerito sconosciuto si finirà con quest’ultimo schiacciato dal consenso vasto del primo. Si vanifica, così il tentativo di rinnovamento della classe dirigente del nuovo Partito. Volete mettere la rete di rapporti che ha un pubblico amministratore con uno invece che non lo è???“. Mah!? Non sono molto d’accordo. La regola “una testa un voto” è quella che ci consente di realizzare due obiettivi vitali per il nuovo partito:  da una parte una partecipazione democratica allargata e dall’altra di mettere in gioco nuove classi dirigenti che non ci stanno ad essere cooptate o a piegarsi a giochi vuoi di corrente piuttosto che di appartenenze personali.
Poi, se gli elettori delle primarie, partecipando alle consultazioni, premiano con il voto il sindaco invece del candidato sconosciuto vorrà dire che quel sindaco (o consigliere regionale, deputato, ecc…) è un bravo amministratore e dà fiducia agli iscritti del Partito Democratico. Se  invece prevale  il candidato sconosciuto, o comunque il nome noto non fa un bel risultato? Ecco perché l’obiezione al principio “una testa un voto” non mi convince: perché a farla è soprattutto chi ha molto da rimetterci (vedi, ad esempio, i parlamentari che sono stati nominati dalla segreterie e non eletti dagli elettori).
 

Affari miei 5

Oggi è una delle mie abituali giornate in cui il fancazzismo mi assale e non mi fa combinare niente. Poi ci si mette anche la giornata che si raddrizza nel pomeriggio, e passa da un sole sbiadito della mattina a uno bello pieno con un venticello fresco che fa tanto giornata di fine aprile-primo di maggio del pomeriggio. Tutto questo messo assieme mi invita a prendere la bici e andare nel mio solito negozi di dischi TUTTO 50% PER CHIUSURA LOCALI (che a dire la verità è da metà aprile che è lì e si vede che o non vendono o non hanno intenzione di chiudere) per colmare una mia enorme lacuna musicale: non ho mai avuto SGT. PEPPER’S LONELY HEARTS CLUB BAND, dei mitici Beatles. Le conosco tutte le canzoni di quell’album: With a little help from my friends (di cui resta memorabile la versione a Woodstock fatta da un giovane e sconosciuto Joe Cocker), Lucy in the sky of diamond (come suggerisce l’acronimo del titolo scritta, sembra, sotto l’influenza dell’LSD), When I’m sixty-four (che a sentirla oggi verrebbe da chiedere a Paul McCartney se ci ha preso quella volta), e poi la bellissima A day in the life. Ma l’album no, non ce l’avevo proprio. Entro spedito verso il settore della musica pop-straniera, lo vedo lì con la sua confezione rossa, loro quattro vestiti da suonatori di banda dietro al tamburo con la scritta SGT PEPPERS LONELY HEARTS CLUB BAND (forse il titolo mi piace perchè parla di cuori solitari???) contorniati da personaggi famosi. Lo prendo, poi prendo anche il White Album (se volete ne parliamo un altro giorno ma basta un pezzo su tutti: Blackbird) e mi avvio alla cassa. La cassiera, ad alta voce, alla amica: “Cosa ti avevo detto, ha preso Sgt. Pepper?” facendomi capire, in questo modo,  che avevano commentato sul fatto che un allucinato, io, era entrato di corsa nel negozio, sicuro come un pompiere, preso il cd (il disco no, eh sì, mi ci vuole tutto lo stipendio di uno dei miei molteplici incarichi) e pronto con due deca nelle mani per pagare, impaziene come un bambino con il sacchetto di caramelle nelle mani. Pago, saluto con un sorriso idiota la cassiera, esco. Felice.

 

Dove stiamo andando

Consiglio la lettura di questo articolo di D’Avanzo su La Repubblica di oggi: Una nuova P2 ricatta la politica debole:

A mio avviso è veramente inquietante…

Buona lettura