Chi c’è dietro???

Da noi funziona così: se io dico “Oggi il cielo è blu” la risposta non è: “Ma non è vero, non vedi che è grigio”. No, la risposta è: “Ma chi gli ha detto di dire così?” E’ la famosa teoria del Chi c’è dietro: non è importante ciò che si dice ma capire chi te lo fa dire. Il gioco è, tra l’altro, abbastanza divertente perché sviluppa il pensiero laterale: troppo facile stabilire subito una connessione, meglio vagliare ipotesi strane.
Ovviamente è capitato anche a me, nonostante avessi preso precauzioni. Pochi giorni dopo avere annunciato la mia candidatura ho la sciagurata idea di partecipare a un aperitivo con qualche ex politico locale in disarmo e un po’ vintage, in animo, secondo alcuni, di consumare qualche vendetta politica personale. Le rane dalle bocche larghe ci sono dappertutto e la notizia fa il giro. Il giorno dopo sul giornale c’è scritto che io sono l’uomo di L.
La storia dell’uomo di L. dura un giorno perché poi si scopre che non è più iscritto. Allora divento l’uomo di B. visto che c’era anche lui quel giorno. Per qualcuno, però, potrei essere l’uomo di F.. Dura poco perché si accorgono che sta lavorando ad altro. Per una settimana mi danno come l’uomo di B.. Poi, improvvisamente, divento l’uomo di G. Si viene a sapere, infatti,  che G., con il quale ho comunque un certo dialogo, mi telefona per scambiare due chiacchiere. La voce gira e, siccome potrebbe avere un senso, questa incomincia a prendere piede. Non mi dispiace: da L. a G. passando per B. non è male come carriera!! E poi vogliamo mettere lo stile di G.! Passa una settimana e la mozione di maggioranza presenta il suo candidato. G. mi chiama e mi dice: “Lascia perdere. E’ meglio se trovi un accordo con il candidato della maggioranza”. Io gli rispondo “Me ne frego. Vado avanti”. Il giorno dopo gira la voce che G. mi ha scaricato. Rimango sbigottito: “come fa ad avermi scaricato se non mi ha mai caricato?”.
Vi racconto, allora, come è nata la candidatura. E colpa di F. (non quello sopra ma un altro),  soprannominato Yassin perché è uguale all’ideologo della rivolta palestinese: carrozzina, barba, la  vena che si ingrossa facilmente (gli raccomando sempre di stare attento ai missili). Un pomeriggio mi chiama e mi dice “Ti devi candidare”. Io: “Avrei anche da lavorare”. Lui: “Ti devi candidare”. Io:”Sono d’accordo ma avrei anche da lavorare”. Andiamo avanti per mezz’ora, con lui praticamente inceppato. Chiudo il telefono e torno alle mie cose. Dopo dieci minuti risuona di nuovo. Lui: “Ho chiamato i giornali. Gli ho detto che sei il candidato”. Io: “Grazie”. Grazie di che?
Dopo questa rivelazione mi immagino la faccia di un paio di persone: non ci crederanno che possa esistere qualcuno che è in grado di capire da solo di che colore è il cielo.

 

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