Monthly Archives: febbraio 2007

Dietro a un vetro

Qui dentro c’è TUTTO:

 “Lo so come ti senti. E’ come essere dietro a un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finchè ho capito che l’unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginarti di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti”.

Andrea De Carlo, DUE DI DUE.

La locomotiva

Se uno cresce ascoltando una canzone così, come fa a non diventare di SINISTRA?

“Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
“Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!”

Francesco Guccini, La locomotiva.

 

La poesia

Ve la riporto perché a me è piaciuta molto:

“[...] Amo la poesia perché mi fa amare
e mi dona la vita
E di tutti i fuochi che muoiono in me,
ce n’è uno che brucia come il sole;
può darsi che non illumini la mia vita privata,
i miei rapporti con gli altri,
o il mio contegno con la società,
ma mi dice che la mia anima ha un’ombra

Gregory Corso, da “Scritto la vigilia del mio 32° compleanno”

E’ contenuta in una raccolta di Fernanda Pivano intitolata “Poesia degli ultimi americani”, edita da Feltrinelli che mi sono ritrovato nella mia libreria: l’aveva comprata mio padre allora diciottenne nel 1973.

Chi c’è dietro???

Da noi funziona così: se io dico “Oggi il cielo è blu” la risposta non è: “Ma non è vero, non vedi che è grigio”. No, la risposta è: “Ma chi gli ha detto di dire così?” E’ la famosa teoria del Chi c’è dietro: non è importante ciò che si dice ma capire chi te lo fa dire. Il gioco è, tra l’altro, abbastanza divertente perché sviluppa il pensiero laterale: troppo facile stabilire subito una connessione, meglio vagliare ipotesi strane.
Ovviamente è capitato anche a me, nonostante avessi preso precauzioni. Pochi giorni dopo avere annunciato la mia candidatura ho la sciagurata idea di partecipare a un aperitivo con qualche ex politico locale in disarmo e un po’ vintage, in animo, secondo alcuni, di consumare qualche vendetta politica personale. Le rane dalle bocche larghe ci sono dappertutto e la notizia fa il giro. Il giorno dopo sul giornale c’è scritto che io sono l’uomo di L.
La storia dell’uomo di L. dura un giorno perché poi si scopre che non è più iscritto. Allora divento l’uomo di B. visto che c’era anche lui quel giorno. Per qualcuno, però, potrei essere l’uomo di F.. Dura poco perché si accorgono che sta lavorando ad altro. Per una settimana mi danno come l’uomo di B.. Poi, improvvisamente, divento l’uomo di G. Si viene a sapere, infatti,  che G., con il quale ho comunque un certo dialogo, mi telefona per scambiare due chiacchiere. La voce gira e, siccome potrebbe avere un senso, questa incomincia a prendere piede. Non mi dispiace: da L. a G. passando per B. non è male come carriera!! E poi vogliamo mettere lo stile di G.! Passa una settimana e la mozione di maggioranza presenta il suo candidato. G. mi chiama e mi dice: “Lascia perdere. E’ meglio se trovi un accordo con il candidato della maggioranza”. Io gli rispondo “Me ne frego. Vado avanti”. Il giorno dopo gira la voce che G. mi ha scaricato. Rimango sbigottito: “come fa ad avermi scaricato se non mi ha mai caricato?”.
Vi racconto, allora, come è nata la candidatura. E colpa di F. (non quello sopra ma un altro),  soprannominato Yassin perché è uguale all’ideologo della rivolta palestinese: carrozzina, barba, la  vena che si ingrossa facilmente (gli raccomando sempre di stare attento ai missili). Un pomeriggio mi chiama e mi dice “Ti devi candidare”. Io: “Avrei anche da lavorare”. Lui: “Ti devi candidare”. Io:”Sono d’accordo ma avrei anche da lavorare”. Andiamo avanti per mezz’ora, con lui praticamente inceppato. Chiudo il telefono e torno alle mie cose. Dopo dieci minuti risuona di nuovo. Lui: “Ho chiamato i giornali. Gli ho detto che sei il candidato”. Io: “Grazie”. Grazie di che?
Dopo questa rivelazione mi immagino la faccia di un paio di persone: non ci crederanno che possa esistere qualcuno che è in grado di capire da solo di che colore è il cielo.

 

Armiamoci e partite!!!

“Vai avanti così, sei tutti noi”. E poi ancora “Siamo tutti con te”. Ci mancano le ali di folla e poi mi sento un Gladiatore romano. Queste sono state le reazioni quando ho manifestato l’intenzione di candidarmi come segretario provinciale dei Democratici di Sinistra. Capirete, quindi, che quando mi comunicano che per formalizzare la candidatura servono dieci firme dei membri della Direzione Provinciale la mia reazione sia stata del tipo “Cosa sarà mai! Figurati se non trovo dieci firme!!”.
Piccola digressione didascalica, per i digiuni della politica: la Direzione Provinciale è quel luogo di Eletti (non in senso elettorale ma in senso di Matrix per chi ha visto il film e per chi no guardatelo perché è bello) dove si realizza la democrazia (!) del Partito, composto da circa 110 membri.
Cosa saranno mai, dieci firme!!! Mi procuro la lista dei potenziali firmatari e inizio il tour telefonico.
Chiamo il primo della lista: “Ciao sono Giovanni Benaglia, sai sono candidato dovrei raccogliere dieci firme per presentare la candidatura ecc….Firmi?” Risposta:”Certo, non me lo devi neanche chiedere e non posso pensare che ci sia qualcuno che ti dice di no”. Sempre più gasato penso:”Che culo, alla prima botta.”
Secondo. Stessa storiella “Ciao sono Giovanni Benaglia ecc….”. Risposta:”Ma vedi non lo so perché ho cambiato mozione e per coerenza voto il candidato di quella mozione e quindi firmo anche la sua candidatura. Non ce l’ho con te, anzi sono d’accordo con molte tue idee, però sai la coerenza…”. Io: “Certo, accidenti, se c’è la coerenza di mezzo non ti chiedo niente di più”. Lui:”Perché io, vedi, ti rispetto in quello che dici, sono d’accordo, mi piaci, però io voglio condizionare il candidato segretario che vincerà il congresso…” Penso:”Bene, non mi firma e mi dice che perdo, telefonata sprecata”. Lui continua con un pistolotto di venti minuti su chi siamo, dove andiamo, con chi. Lo ammetto: la mia attenzione è scemata quando mi ha detto che non firmava.
Terzo nome. Questo l’ho incontrato una settimana prima sul Corso d’Augusto e mi ha fatto un sacco di complimenti. Penso che la firma sia abbastanza sicura. Attacco:”Ciao sono Giovanni Benaglia ecc….”. Lui: “Guarda mi prendi in un momento particolare, sono appena tornato da un viaggio”. Io: “Scusami non volevo disturbarti se vuoi ci sentiamo in un altro momento”. Lui:”No ma figurati, non mi disturbi. Soltanto che non so se firmo perché prima devo capire la situazione locale, come stanno le cose, sai così su due piedi sono appena tornato da un viaggio…” Io:”Ma quanto sei stato via”. Lui:”Tre giorni”. Non ho detto altro.
Arrivo al quarto nome sulla lista. E’ un mio fedelissimo della prima ora, quello che in una affollata riunione mi chiese per primo di candidarmi. Mi risollevo: qui vado a botta sicura, la firma è già sul modulo. Attacco diretto senza preamboli:”Mi firmi?”. Lui:”Ah si, per che cosa?”. Io:”Per presentare la candidatura, sai, le firme, tu sei nella Direzione, mi hai chiesto di candidarmi, vieni sempre da me a tutte le ore a chiedermi come va, come non va, ecc…” Risposta di Lui:”Parliamone”. Click. Chiudo fingendo che sia caduta la linea. Bottino della giornata: quattro nomi chiamati, un’ora e mezza di telefonata complessiva, una firma. Arrivare a 10 “Che vuoi che sia mai!!!!”.

Non di sole case si vive

L’avvio del percorso per l’elaborazione del piano strutturale ha un significato politico per la città molto importante, superiore forse al suo stesso valore tecnico e che, per le analisi e le indicazioni necessarie, ci consente di iniziare un dibattito sul futuro della nostra città.
Dibattito che, negli ultimi tempi ormai verte solo sulla quantità di cemento che vogliamo disperdere  sul nostro ridente Comune. Tralascio, perché scontata e già abusata, qualsiasi polemica sulla politica urbanistica degli ultimi anni: prendo da questa solo lo spunto per discutere di quale cemento, a mio avviso, dobbiamo inserire nell’elaborando del piano strutturale. Ovviamente c’è anche dell’altro: la tutela dell’ambiente, la qualità della vita, lo sviluppo sostenibile. In questa sede, però, analizzo solo la questione dello sviluppo edilizio. Continue reading

Lettera aperta al segretario provinciale dei Ds

Caro Riziero,
se le parole hanno un peso, e per me ce l’hanno, occorre saperle usare nel modo più appropriato perché alla fine, sembrerà strano, rimangono.
Alle tue affermazioni, al di là del tentativo di delegittimazione che hai compiuto, rispondo che siamo sempre stati  informati e consapevoli di ciò che abbiamo detto e di ciò che abbiamo fatto. Continue reading