“Pur non la quercia essendo….”: intervento al congresso DS provinciale del 24.03.2007
Pubblicato da Giovanni Benaglia
“La prima, essenziale, semplice verità che va ricordata a tutti i giovani è che se la politica non la faranno loro, essa rimarrà appannaggio degli altri, mentre sono loro, i giovani, i quali hanno l’interesse fondamentale a costruire il proprio futuro e innanzitutto a garantire che un futuro vi sia”.
Così nel 1982 Enrico Berlinguer si rivolgeva ai giovani del Partito Comunista Italiano.
Noi quell’invito lontano lo accogliamo oggi, entrando nel confronto politico del nostro partito, consapevoli che solo così possiamo avere quel rinnovamento della classe dirigente che è stato promesso e mai mantenuto.
Noi siamo già il Partito Democratico, quello che vuole nuove forme di politica, quello che vuole coinvolgere nel dibattito le persone, quello che, a dirla con Fassino “incoraggia i giovani a scommettere su di sé, sul proprio talento, sulla volontà di realizzare le proprie aspirazioni di vita“.Noi siamo già il Partito Democratico perché siamo andati oltre alla divisione per mozioni: io rappresento un gruppo di compagni e compagne che hanno votato le tre mozioni congressuali e che hanno superato da subito questo schema vecchio unendosi, invece, sulla base di un chiaro e preciso progetto politico.
Ma pensiamo veramente di richiamare la gente alla politica in questo modo? Pensiamo che a qualcuno interessi, là fuori, se uno ha votato una mozione piuttosto che un’altra, quando non riesce ad arrivare alla fine del mese, ha un lavoro precario, non ha una pensione dignitosa o, semplicemente, non ce l’ha per niente? O forse ci considera unicamente perché gli proponiamo una soluzione, gli indichiamo una strada, un percorso?
Nel Medioevo, quando il nemico era alle porte, le città alzavano il ponte levatoio, si isolavano dal mondo, e aspettavano che tutto passasse. Ecco, noi in questi anni abbiamo fatto uguale: ci siamo chiusi nel nostro fortino, ci siamo divisi in mozioni o in clan, abbiamo sollevato il ponte levatoio perché fuori c’era il nemico, quello che ci criticava, quello che ci chiedeva di cambiare e di migliorare. Ecco, noi siamo qui per dirVi che questo ponte levatoio lo dobbiamo abbassare, perché fuori non ci sono i nemici, ma ci sono le persone quelle che noi voglia riportare al centro del dibattito politico. LA PERSONA e non gli INTERESSI DI ALCUNE PERSONE. Democrazia partecipata. E’ ciò che noi vogliamo per il nostro Partito ma anche per i Comuni che amministriamo.
Mettere al centro la persona nel nostro partito vuol dire valorizzare i compagni nelle sezioni che sono i veri e propri punti di collegamento fra il governo e il territorio, fra Partito e iscritti. Le sezioni devono essere uno strumento per testare le politiche di governo, per aiutare i nostri amministratori a prendere decisioni giuste per la collettività, per capire sempre e comunque i bisogni dei cittadini. Troppo spesso, invece, le abbiamo usate solo come macchine elettorali, per andare a caccia di preferenze o di consenso o come dei corazzieri per difendere scelte molto discutibili compiute da sindaci o assessori vari. Valorizzare i compagni, vuol dire, anche valorizzare gli organismi dirigenti, i luoghi dove il dibattito e il confronto dev’essere aperto e democratico. Basta con il Partito Caserma o il Partito che diventa il cane da guardia dell’amministrazione o del governo, che non discute più perché “non bisogna disturbare il manovratore”. Infine ci dobbiamo aprire ai nuovi modi di comunicare: blog, forum, chat. Non semplicemente un sito che sia un giornalino del gruppo dirigente DS, ma uno spazio libero dove gli iscritti o i cittadini possano discutere: un agorà informatico.
Poi c’è il mondo là fuori, quello che ci guarda, quella che aspetta una guida politica forte e autorevole, con un progetto politico che sappia guidarlo fuori da quello che Spinosa chiamava “l’epoca delle passioni tristi”:
Nel simposio di Platone c’è una delle più belle dichiarazioni di amore mai scritte: quella che Alcibiade fa al suo maestro Socrate. Il simposio è di duemila anni fa. Noi, invece, oggi abbiamo la Binetti che afferma che “l’omosessualità è una devianza della personalità”. Mettere al centro della politica la persona vuol dire credere che ognuno possa amare, sposarsi o non sposarsi, vivere e perché no scegliere di morire liberamente seguendo la propria coscienza e le proprie convinzioni. Vuol dire che in ogni momento la politica tutela i diritti civili individuali. Noi chiediamo il riconoscimento delle famiglie di fatto, etero e non, negli Statuti Comunali, realizzare politiche di sostegno, nonché iniziative culturali sulle tematiche gay e lesbica. Non svendere, soprattutto, per motivi di convivenza politica con gli altri partiti cattolici della coalizione, la nostra identità.
Mettere al centro LA PERSONA nel dibattito politico vuol dire, anche e soprattutto la tutela dell’ambiente. Una discontinuità totale e una ferma condanna della politica di gestione del territorio portata avanti da molti enti locali della Provincia di Rimini, soprattutto del Comune di Rimini, che non mette al centro la persona e lascia la pianificazione del territorio in mano esclusivamente ai privati. Il territorio è un bene che non è nostro, ma dei nostri figli, e noi semplicemente lo abbiamo in custodia. La politica in questo deve dare l’esempio, non come è stato fatto finora, che invece di tutelare l’ambiente l’ha svenduto a poche e cementificate e lobbies. Le nostre amministrazioni devono dare l’esempio nel risparmio delle risorse ambientali razionalizzandone l’uso.
In ultimo la questione dei rifiuti: la termodistruzione dei rifiuti è inefficiente se rapportata alla produzione di metano per via biologica ottenuta separando il rifiuto organico da quello non organico.
I rifiuti organici da utenze domestiche devono essere avviati al compostaggio oppure al convogliamento, qualora possibile, in depuratori per la produzione di metano e quindi cogenerazione: la termodistruzione, oltre ad avere un basso rendimento di produzione energetica, è anche causa di gravi patologie secondo alcune evidenze scientifiche. Eliminando l’organico da cucina, in tal modo si può spingere la raccolta differenziata a percentuali ben più alte rispetto ai risibili valori attuali, propagandati come veri e propri miracoli. Una esperienza in questo senso da esportare e valorizzare è quella del Comune di Coriano che ha organizzato in maniera efficiente il compattamento dei rifiuti. Nonostante questo, però, ha dovuto sopportare il peso dell’inceneritore.
La sfida ambientale è quella più importante che un Partito come il nostro deve sostenere e vincere. L’approccio fondamentale per la tutela dell’ambiente e del territorio deve quindi essere:
1. integrare e coinvolgere tutti i settori integrando e coinvolgendo tutti i settori, puntando sulla prevenzione dai rifiuti all’inquinamento industriale e domestico
2. risolvere i problemi legati alla mobilità, creando e sostenendo mobilità alternative o impiegando mezzi ecologici per il trasporto urbano;
3. riappropriarsi della pianificazione territoriale, facendo terminare la fase quantitativa di crescita che ha portato alla distruzione di gran parte del territorio provinciale senza creare nessuna utilità per il pubblico;
4. incentivare lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili.
Mettere al centro LA PERSONA ancora una volta nel campo del sociale. Passare da una politica dell’assistenzialismo a una politica del reinserimento sociale. Lo snodo importante di questo è capire il valore fondamentalmente delle cooperative sociali, quelle di tipo A e, soprattutto, quelle di tipo B che sono vere e proprie imprese, solidali ed etiche, e come tali vanno trattate e considerate.
Mettere al centro LA PERSONA, vuol dire, infine, costruire le condizioni perché anche nel nostro territorio ci sia una vera e propria equità fiscale. Le statistiche sono impietose: siamo una delle ultime province italiane per ricchezza, mentre siamo in cima alla lista per vendite di auto e beni di lusso. Dobbiamo gridarlo con forza che questa economia, così, non va più. Che non è più accettabile che pochi paghino i servizi per tutti: l’addizionale IRPEF, anche se modulata e per scaglioni, è comunque iniqua perché colpisce solo una tipologia di contribuenti: i lavoratori dipendenti mentre lascia fuori, ad esempio, la rendita immobiliare o il profitto d’impresa.
Compagni, come avete visto noi non stiamo in nessuna mozione ma stiamo semplicemente qui davanti a voi a proporVi un’altra idea di politica. Io non sono il candidato della mozione Angius, lo ribadisco, ma semplicemente rappresento il nuovo modo di intendere la politica, quello che diciamo che vogliamo mettere nel Partito Democratico.
Mi avvio a concludere. Prima, però, permettetemi di rivolgere un ringraziamento ai compagni che mi hanno consentito di fare questa esperienza e che mi hanno chiesto, da subito, di rappresentarli: Fabio, Davide, Enrico, Marco, Mirko, Mattia, Davide, Simona, Piero, Alberto, Eva, Daniele, Alessandro, Elena, Laura. A loro, alle tante compagne e ai tanti compagni che ho incontrato nelle sezioni, a voi che siete qui e a tutti quelli che credono, comunque, ancora nella “bella politica”, fatta di passione, di partecipazione, di rabbia, chiedo di rimanere sempre liberi e indipendenti, e lo faccio con le parole con le quali Cyrano, guascone romantico e spaccone ma dal carattere libero, a chi gli suggeriva, ogni tanto, di accettare le lusinghe del potere di corte, lui rispondeva “pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto, salir anche non alto ma salir senza aiuto“. GRAZIE

2 Commenti »
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Pubblicato il 26 03 2007 alle 08:31
Bravo Giovanni, avevo lasciato un post anche ieri ma non è stato inserito, speriamo bene oggi.Buona giornata
Pubblicato il 26 03 2007 alle 13:56
Giovanni i complimenti te li ho già fatti al congresso per il bel intervento che hai fatto. Hai ottenuto un gran risultato e da qui bisogna ripartire per dare uno scossone all’interno del Partito e dare una svegliata a questa classe dirigente che non ci rappresenta più e si vede anche dai risultati che sono usciti dal congresso.
Davide Nardi