Partito Democratico: tra sogno e realtà
Pubblicato da Giovanni Benaglia
Il mio intervento sul PD inviato alla stampa:
Egregio direttore,
non ci siamo accorti, in questi mesi, del solco che c’è fra l’enunciazione delle teorie riformiste e la loro quotidiana applicazione. Solco che contribuisce ad aumentare la distanza fra la politica e la gente. Mi spiego meglio. Si dice che il Partito Democratico tutelerà il mercato e la concorrenza. Guardiamo le privatizzazioni che abbiamo fatto. Quella di Telecom nel 97 è la più brutta a livello europeo. Oppure quelle delle municipalizzate: alle inefficienze gestionali pubbliche abbiamo sostituito le efficienze del privato, unicamente, però, a livello di profitto. Il servizio è clamorosamente scadente. Il Partito Democratico combatterà gli sprechi. Perché non presentiamo una proposta di legge per abolire le Province, la cui utilità non è certo superiore al loro costo? Il Partito Democratico combatterà le rendite per liberare le energie. Non mi risulta una proposta forte per abolire gli ordini professionali. Il Partito Democratico premierà il merito e non l’appartenenza. Le nomine nazionali negli enti e nelle aziende sono state fatte con un certo riguardo all’appartenenza.
Il Partito Democratico sarà il partito del rinnovamento e delle nuove classi dirigenti. Il Comitato Promotore, depositario delle regole, non è un capolavoro di rinnovamento, né anagrafico né di metodo: i partiti e le correnti ci sono tutte, la società civile è più un inciampo che un’intenzione. Ricordo anche l’uso disinvolto che abbiamo fatto dell’attuale legge elettorale. Criticata pesantemente, ma applicata con dovizia nei suoi aspetti più deteriori: il metodo di formazione della lista dei parlamentari è stato poco “riformista”.
A livello locale il divario è identico: si dice che il Partito Democratico sostituirà lo sviluppo quantitativo del territorio con lo sviluppo qualitativo. Motori immobiliari, varianti, accordi di programma, inceneritori, dimostrano il contrario. Per non parlare dell’equità fiscale: la lotta all’evasione e al lavoro nero da noi languono.
Non credo nel potere taumaturgico delle cose né in quello salvifico delle scatole: perché il PD oggi è solo una scatola, piena di belle cose (e ci mancherebbero che ci fossero quelle brutte). La vita quotidiana ha, invece, pochi fronzoli e molta sostanza: la differenza fra ciò che diciamo è quello che facciamo non possiamo nasconderla sotto il tappeto. Faccio una proposta: parliamo un po’ di meno e dimostriamo un po’ di più quanto sarà bello il Partito Democratico. Solo così possiamo costruire il successo di questo progetto.
Una postilla: durante il congresso provinciale dei Ds io, insieme a tutte le minoranze, ho posto il problema della distanza fra politica e cittadini e la sfiducia di questi nei confronti della classe politica. Nonostante nessuno avesse fatto nomi ma posto solamente un problema, c’è stato qualche compagno che si è sentito offeso e ci ha duramente criticato. Il dibattito di questi giorni ha reso giustizia delle nostre affermazioni: il tempo, ancora una volta, è galantuomo.