Monthly Archives: marzo 2007

Canzone del maggio

Questa me l’hanno mandata via e.mail dopo che hanno letto la mia risposta a Nando Fabbri

“E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti”.

(Fabrizio De Andrè, CANZONE DEL MAGGIO)

GRAZIE. E’ la nostra colonna sonora.

 

 

Lettera aperta a Ferdinando Fabbri

Caro Ferdinando Fabbri,
il significato corrente che tutti i vocabolari assegnano alla parola “triade” è quello di “insieme formato di tre elementi, siano essi cose, persone o altro”: questo è il concetto che io ho inteso esprimere usando quella parola. La polemica, quindi, non ha fondamento.
In questa vicenda la cosa  grave è che tu ti senta legittimato a punire una critica di carattere politico, espressa a margine di un momento particolarissimo della vita di un Partito, e cioè il congresso, che è il punto più alto del confronto democratico, utilizzando il potere che ti deriva dal tuo incarico istituzionale.
Il tutto facendo delle minacce neanche del tutto velate: scrivi, infatti, che ho bisogno “dell’alt”. Cosa significa questa tua affermazione? E’ questo il tuo concetto di Partito Democratico? E’ così che ti approcci a costruire un partito nuovo, fondato sulla democrazia, sulla trasparenza, sul confronto?
Inoltre affermi che i miei sarebbero argomenti “pretestuosi”, che si limitano alla “superficie dei problemi senza avere l’umiltà e la fatica di confrontarsi per ascoltare e non solo per perorare”, “argomenti triti e ritriti sull’operazione stadio”, “mancanza di qualsiasi tesi e analisi concreta”. Perchè tutto questo non lo hai detto durante il congresso provinciale, visto che hai parlato dopo il mio intervento? Continue reading

Congresso 2007: le foto

Clicca qui per vedere le foto del congresso 2007

 

Congresso 2007: Risultati

Votanti: 310

Bianche: 36 pari al 11,65%

Nulle: 1

Voti per Andrea Gnassi: 172 pari al 55,66%

Voti per Vera Bessone: 52 pari al 16,83%

Voti per Giovanni Benaglia: 49 pari al 15,86%

Siamo contenti. Molto.

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“Pur non la quercia essendo….”: intervento al congresso DS provinciale del 24.03.2007

“La prima, essenziale, semplice verità che va ricordata a tutti i giovani è che se la politica non la faranno loro, essa rimarrà appannaggio degli altri, mentre sono loro, i giovani, i quali hanno l’interesse fondamentale a costruire il proprio futuro e innanzitutto a garantire che un futuro vi sia”.
Così nel 1982 Enrico Berlinguer si rivolgeva ai giovani del Partito Comunista Italiano.
Noi quell’invito lontano lo accogliamo oggi, entrando nel confronto politico del nostro partito, consapevoli che solo così possiamo avere quel rinnovamento della classe dirigente che è stato promesso e mai mantenuto.
Noi siamo già il Partito Democratico, quello che vuole nuove forme di politica, quello che vuole coinvolgere nel dibattito le persone, quello che, a dirla con Fassino “incoraggia i giovani a scommettere su di sé, sul proprio talento, sulla volontà di realizzare le proprie aspirazioni di vita“. Continue reading

Consiglio cinematografico

Domenica sera sono andato a vedere un bel film: SATURNO CONTRO di Ferzan Ozpetek. Per i dettagli vi invito ad andare qui. E’ un bel film che mischia il tema dell’amore, etero e non, ai temi dell’amicizia, del dolore improvviso, tutto ben recitato da un cast di attori di alto livello.La battuta più bella è stata questa:
LEI, signora cinquantenne del profondo nord in evidente imbarazzo per essere insieme a un gruppo di gay si rivolge a LUI, interpretato da un Ennio Fantastichini in forma smagliante: “Anche lei è come loro?”
LUI, con un’aria di scherno:”Come loro come?”
LEI, in imbarazzo: “Beh, si, insomma, gay?”
LUI: “Nooooooooo……..io sono Frocio!”
LEI:”Scusi, ma cosa cambia?”
LUI:”Sa, io sono all’antica…”

Bellissimo.

 

Quando i fatti dimostrano le parole!!!

Ho finito. Ieri sera ho fatto l’ultimo congresso di una sterminata serie. Dodici, e mi sono anche divertito. L’ultimo, però, è il più bello di tutti.
Se non fosse per l’episodio che mi è capitato non ne avrei neanche parlato, perché privo di particolari eventi da raccontare. Sezione riminese, livello medio alto di cultura politica, partecipazione importante, dibattito di un certo spessore.
Presentiamo le mozioni, ciascuno la sua in rigoroso ordine di presentazione: per noi manovali delle mozioni ormai le cose sono sempre quelle, rodate in congressi e congressi di sezione.
Finiamo, inizia il dibattito. Ad un certo punto si sente salire per la stanza un certo odore. Avete presente quando c’è il garbino con quell’arietta leggermente profumata di letame? Ecco, incomincia a salire piano piano nella stanza. Io ci faccio caso subito, gli altri presenti non mi pare. Imputo il tutto al PM10 inalato per strada. Oggettivamente, però, non puzza di letame. Anzi non puzza ed è questo il problema. Il dibattito va avanti. Interessante, aggiungo io.  Uno, due, tre interventi si susseguono, la puzza aumenta e tutti rimangono silenti.
Poi a un certo punto una voce, Dio lo benedica, si leva finalmente a ristabilire la verità dei fatti: “La fogna non riceve più e sta uscendo tutto..” Piccola digressione edilizia: la vasca biologica, per motivi a me sconosciuti, è stata costruita DENTRO la sezione e non FUORI. Mi viene spiegato che c’è una pompa che, se funziona, fa girare il sistema. Appunto, è quel SE che ci ha fregato. La pompa si è rotta e le conseguenze ci stanno tutte attorno, in solido e in aria.
Qui le battute, se fossi politico scaltro e peronista, si sprecherebbero: “Ecco, vedete, ormai siamo circondati e addirittura ci arriva al collo, e non solo in senso metaforico”. Oppure “ormai la situazione è sotto gli occhi di tutti e non solo: qui dentro, addirittura, è sotto ai piedi”. Non dico una parola. Seguo, invece, la folla che su invito, esce dalla sezione e si dirige da un’altra parte per continuare i lavori.
Su una cosa, però, devo dare atto ai luoghi comune: porta fortuna. Io, alla fine, ho preso tre voti.

 

 

Salire, magari poco, ma salire da solo!

Mi hanno chiesto perché mi sono candidato. Prima o poi lo spiegherò. Comunque questi versi dal Cirano de Bergerac spiegano tutto:
 

LE BRET: Se tu provassi a mettere un po’ da parte questo tuo animo da moschettiere, Cirano, il successo e gli onori ti…
CIRANO: E che dovrei fare? Cercarmi un protettore? Trovarmi un padrone? Arrampicarmi oscuramente, con astuzia, come l’edera che lecca la scorza del tronco cui si avvinghia, invece di salire con la forza?
No, grazie.
Dedicare versi ai ricchi come qualsiasi opportunista? Fare il buffone nella speranza vile di vedere spuntare sulle labbra di un ministro un sorriso che non sia minaccioso?
No, grazie.
Mandar giù rospi tutti i giorni? Logorarmi lo stomaco? Sbucciarmi le ginocchia per il troppo genuflettermi? Specializzarmi nel piegare la schiena?
No, grazie.
Accarezzare la capra con una mano e annaffiare il cavolo con l’altra?
Avere sempre a portata di mano il turibolo dell’incenso in attesa di potenti da compiacere?
No, grazie.
Progredire di girone in girone, diventare un piccolo grande uomo da salotto, navigare avendo per remi madrigali e per vele sospiri di vecchie signore?
No, grazie.
Farmi pubblicare dei versi a pagamento dall’editore Sercy?
No, grazie.
Farmi eleggere papa da un concilio di dementi in una bettola?
No, grazie.
Affaticarmi per farmi un nome con un sonetto invece di scriverne degli altri?
No, grazie.
Trovare intelligente un imbecille? Essere angosciato dai giornali e vivere nella speranza di vedere il mio nome apparire sulle riviste letterarie?
No, grazie.
Vivere di calcolo, ansia, paura? Anteporre i doveri mondani alla poesia, scrivere suppliche, farmi presentare?
No, grazie. Grazie, grazie, grazie, no!
Ma invece… cantare, ridere, sognare, essere indipendente, libero, guardare in faccia la gente e parlare come mi pare, mettermi – se ne ho voglia – il cappello di traverso, battermi per un sì per un no o fare un verso!
Lavorare senza curarsi della gloria e della fortuna alla cronaca di un viaggio cui si pensa da tempo, magari nella luna!
Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te!
Appagarsi soltanto dei frutti, dei fiori e delle foglie che si sono colte nel proprio giardino con le proprie stesse mani!
Poi, se per caso ti arriva anche il successo, non dovere nulla a Cesare, prendere tutto il merito per te solo e, disprezzando l’edera, salire – anche senza essere né una quercia né un tiglio- salire, magari poco, ma salire da solo!

 

Viva la Bulgaria!!!!

Sono iniziati i congressi di sezione. Da bravo esponente della minoranza di Angius me li sto girando tutti. L’altra sera mi capita di andare a quello di una piccola sezione nella parte nord della nostra provincia. Il congresso si tiene in una casa sperduta in aperta campagna. Se non avessi il navigatore la starei ancora cercando.
Arrivo. Bella casa colonica, non c’è che dire. Entro. Un enorme camino scalda la stanza. Appesa sulla parete c’è una parananza (termine dialettale che indica un grembiule da cucina) con su scritto: “Grande uomo con montagna cerca donna con foresta”. Non riesco a capire se si tratta di un vecchio proverbio indiano o di una poesia di Sgabanaza.
Saluto. Mi siedo e capisco subito sia clima che il risultato. Il rappresentante della mozione Fassino è un alto rappresentante del Comune mentre il garante è il segretario comunale del Partito. La fama di indomiti camellatori li precede. Guardo con compassione i due rappresentanti della Mussi, conto i presenti e mi avvicino al segretario comunale.
Io:”Per me finisce 11 a 0 per la mozione Fassino”
Lui: “Ma no dai che prendi qualche voto anche te”
Iniziamo. Tocca al rappresentante della mozione Fassino. Silenzio di tomba. Dura in tutto venti minuti, con il suddetto segretario in religiosa contemplazione. Finisce e tocca al rappresentante della Mussi. Subito il clima cambia. Il segretario incomincia a sbadigliare rumorosamente. Contemporaneamente il padrone di casa si alza e incomincia a carreggiare degli enormi tronchi di quercia e li butta sul camino. Poi, non essendo soddisfatto, incomincia a ravanare nel fuoco con un enorme badile, coprendo il tentativo del rappresentante della minoranza di spiegare le sue ragioni. Tocca a me. Silenzio discreto. Sarà forse perché il segretario mi ha ben presentato agli ospiti. Finisco e apriamo il dibattito. Il più bello fa così:
“Io prima di iniziare il congresso avrei votato la mozione Angius (la mia, n.d.r.) ma poi durante il dibattito mi sono convinto che bisogna votare la mozione Fassino perché dobbiamo rafforzare il nostro segretario.” Mi domando se involontariamente non ho detto qualche bestialità. Il giorno dopo mi tranquillizzano dicendomi che è una tattica congressuale.
Tocca al padrone di casa sfinito dal ruolo di fuochista della serata. Fa un intervento in dialetto stretto del luogo, ovviamente pro Fassino. Si aprono le votazioni. Nel frattempo viene da me il rappresentante della Fassino e mi dice: “Sei stato bravo, un bel intervento. Avrei votato anche io la mozione Angius ma, sai, il ruolo mi impone di stare con la maggioranza.” Io:”No, no hai fatto bene perché, lo capisco che il ruolo è importante…”
Risultato della votazione: 11 favorevoli per la mozioni Fassino, zero tutti gli altri. Mi avvicino al segretario:”Hai visto che avevo ragione?” Lui sorride compiaciuto. Dentro di me grido:”VIVA LA BULGARIA”. Prendo su la mia roba e vado a casa. Per fortuna che fuori ci sono le stelle.