Lettera aperta a Ferdinando Fabbri
Pubblicato da Giovanni Benaglia
Caro Ferdinando Fabbri,
il significato corrente che tutti i vocabolari assegnano alla parola “triade” è quello di “insieme formato di tre elementi, siano essi cose, persone o altro”: questo è il concetto che io ho inteso esprimere usando quella parola. La polemica, quindi, non ha fondamento.
In questa vicenda la cosa grave è che tu ti senta legittimato a punire una critica di carattere politico, espressa a margine di un momento particolarissimo della vita di un Partito, e cioè il congresso, che è il punto più alto del confronto democratico, utilizzando il potere che ti deriva dal tuo incarico istituzionale.
Il tutto facendo delle minacce neanche del tutto velate: scrivi, infatti, che ho bisogno “dell’alt”. Cosa significa questa tua affermazione? E’ questo il tuo concetto di Partito Democratico? E’ così che ti approcci a costruire un partito nuovo, fondato sulla democrazia, sulla trasparenza, sul confronto?
Inoltre affermi che i miei sarebbero argomenti “pretestuosi”, che si limitano alla “superficie dei problemi senza avere l’umiltà e la fatica di confrontarsi per ascoltare e non solo per perorare”, “argomenti triti e ritriti sull’operazione stadio”, “mancanza di qualsiasi tesi e analisi concreta”. Perchè tutto questo non lo hai detto durante il congresso provinciale, visto che hai parlato dopo il mio intervento? In ultimo, ho sempre pensato che mi avessi indicato in considerazione delle mie capacità professionali politiche e tecniche. Mi sbagliavo: lo hai fatto perché pensavi, in questo modo, di assicurarti la mia cieca obbedienza. Non l’obbedienza dovuta alle Istituzioni che mi hanno nominato, ma solo ed esclusivamente alla tua persona. Forse questo significa, invece, che le altre nomine le hai fatte seguendo questo criterio?
Non sono né un tuo suddito né un tuo dipendente. In quanto alle dimissioni non sono certo “attaccato alla poltrona”; se i motivi sono gravi, se ho violato il valore e le regole che governano le Istituzioni che rappresento, devi essere tu a comunicarlo formalmente agli Enti presso i quali presto la mia opera, attivando le procedure atte a revocarmi il mandato.
Ti segnalo, infine, quanto sia grave l’ingiunzione a dimettermi da Sindaco Revisore della Società delle Fonti che hai fatto. Dovresti sapere che per quel ruolo non rispondo del mio operato né a te né all’Istituzione che rappresenti. Rispondo semplicemente all’etica e alla legge. Per questo motivo non darò le dimissioni: se lo facessi non difenderei più i cittadini.
Caro compagno Fabbri, non rappresento né ora né mai i tuoi desideri. Il gesto che hai compiuto non fa più parte della democrazia ma è altro. Non ti preoccupare, comunque: non chino la testa di fronte alle tue minacce, nè io nè chi mi ha dato la fiducia. Andiamo avanti, con serenità e determinazione. Noi non abbiamo bisogno di darti l’alt: l’hanno già fatto gli iscritti del nostro partito con il voto di sabato. Ed è questo, in fondo, ciò che ti dà più fastidio.
2 Commenti »
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Pubblicato il 29 03 2007 alle 09:35
SAREBBE ORA CHE INIZIASTE A LAVORARE PER IL PARTITO E NON PER VOI STESSI….. AVETE STANCATO ANCHE GLI APPASSIONATI…. SIETE PESANTI ED IN QUESTO RAFFIGURATE BENE LA POLITICA.
Pubblicato il 30 03 2007 alle 21:47
volevo rispondere a Roberto:
é tanto tempo che noi lavoriamo per il partito facendo campagne elettorali, lavorando alle feste dell’unità e frequentando le nostre sezioni per parlare di politica e cercando di capire i vari problemi che tanti cittadini hanno e risolverli nei luoghi istituzionali dove molti nostri compagni sono impegnati. Noi ci appassioniamo e durante il nostro congresso abbiamo portato dei temi dove tanta gente è d’accordo con noi. La politica è difficile e seria, speriamo di non cambiare mai e continuare con le nostre battaglie che vedo stanno dando fastidio a parecchi.