Monthly Archives: aprile 2007

Diario Fiorentino 2

Al congresso dei DS di Firenze ho ascoltato i seguenti interventi:

1. RENATO ZANGHERI. Ha parlato di Antonio Gramsci. Nulla da dire: molto interessante.
2. GAVINO ANGIUS. Senza ombra di dubbio il migliore di tutto il congresso, con molti passaggi toccanti come quando si vergogna a chiamare i compagni che lasciano il partito “pezzi dei Ds che se ne vanno”.  Ha sbagliato ad andare via: quel giorno, però, ha detto che voleva aspettare e vedere.
3. FABIO MUSSI. Bello e in gran parte condivisibile. Sono d’accordo sulle tesi ma non sulla sintesi: andarsene, come ho già scritto, non serve. Un consiglio: cambiare look perché assomiglia in un modo inquietante a un noto dittatore.
4. WALTER VELTRONI. Qui ho un dissidio: il mio veltronismo smisurato mi porta a considerare tutto quello che dice praticamente sublime, anche se sta leggendo l’elenco del telefono. In realtà è stato il suo solito monologo sentimentale, Internet e Africa, la Sinistra e i bambini che muoiono di fame, la riscoperta dell’alba, ecc… Intervento da candidato in pectore. Bello, però, il passaggio su cosa vuol dire essere di sinistra: non conta come ci chiamiamo ma le cose che facciamo. D’altronde, come dice lui, Martin Luther King non era di certo iscritto al PSE.
5. PIERLUIGI BERSANI. Non mi è piaciuto molto. Troppi giudizi tagliati con l’accetta, in particolare quello su Angius. Eppoi tutte ‘ste storie delle liberalizzazioni che sono di sinistra, lenzuolate, cuscinate, pigiama-party tariffari: insomma non è che con due ricariche abbiamo rifatto l’Italia!
6. ROMANO PRODI. Non giudicabile. Blando come una camomilla. Ho resistito cinque minuti poi, visto che aveva lo stesso ritmo di una predica di un anziano frate camaldolese, ho preso e sono andato al bar, per essere pronto per ascoltare il successivo intervento in scaletta: quello del Lider Maximo. Giudizio ascoltato alla toilette: angosciante.
7. MASSIMO D’ALEMA. Embè…Molto bello e interessante, la caratura del leader c’è tutta e, se devo dire la verità, in parte mi ha convinto. Mi è rimasta impressa questa frase, non so perché: “Extra Ecclesiae nulla salus”. Di certo il giudizio sul suo intervento non nasce da questa citazione latina.
8. MICHELE SALVATI. Senz’altro lui era contento, turbo-ulivista della prima ora. Non l’ho ascoltato, forse perché prevenuto o perché il caldo era opprimente.

INTERMEZZO: Cettina e Lele di un Medico in famiglia (che sembra a questo punto una fiction riformista) leggono alcuni contributi esterni, uno in particolare di Vincenzo Cerami. Non dico niente, penso solo al mio povero Guevara appeso in camera….

9. FAUSTO RACITI. Liturgico, con poca grinta, all’insegna del “volemose bene”. Per chi non lo sapesse è il nuovo segretario nazionale della Sinistra Giovanile. Se ci fossi stato io due o tre missili li avrei tirati. Ma la mia è invidia, ovviamente.
10. PIERO FASSINO, comizio di chiusura. Se D’Alema mi aveva convinto lui ha fatto di tutto per farmi tornare sui miei passi. Il passaggio sulla laicità è stato sconvolgente: io ho capito che per lui la laicità è un valore mediabile fra chi è laico devoto e chi è teo-dem. E poi, vivaddio, ma almeno la Locomotiva di Guccini la potevano mettere…..

 

Comunicato stampa: “Sì alle primarie per eleggere il leader del Partito Democratico riminese”

Sono pienamente d’accordo sul fatto che Rimini debba essere il laboratorio per costruire il nuovo Partito Democratico. E lo dobbiamo realizzare con idee e metodi innovativi. Condivido quindi la proposta del consigliere Fabio Pazzaglia: primarie per scegliere il leader ma soprattutto primarie sui contenuti. Perché dovrà essere “il Manifesto” di ogni candidato l’oggetto principale del nostro confronto: ognuno avrà il suo, che potrà essere anche differente su temi fondanti, come la laicità e i diritti civili, che in questo momento ci dividono.
Alla fine però dovranno essere i cittadini, i nostri elettori a scegliere che cosa dovrà essere il Partito Democratico e chi lo dovrà rappresentare, e non i partiti che finirebbero per fare una mediazione necessariamente al ribasso, ancorata alle vecchie logiche di una politica oramai scollegata dalla maggioranza dei cittadini.
Facendo così, inoltre, fughiamo qualsiasi dubbio: il PD non deve essere la somma di due gruppi dirigenti ma un progetto che ha un’anima, che vuole rivoluzionare la partecipazione alla vita politica, che vuole includere e non escludere idee e pensieri differenti.
La novità dei congressi di DS e Margherita è che c’è qualcuno all’interno dei gruppi dirigenti che ha deciso di scommettere sullo strumento della partecipazione allargata a tutti i cittadini interessati mettendosi in sintonia con le elettrici e gli elettori dell’Ulivo che non chiedono altro che poter partecipare. E’ questo il motivo per cui ho deciso di restare, per dare un contributo alla costruzione del nuovo progetto: realizzare finalmente una democrazia partecipata per includere nella sfera della politica più cittadini possibili. A Rimini abbiamo l’occasione di realizzarlo in anticipo: non credo che ci manchi il coraggio per farlo.

Andarsene non serve

Innegabilmente per noi è tutto più difficile: veniamo da una storia antica e appassionante, da idee, lotte, valori, simboli, nomi e persone che rappresentano prima di tutto un’appartenenza, un porto sicuro in cui rifugiarsi. Per la Margherita non è così: loro il porto lo hanno lasciato quindici anni fa. Le lacrime, quelle soltanto, testimoniano la difficoltà: a Firenze c’erano, le ho viste e le ho sentite, a Roma non ci sono state. Tutto qua, se volete.
Ma andarsene non serve. Semplicemente perché la nostra casa ormai non c’è più. Hanno deciso di venderla e in qualunque posto noi andremo, qualunque forza o movimento costruiremo, non sarà più casa nostra ma sarà altro. Io vi dico che vale la pena di restare. Chi la nostra casa l’ha chiusa ci ha promesso che tutto sarà diverso: il rifugio, se vogliamo, lo possiamo costruire insieme con strumenti nuovi, allargando la partecipazione a quella società che millantiamo di voler rappresentare ma che in realtà non conosciamo. Vale la pena di restare, dicevo, perché è a loro che dobbiamo proporre le nostre idee: non ai burocrati, ai capi correnti, ai piccoli vassali locali, ma alle persone che alla mattina si alzano, escono di casa, affrontano la giornata, chiedono una risposta ai loro problemi. Sono loro la nostra speranza: quelli che se ne fregano degli editti della Chiesa, quelli che convivono e non si sposano perché l’amore esiste anche senza legame giuridico, quelli che vivono un amore che per i benpensanti bigotti non è tale ma semplicemente devianza, quelli che hanno un lavoro precario o non ce l’hanno e di flessibilità non vogliono morire, quelli che abbiamo fatto finta di non vedere in tutti questi anni. Quelli che quando sarà ora parteciperanno secondo coscienza e non convenienza, senza dogmatismi o liturgie, senza mediazioni per finti opportunismi.
Due considerazioni mi hanno colpito in questi mesi. La prima di Ilvo Diamanti che in una intervista all’Espresso dichiara che “i nostri figli ci dovrebbero uccidere. Già ma poi cosa gli rimane? Per come vivono, noi gli siamo indispensabili perché il nostro controllo su di loro è totale. Non gli abbiamo lasciato nemmeno lo spazio per la ribellione“. La seconda mi è stata fatta durante una passeggiata pomeridiana. Suonava più o meno così:”Ti rendi conto che i politici di oggi stanno costruendo un futuro che per l’età che hanno non vedranno neanche?
Ci dobbiamo provare mettendoci ancora una volta in gioco. Perché questo Partito Democratico non dobbiamo farcelo costruire ma lo dobbiamo costruire. Non dobbiamo farcelo dare in eredità ma ce lo dobbiamo prendere. Non dobbiamo aspettare ma incalzare sui temi e sui valori. Perché il futuro è nostro e non di chi oggi ci racconta che la nostra casa ormai è brutta e cadente ma si dimentica di dirci perchè l’hanno ridotta così. Perché sia un Partito che rappresenti veramente la società, quella che noi conosciamo e che ci ritroviamo ad affrontare tutti i giorni, quella che è più avanti dei politici che pensano di rappresentarla.
Continuiamo a farlo insieme questo pezzo di strada: lo dobbiamo prima di tutto a noi stessi, alle battaglie che abbiamo fatto, alle idee nuove che abbiamo messo in campo, alla semplice e vera voglia di partecipare che abbiamo dimostrato in questi mesi.
 

Diario Fiorentino 1

Ho partecipato al congresso nazionale dei DS a Firenze. Tre brevi episodi:
1.Venerdì mattina, mio primo giorno. La mia truppa arriva nella hall dell’albergo. Notiamo subito che bisogna aspettare quaranta minuti per avere un taxi: tutti impegnati con il congresso Ds. Ma siamo fortunati: c’è una persona in albergo che si deve dirigere anche lui al Pala Mandela. E’ lì che aspetta da mezz’ora e noi gentilmente chiediamo se possiamo fare il viaggio insieme. Lui, altrettanto gentilmente, acconsente. L’attesa dura dieci minuti. Montiamo sul taxi e uno di noi fa al tassista:”Però farci aspettare quaranta minuti per un taxi!! Ce ne vorrebbero di più a Firenze“. Il tassista, palesemente arrabbiato con il mondo, con il traffico di Firenze e con tutti i politici in generale, lo guarda e in perfetto dialetto toscano gli fa:”Eccerto(tutto toscanamente attaccato) diamo 2.000 licenze in più e poi domenica, quando il congresso è finito, cosa facciamo? Ci troviamo con 2.000 taxi in più e senza lavoro“.
Il compagno tranquillissmo:”Ah lei ha ragione. Comunque noi abbiamo aspettato quaranta minuti. Pensi che a Londra e a Parigi i taxi funzionano meglio, costano meno, e sono più veloci
Il tassista ormai esploso ha incominciato a inveire contro Bersani, contro la bassa produttività del suo mezzo, contro gli autobus in generale che bloccano le corsie preferenziali. Il compagno che ci ha ospitato, lui si in attesa da quaranta minuti, ha fatto da paciere facendo notare che se c’era uno che aspettava da quaranta minuti era lui e non certo noi. Per la cronaca: 14 euro per 3 km. di viaggio. A me sembra un po’ tanto.

2. Venerdì sera. Rientro in albergo. Scendo dall’autobus e mi accorgo che c’è uno che si vuole buttare giù da una gru alta cinquanta metri. Entro e assieme a un altro avventore della locanda facciamo notare al portiere l’accaduto invitandolo a chiamare le forze dell’ordine.
Il portiere, annoiato:”Lo so. Ma tanto cercano di buttarsi una volta alla settimana. Vedrete che qualcuno avrà già chiamato i carabinieri“.
Io rimango basito, l’altro avventore, preoccupatissimo, gli fa:”Ma lei sa in che casini adesso va il proprietario della gru?” Rimango basito il doppio. E io che credevo pensassimo alle motivazioni umane che hanno portato quella persona a tentare l’insano gesto!! Salgo sull’ascensore assieme al suddetto che mi ribadisce ancora una volta il pericolo a cui va incontro il proprietario della gru. Lo guardo, sorrido e faccio “Ecco il mio piano, sono arrivato. Buonanotte“. Per la cronaca: il tipo non si è buttato e il proprietario della gru può tirare un sospiro di sollievo.

3. Questa invece me l’hanno raccontata. A Firenze è impossibile trovare parcheggio. Tre compagni hanno preso alloggio in pieno centro. Finita la giornata rientrano per riposarsi e devono parcheggiare la loro auto. Primo tentativo. Trovano posto vicino a un cassonetto. Due scendono per spostarlo e far posto. Ovviamente, come in ogni educata città italiana,  attorno c’è di tutto, compreso un armadio dismesso. Spostano anche questo, fanno un perfetto parcheggio da scuola guida, mah!, si accorgono solo dopo che c’è un divieto di sosta con rimozione. Perfetto, ripristinano lo stato di fatto (armadio compreso) montano in auto e se ne vanno. Secondo tentativo. Parcheggio privato custodito. Entrano e parcheggiano. Uno va alla cassa pagare.
Lui: “Buonasera, noi staremmo fino a domani mattina. Quant’è?”
Il custode:” Non le conviene pagare a ore, ma prendere la mezza giornata
Lui: “Ok. Quant’è?“  Il custode: “Trentotto“  Lui: “Centesimi???” Il custode: “No euro“  Lui:”Trentotto euro per una notte? Ma gli date anche da mangiare????“. Per la cronaca loro spendevano 25 euro per dormire. Non escluderei che abbiamo fatto dormire l’auto con loro.

 

Affari miei 3

RIMINI 1 – CESENA 0 Gol di Matri al 2° minuto del primo tempo. Siamo stabilmente quarti. Una bella giornata.

No comment

Bersani su La Repubblica di oggi: “Nè Craxi nè Berlinguer nel Pantheon del PD”. Perchè? Risposta:”La storia del Novecento è già molto saputa e molto conosciuta. Oltrepassarla è il problema, non rinverdirla o riconsiderarla; questi sono esercizi che vanno lasciati agli storici”. Io in camera ho questo poster, 70×100

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Quindi, no comment!!!

Affari miei 2

Poca voglia di stare chiuso in ufficio oggi. Ti credo, con una giornata così! Interrogo la coscienza:”Vado a fare un giro al porto o sto qui a lavorare?” Lei, diligente: “Lavorare, ovvio”. Io: “Ovvio”. Scendo, slego la bici, chiudo il giubbetto e mi avvio verso il porto. Come un allocco mi faccio attirare dall’insegna “PER RINNOVO LOCALI CD MUSICALI AL 50%”.  Quando sto così come oggi ho bisogno di 1. andare a fare un giro oppure 2. comprare qualcosa. A volte anche tutte e due le cose insieme. Entro. Compro i seguenti CD: 1. Sergio Endrigo, “Raccolta di Canzoni”. Grande cantautore recentemente scomparso. Due canzoni su tutte: “CANZONE PER TE” e “IO CHE AMO SOLO TE”. 2. I Giganti, “Raccolta”. Vi chiederete: “e chi sono i GIGANTI???” Domanda pertinente: gruppo famoso sul finire degli anni 60 e primi anni 70. Furono quelli che lanciarono il ritornello “mettete dei fiori nei vostri cannoni”. Una canzone su tutte UNA RAGAZZA IN DUE. 3. Tris di NOMADI: “Con me o contro di me” l’ultimo uscito e per me bellissimo, “Corpo estraneo” del 2004 e “I Nomadi la musica dei ’70″, una raccolta di canzoni degli anni 70: qui scelgo OPHELIA scritta da Guccini e cantata da loro live in una versione unplugged da pelle d’oca. Esco leggermente risollevato. Poi faccio un giro sulla palata del porto, meno trafficata rispetto a sabato o domenica. Gente che pesca, coppiette che passeggiano. Gigioneggio mezz’ora lì attorno e poi torno in ufficio. Chiudo così un tranquillo venerdì pomeriggio di apatia. Buon week end.

 

Compagni di scuola

Ho letto il libro di Andrea Romano, Compagni di Scuola. E’ interessante. La sua teoria è che Veltroni, D’Alema e Fassino sono i rappresentanti di una famiglia politica, nata e formatasi con Enrico Berlinguer e svezzata da Occhetto (che ricambieranno cacciandolo dopo la sconfitta del 1994), che però non ha saputo mai mettersi in discussione né rinnovarsi, condannando, come dice l’autore, la propria tradizione al declino. Da sottolineare il passaggio sul Partito Democratico: “nel traguardo del Partito Democratico la leadership post comunista ha trasferito l’ennesimo sforzo di conservazione della propria unità familiare. Tutti insieme, ancora una volta, come siamo riusciti a fare a ogni svolta di una storia piena di insidie. Ieri la minaccia era la fine del comunismo, oggi è il declino della breve esperienza dei Democratici di Sinistra, ma ne usciremo come sempre uniti: tu terrai a bada la sinistra (D’Alema), tu indicherai un orizzonte leggendario (Veltroni), io in sala macchine (Fassino)”.
Si fa il Partito Democratico per non cambiare niente ma semplicemente per consentire a questa famiglia di stare uniti. Andrea Romano ha ragione: se non altro perché la nudità dei fatti lo dimostra. Nei paesi “normali” (altra citazione D’Alemiana) quando un partito non va elettoralmente si cambia la classe dirigente: qui noi cambiamo il partito. Il Labour Party ci ha messo vent’anni per tornare a governare e lo ha fatto solo dopo aver creato una nuova classe dirigente.  I Ds questo non l’hanno mai fatto. Su questo Romano è chiaro: “risulta perciò patetico e retorico allo stesso tempo l’invito a “un atto di generosità della nostra generazione” verso i giovani, formulato di tanto in tanto da Massimo D’Alema. Perché si è generosi nel controllo e nella cessione di un bene personale di cui si ritiene di disporre in piena autonomia, in base agli umori del momento. E perché è la responsabilità, e non certo la generosità d’animo, a qualificare una classe dirigente alla prova del mutamento“.
Sempre D’Alema al congresso della Sinistra Giovanile ci ha consigliato di bussare alle porte di questa classe dirigente. Il problema non è bussare ma capire la disponibilità del padrone di casa ad aprire: l’esperienza riminese mi insegna che il padrone di casa non solo non apre ma addirittura, per evitare che qualche infiltrato clandestino possa trovar delle comodità, fa sparire le poltrone dal tinello. E’ questo il concetto della politica non come responsabilità ma come bene personale: Rimini, anche in questo, docet!
 

Se lo sa D’Alema…

Congresso provinciale Ds, Hotel Continental, il venerdì. Sono al tavolo della presidenza. Alla mia sinistra c’è il rappresentante della Segreteria Nazionale Ds mentre alla mia destra c’è un giovane compagno, prima volta alle prese con un Congresso e, per di più, svolto al tavolo della presidenza.
Inizia la liturgia. Parla per primo il presidente del Congresso, poi il segretario uscente e infine tocca ai candidati. Io sono il terzo, l’ultimo, quindi ho un po’ di tempo.
L’attesa mi innervosisce. Perché devo parlare davanti a 330 delegati, perché dio mio non mi ricordo cosa devo dire, perché sono combattuto se leggere l’intervento o farlo a braccio. Incomincio, come faccio sempre quando l’angoscia mi assale, a piegare dei fogli di carta che raccolgo sul tavolo.  Spatacco qualche minuto facendo degli origami. A un certo punto lil rappresentante della segreteria nazionale mi fa: “Mi sembri D’Alema. Quando viene alle riunioni della segreteria ne fa un mucchietto che poi io raccolgo alla fine.”
Io mi giro, l’ascolto, la guardo, penso “non sa che sono diessino di rito veltroniano” e, infine, sfoderando quel ghigno che mi ha accompagnato per un mesetto abbondante, le dico: “Non mi hai fatto un gran complimento a paragonarmi a D’Alema”.
Il compagno giovane alla mia destra sbianca. Passano due minuti, continuo a violentare dei pezzetti di carta, poi lui, preso il coraggio in mano, ancora bianco come un lenzuolo mi fa: “Ma sei matto! Ma se lei poi glielo racconta a D’Alema che non vuoi essere paragonato a lui?”.
Io taccio, ovviamente, ma semplicemente perché è il mio turno a parlare. Il ghigno, però, glielo faccio lo stesso. Se poi lo viene a sapere cosa sarà mai! Gli dirò: “Mettiti in fila, please, e prendi il numero che c’è la fila di quelli che ce l’hanno con me”.
 

Sorprese di Pasqua

L’articolo di Claudio Monti oggi su La Voce, a pag. 17, è semplicemente fantastico! La parte più bella, ovviamente, è questa:”B come Benaglia. Qui ci aiuta la Pasqua e in particolare la prima stazione della via crucis: Benaglia è condannato a morte. I sommi sacerdoti, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Benaglia, a norma dell’art. 50 del Testo Unico degli Enti Locali. Dovrà dire addio alla Società delle Fonti. (D)io ti ho creato e Io ti annullo (dal vangelo secondo Nando). Siamo così entrati nei giorni della passione. E qui si narra di qualcuno che scende dalla croce e di qualcun altro che ci sale, di laiche resurrezioni e di sacri congressi. Di Querce, di ulivi e di spine. Di promozioni e premonizioni, di scranni, troni e sepolcri”.

Mentre io cerco di capire come si fa a mettervi a disposizione l’articolo completo vi invito a leggere la storia di Crono, il Dio Greco piuttosto suscettibile che aveva l’abitudine di mangiarsi i figli perchè aveva paura che prendessero il suo posto.